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Caro professore

Caro professor Mario Monti,
scrivo questa lettera come un bambino scriverebbe al suo supereroe preferito che viene a salvarlo da un pericolo imminente. Si, perché lei è arrivato all’improvviso come Batman rispondendo al segnale d’allarme lanciato nella notte oscura dal sindaco di Gotham City, il presidente Napolitano. E’ venuto dal cielo a liberarci dal famigerato ed oramai ridicolo Jolly Joker, quel presidente del consiglio che oramai ne aveva fatte di tutti i colori (e già questo giustifica l’onoreficenza di senatore a vita) e magari riesce a liberarci anche di un certo ministro del Tesoro, che con i suoi atteggiamenti un po’ doppia faccia, sembrava una volta serio e subito dopo viziato e capriccioso come quei bambinetti che volevano dettare le regole del gioco solo perché portavano il loro pallone. Anche se il Tesoro che gestiva era il nostro e non il suo.
Solo per questo, caro professore, meriterebbe un monumento, eppure c’è un grande timore che tutti noi viviamo, perché questa crisi fa paura ma se nessun partito ha il coraggio di metterci la faccia ed assumersi la responsabilità politica di guidarci verso lidi più sicuri ben venga il suo arrivo.
C’è però una paura che neanche il suo arrivo può fugare. Abbiamo tutti un pò l’idea che con la scusa della crisi, quelle decisioni urgenti ed improrogabili richiamate dal presidente Napolitano vengano fatte pagare solo a noi poveri cittadini, che troppe volte siamo finiti cornuti e mazziati.
Caro professor Monti, le dirò la verità, lei non è il mio supereroe preferito. Ci dicono che lei è un tecnico, un uomo di esperienza, che capisce di economia e finanza, ci dicono che è un uomo serio, dallo stile di vita impeccabile, che non è corrotto dai vizi e dagli agi che il benessere economico può portare a tentazione. E questo è bene. Ci dicono che non è un politico, infatti non ha un partito, ma uno che ha fatto il presidente della Commissione Europea, che ha lavorato per la costruzione dell’Europa unita, che si è occupato quindi del futuro delle nostre vite, forse un po’ politico lo è. Sappiamo che frequenta quelle riunioni di politici, imprenditori, banchieri, giornalisti, che ogni tanto fate a porte chiuse (riunioni pubbliche perché lo sanno tutti quando vi vedete, segrete perché non si sa mai cosa vi dite), riunioni in cui immagino parliate di cosa succede e forse di cosa deve succedere nel mondo, e siccome in questo mondo ci siamo anche noi comuni mortali, forse un po’ politico lo è anche lei.
Di certo però lei è uno che sa molto bene come vanno le cose, e quindi saprà bene che l’Italia potrebbe andare molto meglio se si rompessero tutti i privilegi di casta non solo dei politici, ma anche degli imprenditori, dei banchieri, dei professionisti, ecc. Sa bene che l’Italia potrebbe andare molto meglio se si desse più spazio a quel patrimonio di cultura, di conoscenza, di valori che tante brave persone hanno, se solo ci fosse meno burocrazia, poche regole semplici da capire e da rispettare, colpendo con certezza e fermezza chi non le rispetta.
Lei conosce bene l’Europa e le sue regole, e quindi sa bene (anche se molte persone non lo sanno) che noi stiamo trasferendo la nostra sovranità popolare all’Unione Europea, ma sa anche che questa Europa è nata male e cresciuta peggio, è una Europa che non è solidale che chiede a noi il pareggio di bilancio nel 2013 ed ai francesi che hanno un deficit maggiore ed un debito non tanto più piccolo il pareggio nel 2016, dove alcuni cercano di contare più degli altri senza neanche averne titoli e meriti (vedi la Francia), è un Europa che ha spinto tanti paesi (tipo la Grecia) ad indebitarsi esageratamente prestando soldi in maniera scriteriata a bassi tassi senza preoccuparsi se chi li riceveva li usava bene o male, è un’Europa nata sull’unità monetaria senza l’unità politica e di popolo, è un’Europa che non ha ricette valide per superare la crisi, un’Europa regolamentata da un Trattato di Lisbona che non è democratico, che  praticamente non è stato letto da nessuno, che dà troppi poteri a pochi, e pochi poteri al popolo, che dà troppi poteri ad una Banca Centrale che di fatto è istituzione privata che manda raccomandazioni non pubbliche (quindi segrete) agli stati ma non può essere influenzata da nessuna istituzione politica pubblica (cosa che conferma il suo status di istituzione privata).
Lei sa molto bene, per le sue frequentazioni, che tutto ciò che dicono vada fatto per fare uscire il paese dalla crisi è già stato scritto e deciso in altre sedi già da mesi, e quindi mi domando: serviva un “tecnico” della sua levatura per eseguire un compitino già scritto da altri (magari con la sua partecipazione) in altre sedi? Ci sarebbero altre domande a cui dare risposta, ma è inutile parlarne adesso, vedremo presto ora che è entrato in campo, che maglia vorrà indossare, capiremo subito se vestirà la maglia di rappresentante del popolo e se lavorerà veramente per il bene comune oppure come molti dicono se completerà l’opera di trasferimento della sovranità popolare a vantaggio di quei poteri forti che tengono i cordoni della finanza e quindi del potere vero. Lo capiremo specialmente se avrà la forza e il coraggio di chiedere di cambiare le regole del gioco non tanto qui in Italia (esercizio oramai inutile vista la nostra partecipazione all’Unione Europea) ma specialmente a Bruxelles ed a Francoforte, per cambiare i trattati europei esistenti prima che l’Europa imploda su se stessa, schiacciata da una struttura assurda che non può reggere ancora a lungo. Lo sviluppo imminente della crisi che colpirà la Francia che non potrà più nascondere le sue magagne dietro alle risatine del caro Sarkozy (ride bene chi ride ultimo) e che potrebbe colpire anche la Germania, potrebbe spingere tutti a rivedere i piani, potrebbe essere l’occasione in cui tutti si potrebbero mettere seduti attorno al tavolo a costruire l’Unione Europea vera azzerando tutti i giochi di potere e lavorando veramente per il bene comune, potrebbe tra l’altro farlo legittimato anche dal ruolo di guida di un paese importante quale è il nostro.
Se così fosse altro che senatore a vita, avrebbe la stima e la fiducia del paese a vita. Se invece così non sarà io personalmente tornerò a sognare il mio supereroe, Tex Willer, l’incorruttibile, l’invincibile, l’uomo bianco amico degli indiani (perché se la realtà è questa meglio rifugiarsi nella fantasia), ma si ricordi caro professore che come cantava Rita Pavone “il popolo affamato fa la rivoluzion…”, senza sconti neanche per gli ultimi arrivati.
Cordiali saluti

 

Gianni Di Noia