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Noi abbiamo il paracadute e tu no..!!

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  • Noi abbiamo il paracadute e tu no..!!

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2011

2011

Crisi irlandese. 3° parte

Continua il racconto horror di questa crisi.

I fatti rilevanti di questi ultimi giorni sono quelli riguardanti le rivolte nordafricane, le elezioni irlandesi e le tensioni su titoli di stato e banche europee.

Le tensioni nordafricane hanno creato timori circa le forniture di gas e petrolio ai paesi europei, tensioni mitigate dal fatto che l’Arabia Saudita si è detta pronta ad aumentare la capacità estrattiva di petrolio per sopperire ad eventuali interruzioni di forniture libiche. Nonostante questo il petrolio è salito notevolmente.

In Irlanda come era prevedibile (vedi articolo “Crisi irlandese: seconda parte” del 25 febbraio) le elezioni sono state vinte dal partito Finn Gael, il nuovo primo ministro Enda Kenny ha già detto che chiederà all’Unione Europea di rivedere le condizioni degli aiuti ricevuti, per abbassare il tasso d’interesse che l’Irlanda è costretta a pagare.

Per quanto riguarda i titoli di stato europei, in questi giorni sono ricominciate le tensioni sui titoli di Grecia, Portogallo, Spagna e un po’ anche sui titoli italiani, le aste dei titoli portoghesi hanno visto salire i rendimenti di quasi due punti percentuali rispetto alle precedenti, chiaro segnale di un rischio paese più alto. Moody’s inoltre ha tagliato il rating della Spagna e stessa sorte è toccata a 6 banche greche.

Cosa potrebbe aver provocato un peggioramento così repentino delle valutazioni di questi paesi rispetto a qualche tempo fa? La crisi libica? Forse, comunque una causa esterna. Ma in Grecia, Portogallo, Spagna Italia non è successo nulla che possa far pensare che il loro stato di crisi sia peggiorato rispetto a prima.

Proviamo a dare una risposta analizzando meglio alcuni dati e collegandoli tra loro.

Il prezzo del petrolio è salito molto negli ultimi giorni ma comunque era in un trend di rialzo già da 2-3 anni. Oltretutto l’andamento dell’Euro ne ha in parte mitigato gli effetti. Rispetto al luglio 2008 dove ad esempio il Crude Oil aveva raggiunto (calcolato in Euro) il prezzo massimo di 92,59 €, oggi lo stesso Crude Oil calcolato in Euro costa 75,97 €, un buon 19% in meno. Bene, come mai allora il prezzo medio della benzina (fonte:www.prezzibenzina.it) è passato dall’1,550 del 14 luglio 2008 all’1,567 di oggi? Il petrolio costa meno e la benzina costa di più!!! Speculazione direte voi, ma in realtà la maggior parte del costo della benzina lo incassa lo Stato per tasse, il che significa che lo Stato sta aumentando le entrate fiscali e questo fa bene alle casse statali. E allora perché i mercati sono più preoccupati per la tenuta del debito pubblico?

Azzardiamo una risposta? Il rialzo delle materie prime (non solo il petrolio ma anche grano, cotone, rame, ecc.) sta facendo salire l’inflazione. La Banca Centrale interverrà ad aumentare i tassi d’interesse nella speranza che aumentando il costo del denaro, si fa circolare meno liquidità e si tiene sotto controllo l’inflazione. Se però sale il costo del denaro si frena la crescita dell’economia e si aumenta il costo che gli stati devono pagare per finanziare il loro debito. Fin qui la teoria economica. Ma in pratica, in tutta Europa le economie sono ferme, solo la Germania va meglio delle altre, il pericolo inflazione c’è solo in Germania, mentre il rialzo dei tassi d’interesse creerà problemi alla crescita economica in tutto il resto d’Europa. Senza contare che il rialzo del prezzo delle materie prime è in questo caso essenzialmente speculativo (dovuto ai mercati finanziari) non è certo dovuto ad un aumento della richiesta.

Ecco perché sono aumentati i timori sul debito dei cosiddetti PIIGS. La BCE poi ha solo annunciato che aumenterà i tassi, ma i danni per i paesi deboli si sono già materializzati. Se le cose stanno così, la speculazione chi la starebbe facendo, i mercati finanziari o la BCE?

A questo punto pongo un quesito che riguarda anche il sindacato come istituzione di tutela dei lavoratori. Per calmierare il rialzo del prezzo della benzina lo Stato potrebbe intervenire introducendo una aliquota Iva che diminuisce in caso di aumento del prezzo e aumenta in caso di discesa del prezzo. In questo modo lo Stato manterrebbe costante l’entrata fiscale prevista evitando di addossare il peso alle famiglie ed alle imprese. Ha senso continuare a fare battaglie e lotte sindacali per ottenere aumenti salariali che anche se ottenuti sono vanificati dagli aumenti “invisibili” di tasse tipo aumento del prezzo della benzina? Non sarà il caso di introdurre forme di lotte volte alla tutela del potere d’acquisto reale delle famiglie?

Gianni Di Noia

Crisi irlandese. 2° parte

Ci eravamo lasciati a novembre parlando della crisi irlandese, analizzando i comportamenti del governo irlandese, dell’Unione Europea, degli speculatori e proponendo un parallelismo con la situazione degli altri paesi europei compreso il nostro, l’Italia.

A distanza di quasi tre mesi siamo tutti impegnati a seguire la drammatica situazione nordafricana con stupore e sorpresa. Infatti a furia di parlare di debito pubblico, speculazione, oro, euro/dollaro, ecc… non si è dato ascolto ai ripetuti allarmi lanciati da Fao ed altre organizzazioni internazionali circa l’effetto che l’aumento del prezzo dei generi alimentari avrebbe provocato nei paesi in via di sviluppo.

Tutti a dire che quanto sta accadendo era imprevedibile, dissero lo stesso della crisi del 2007. Eppure alcuni economisti avevano lanciato segnali d’allarme in anticipo, alcuni gestori di fondi internazionali avevano previsto la crescita dei prezzi sui mercati mondiali consigliando di investire su certi mercati. Ieri cassandre oggi profeti? Purtroppo siamo forse abituati a vedere solo ciò su cui i media decidono di accendere i riflettori, ma la realtà esiste anche laddove la luce è spenta.

Oggi mentre tutte i fari sono puntati sul Nordafrica, provo ad accendere una lampadina su di una situazione a noi più vicina: ancora l’Irlanda, dove si svolgono oggi le elezioni anticipate causate dalle proteste popolari che addossavano al governo le colpe della crisi del paese ed esplose dopo l’accettazione del piano di aiuti di Fondo Monetario Internazionale ed Unione Europea. “Strana gratitudine” di un popolo che vorrebbe rifiutare gli aiuti internazionali e mandare a casa quei politici che prima hanno lasciato scoppiare la crisi e poi hanno trovato soluzioni che “chissà perché” la gente proprio non vuol capire: taglio della spesa pubblica ed aumento delle tasse.

Perché sono importanti queste elezioni? Per tanti motivi. Se il risultato delle elezioni portasse ad un cambio del partito al governo, avremmo un esempio di una popolazione che chiede conto ai suoi governanti degli errori commessi, segno di un popolo civile. Se il nuovo governo volesse rinegoziare o addirittura rifiutare gli aiuti internazionali, sarebbe un segnale importantissimo: se un piano di aiuti per un paese piccolo come l’Irlanda fosse rifiutato dalla popolazione figuriamoci cosa potrebbe succedere per piani più pesanti per paesi come Spagna e Italia. Probabilmente tutto il piano di stabilità europea andrebbe rivisto. Potrebbe inserirsi il concetto che il costo del salvataggio delle banche e dei mercati non può essere solo a carico delle nazioni. A questo riguardo pochi forse sanno che qualche giorno fa il governo danese ha nazionalizzato una piccola banca solo dopo il suo fallimento, in pratica ha garantito i depositi bancari solo fino a 100.000 €, chi aveva soldi in più li ha persi.

Tutto questo riguarda noi anche perché l’esempio irlandese ci dice che le politiche internazionali (e ancor prima quelle nazionali) devono essere al servizio della popolazione che non può pagare sempre e soltanto le colpe altrui. E se un popolo civile si sente colpito dagli aiuti invece che sostenuto, ha la possibilità di esprimere democraticamente il suo dissenso e far esercitare la volontà popolare a coloro che hanno delegato a rappresentarli nelle sedi istituzionali. Se la popolazione esprimerà invece approvazione a quanto finora svolto dal governo sarà comunque un segno di civiltà.

Cosa accadrà in un futuro prossimo, molto prossimo, negli altri civilissimi paesi occidentali colpiti dalla crisi? Un popolo che non reagisca in alcun modo a questo stato di crisi esprimerebbe una civiltà morta, incancrenita. Un popolo che non trovasse espressione democratica alle sue giuste aspirazioni, rischierebbe prima o poi di sfogare le sue proteste in maniera violenta. Sta già succedendo e non parlo del nordafrica tribale, quanto per esempio della Grecia, a noi certamente più vicina geograficamente e culturalmente, sempre sotto le luci dimesse e soffuse dell’informazione.

A tutto ciò avremo presto risposta, entro aprile l’Unione Europea dovrà definire i criteri e i piani di rientro del debito pubblico dei singoli paesi nei parametri di Maastricht e le relative sanzioni.

Staremo a vedere

Gianni Di Noia

La crisi

Da tempo sentiamo parlare della crisi, molti la stanno sentendo anche sulla loro pelle. Alcuni dicono che sta finendo, altri dicono che il peggio deve ancora venire. Chi avrà ragione? Ma specialmente quali sono le cause di questa crisi? La speculazione? L’Euro? Le banche? Perché se si capissero le cause di questa crisi si troverebbero anche i rimedi per superarla.

Proviamo a mettere un po’ di ordine. La crisi c’è. Ce l’hanno detto i capi di governo del G20 (il gruppo dei 20 paesi più industrializzati) che si sono riuniti a Toronto in Canada per decidere iniziative comuni. Ce lo dicono i mercati: tassi d’interesse ai minimi storici, mercati azionari in ribasso, euro in forte ribasso, oro e argento in rialzo. Ce lo dicono i dati macroeconomici: i debiti pubblici e i deficit degli stati sono altissimi ed in crescita, mentre il Pil (Prodotto Interno Lordo) è in crescita ma troppo leggera. Quasi tutti i fattori presentati sono negativi e rappresentano lo stato di crisi attuale, ma non lo spiegano.

Proviamo allora a tornare indietro di qualche anno. La crisi “sarebbe” ufficialmente scoppiata nel 2007, quando i tassi d’interesse erano saliti violentemente, causando una crisi di liquidità per i debitori (aumento delle rate di pagamento dei mutui e dei finanziamenti), le due conseguenze principali sono state: l’aumento delle insolvenze (non ce la faccio più a pagare) con inevitabile crisi del sistema bancario (fallimento della Lehman Brothers in USA, della Northern Bank in GB) e forte calo dei consumi (se pago di più per le rate mi rimangono pochi soldi per le spese giornaliere) con inevitabile calo del fatturato per le aziende.

I governi sono intervenuti con importanti capitali destinati al salvataggio del sistema finanziario (nazionalizzazione o finanziamento di istituti bancari e assicurativi) e al sostegno dell’occupazione e delle aziende. Questi interventi hanno fatto aumentare pesantemente i deficit e i debiti pubblici dei singoli stati. I mercati si sono tranquillizzati e con l’afflusso di nuovi capitali sono tornati a crescere nel 2009. I capitali forniti al sistema finanziario non sono però arrivati al sistema produttivo che si finanzia tradizionalmente da quello bancario, accentuando il peso della crisi per le aziende, per i lavoratori e per le famiglie. In pratica i mercati si sono ripresi ma le economie no.

In un quadro di debolezza generale si sono quindi inseriti gli speculatori che hanno attaccato gli stati più deboli, prima la Grecia, poi Portogallo, Spagna, Italia…

Gli stati a questo punto hanno cercato di mettere sotto controllo i mercati, di bloccare le speculazioni, dando l’idea che la crisi fosse prevalentemente colpa degli speculatori cattivi.

Situazioni simili si sono verificate ciclicamente in passato, a volte con piccoli dettagli diversi ma con risultati simili. Fasi di grande crescita seguite da fasi di grande crisi.

A questo punto una domanda nasce spontanea: ma se per l’ennesima volta mi viene la febbre perché vado sempre in giro scoperto mentre fuori nevica, la colpa è della neve che cade o mia che non mi copro mai?

Se è vero che l’esperienza insegna, per esempio sarebbe già efficace affacciarsi alla finestra prima di uscire per vedere che tempo fa. Diciamo che in questo momento fuori dalla finestra sta già piovendo, guardando i nuvoloni bisognerebbe cercare di capire se sarà pioggia passeggera o grandinata…

C’è chi prevede il peggioramento del tempo perché gli fanno male le ossa, io vorrei cercare di analizzare le cause di questa ennesima crisi in modo più analitico.

1° considerazione: il nostro sistema economico è sempre stato basato sul debito!

Significa che se uno stato vuole fare degli investimenti per far sviluppare il paese, si indebita emettendo titoli di stato; se una azienda vuole investire in un progetto, si finanzia con i soldi dei proprietari o con soci azionisti oppure si indebita con degli investitori (obbligazioni) o con una banca; se un privato vuole comprare una macchina o una casa o la compra con i soldi che ha oppure si indebita con una finanziaria o con una banca; una banca a sua volta raccoglie soldi dai correntisti per prestarli poi ad altri privati o ad aziende, ma se non basta chiede soldi in prestito ad un’altra banca o alla banca centrale. In questo modo si crea denaro e lo si fa circolare.

2° considerazione: chi presta i soldi (creditore) è sempre più ricco, chi se li fa prestare (debitore) è spesso più povero.

Infatti subito dopo aver ricevuto soldi in prestito tutti si sentono più ricchi, mentre sono potenzialmente più poveri perché il prestito ricevuto lo devi restituire con gli interessi. E se i redditi sono superiori agli interessi, si rimborsa il debito e si sta tranquilli, ma se i redditi sono inferiori agli interessi, i soldi prima o poi finiscono e ti rimane solo il debito.

Il debito lo puoi spostare in là nel tempo facendo nuovo debito, ma così non risolvi il problema, anzi lo accresci. Il debito lo puoi eliminare rimborsandolo, ma devi averci soldi veri. Gli stati in passato lo avevano ridotto svalutando la moneta specialmente quando il debito lo avevi con un altro stato.

3° considerazione: i mercati finanziari fanno una selezione naturale (ma spietata) di buoni e cattivi creditori e debitori.

I mercati finanziari consentono la vita di questo sistema perché banconote, azioni, obbligazioni, titoli di stato ed altri strumenti sono essenzialmente soldi prestati (quindi debito) da un soggetto ad un altro, e per avere valore devono poter circolare, poter trasferirsi da un soggetto ad un altro a seconda delle necessità.

Oggi il livello di indebitamento è al limite massimo per tutti i soggetti (stati, famiglie, aziende, banche), abbiamo tutti un reddito inferiore agli interessi che paghiamo, e sul mercato gli operatori spostano i soldi al sicuro, cercando di liberarsi dei “debiti” rischiosi alla ricerca di “debiti” più sicuri.

Conclusione: credo sia evidente che le cause della crisi siano antecedenti al 2007, questo è un sistema economico basato sul debito che dopo tanti anni sta mostrando i suoi limiti. Il mercato sta solo rendendo evidente una situazione per troppo tempo sottovalutata.

Il sistema ciclicamente ha bisogno di una crisi per rimettere alcune cose a posto, alcuni soggetti si rafforzano ed altri si impoveriscono. Il sistema spietatamente fa pulizia dei cattivi debitori e dei cattivi creditori. La storia lo insegna, è già successo e così continuerà a succedere.

COSA ACCADRA’?

Domanda da un miliardo di dollari!

Gli stati, le aziende, le banche troppo indebitate devono per forza ridurre il loro indebitamento. Ma in che modo?

Le strade possibili sono:

– sicuramente piani di riduzione della spesa (spesa pensionistica, stipendi pubblici, sanità, ecc…)

– il rifinanziamento del debito diluito su scadenze più lunghe,

– il default (fallimento) parziale o totale

– la svalutazione della valuta (per i paesi che possono farla).

In ogni caso solo le banche centrali hanno oramai la capacità di intervenire per salvare il sistema. Probabilmente gli interventi arriveranno solo quando non si potrà più farne a meno, preceduti da speculazioni non solo sulle borse ma specialmente su titoli di stato e valute. La volatilità (oscillazione del valore di un titolo rispetto all’andamento medio) sarà alta. Insomma SI BALLA!

In ogni caso l’opera di pulizia sarà lunga e travagliata, e gli effetti saranno evidenti per tutti i cittadini in tanti aspetti della vita quotidiana che richiederanno un cambiamento dei nostri stili di vita.

Gianni Di Noia

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