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E se...

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E se una importante banca americana avesse grosse perdite accumulate su derivati finanziari? E se...

Noi abbiamo il paracadute e tu no..!!

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    Venerdì, 09 Gennaio 2015 19:03
  • Noi abbiamo il paracadute e tu no..!!

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    Sabato, 07 Febbraio 2015 19:05
  • Il destino del parco buoi

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  • Una situazione dracmatica

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    Sabato, 13 Giugno 2015 07:11

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2012

Quotiamo i politici in borsa!

Stavo recentemente riflettendo sullo spettacolo che politica e informazione ci presenta quotidianamente.

L’assurdità della situazione è abbastanza evidente, ma ciò che mi sorprende ancora di più è la reazione della gente normale di fronte alle notizie che arrivano, tutti imbambolati di fronte al grande totem Berlusconi.

Come un grande pifferaio magico porta tutti al massacro, favorevoli e oppositori, tutti accomunati dalla comune incapacità di riflettere. A volte mi trovo a pensare cosa sarà l’Italia senza Berlusconi. Sarà molto dura ricominciare a pensare…

Intanto le ultime settimane ci hanno regalato il grande spettacolo delle primarie del Partito Democratico, grande esercizio di democrazia popolare che ha stabilito chi si candiderà a governare il paese. Non ci hanno detto cosa intendono fare veramente per uscire dalla crisi, ma almeno il candidato c’è, la gente ha partecipato, tutti contenti. Viva Bersani.

A destra invece il grande spettacolo sono state le primarie del Polo delle Libertà, o meglio le mancate primarie. Sorvoliamo sull’esercizio di democrazia dimostrato, ci sarebbe però da riflettere sul significato della parola Libertà che dà il nome al partito, e siccome sono ignorante mi aiuto con l’enciclopedia Treccani: LIBERTA’: la facoltà di pensare, di operare, di scegliere a proprio talento, in modo autonomo. Infatti, posti di fronte alla possibilità di scegliere un candidato per il futuro governo, hanno finito per non-scegliere il ritorno di Berlusconi. Che il livello dei 12-13 candidati non fosse elevatissimo si capiva dai nomi presenti, però…

Ma qualcosa ha turbato il tranquillo tran tran della politica italiana (almeno quello di ventennale memoria): all’annuncio del ritorno di Berlusconi in campo, urla di terrore si levavano da destra a sinistra, richiami alla temuta realizzazione delle profezie Maya, con il presidente Napolitano che preoccupatissimo annunciava l’imminente crollo dei mercati. Ora, considerato che è già difficile andare avanti così, se poi ci si mette anche il Presidente della Repubblica a rubarti il ruolo di catastrofista, l’impresa diventa veramente impossibile.

Fatto sta che il lunedì mattina, i mercati crollano, con un bel -3,60% a metà giornata, lo spread che risale pericolosamente. Segnale chiaro, previsioni azzeccate, (complimenti Presidente). La candidatura Berlusconi è già bocciata. Ci sarebbe da discutere sul fatto che la borsa nei giorni successivi è tornata immediatamente brillantemente positiva con lo spread nuovamente in discesa, quando ecco che alla riunione dei popolari europei a Bruxelles arriva per acclamazione l’invocazione alla candidatura di Monti alla guida del paese anche per la prossima legislatura, un Monti magicamente apparso a Bruxelles con un tempismo che neanche la Madonna di Medjugore. “L’Europa vuole Mario Monti” gridano tutti da destra a sinistra.

Qualcuno dice che la notte bisognerebbe dormire invece di stare a pensare, ma di fatto mi è venuta in mente un’idea: perchè non quotiamo i politici in borsa? Seriamente, pensateci, perchè votare un politico o l’altro se sai che poi i mercati finanziari potrebbero esprimere il loro dissenso scatenando la crisi sulle borse? Senza considerare che la crisi dei mercati la paghiamo noi con l’aumento delle tasse, i posti di lavoro, ecc.

Pensate che bello. Prima delle elezioni, guardi il grafico di borsa e pensi, il partito X sta guadagnando il 10% da inizio anno, il partito Y sta perdendo il 15%. Io voto il partito X, così i mercati salgono e l’economia andrà meglio. Semplice vero?

Anzi, a pensarci bene, se la pensiamo bene potremmo anche evitare direttamente di sorbirci quella noia di primarie prima ed elezioni poi!

Forse ho pensato troppo? Me ne torno a dormire va…

Buonanotte!

Gianni Di Noia

Viva l’America!

Non sarò veloce come un twitter ma questa volta sarò più breve del solito.

Ha vinto Obama, viva l’America. Se avesse vinto Romney, viva l’America lo stesso.

Tutti aspettavano l’elezione del presidente, sembrava che il mondo si fosse fermato in attesa. Adesso tutti a fare festa. Ma c’è un dato che non stanno adeguatamente raccontando.

Il presidente americano viene eletto da un collegio di grandi elettori. Ma le leggi vengono fatte nel Congresso, il parlamento americano, composto di Camera e Senato. Chi ha la maggioranza al Congresso? I repubblicani, ed è anche una maggioranza numerosa. La vittoria di Obama quindi si ridimensiona. Cosa succede adesso?

Ricordate l’agosto dell’anno scorso quando sembrava che gli Usa andassero in default? Successe perché gli Usa avevano raggiunto il limite massimo di debito pubblico, raggiunto il quale per mancanza di soldi vengono automaticamente tagliate delle spese. Allora si raggiunse l’accordo di aumentare il limite del debito pubblico di altri 2.000 miliardi di dollari, dopodichè sarebbero partiti automaticamente dei tagli alla spesa pubblica, il famoso Fiscal Cliff. Tagliare la spesa pubblica significa portare l’economia americana in recessione, così come sta succedendo in Italia e in Europa.

Ora il problema è che il tetto al debito pubblico è stato nuovamente raggiunto (solo in un anno e mezzo contro i due previsti), e questo significa che entro fine mese Obama dovrà trovare un accordo con i repubblicani per decidere se tagliare la spesa pubblica (e su cosa tagliare) oppure aumentare le tasse (e a chi aumentarle).

Se non raggiungono l’accordo sapete cosa può succedere? Avete presente il programma di Carlo Conti quando tra le due parole chiede al concorrente quale sceglie? Immaginate l’abbronzato Carlo dire all’abbronzato Obama: Tasse o Tagli? E subito dopo: Ghigliottina!

Staremo a vedere, ma se nei prossimo giorni i mercati balleranno, Sapete perché!

A presto

Gianni Di Noia

Genio italico: dai furbetti del quartierino… ai furboni!

La storia siamo noi diceva Francesco De Gregori, nessuno si senta escluso… la storia dà torto e dà ragione… ed è per questo che la storia dà i brividi, perchè nessuno la può fermare.

Ed è bello andare a rileggere i fatti col senno di poi. Qualcuno direbbe che è troppo facile, è vero. Fare pronostici è sempre difficile, ma poi si vede chi ha avuto torto e chi ha avuto ragione.

C’era un periodo della mia vita in cui compravo tutti gli anni il numero di Astra di dicembre, quello con l’oroscopo di tutto l’anno, lo mettevo nel cassetto senza leggerlo, poi lo tiravo fuori la sera del capodanno successivo per vedere se ci avevano preso con le previsioni. Giochi di gioventù.

E allora, col mitico senno di poi, andiamo a vedere la storia della Banca Antonveneta. Una banca con un passato niente male, intrighi, fallimenti, fusioni, morti strane, roba da thriller. Fino ad arrivare al 2005. La Popolare di Lodi tenta la scalata all’Antonveneta, l’appoggio di Antonio Fazio per salvare l’italianità della banca, l’intervento della magistratura, Fiorani (amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi) arrestato, Fazio che si dimette, insomma la famosa storia dei FURBETTI DEL QUARTIERINO.

L’Antonveneta finisce nelle mani dell’Abn Amro, colosso bancario olandese, di proprietà della RBS, colosso bancario scozzese (la banca della regina), che quando scoppia la crisi vende l’Antonveneta al Banco Santander, colosso bancario spagnolo. E’ il 2007, sotto la guida di Mario Draghi (nominato al posto di Antonio Fazio governatore della Banca Centrale d’Italia) si conclude una stagione di mega fusioni bancarie, manca tra le grandi banche solo il Monte Paschi di Siena. Che rimedia presto comprando la Banca Antonveneta per un valore di 9 miliardi di Euro dal Banco Santander. Con un aumento di capitale da 6 miliardi di Euro.

Mentre la borsa boccia l’operazione con un -11% il giorno della notizia, imprenditori, politici e commentatori vari, si sbizzarriscono ad elogiare l’operazione che porterà alla nascita del terzo gruppo bancario italiano. I sindacati invece si preoccupano solo che vengano mantenuti i livelli occupazionali. Il titolo MPS in borsa vale 4,18 € (il giorno prima della notizia). L’amministratore delegato è tale Mussari. E’ l’8 novembre 2007.

Oggi il Monte Paschi di Siena è in gravissima crisi, in borsa vale 0,23 € (-94%). La magistratura sta indagando sull’operazione MPS-Antonveneta. Si indaga anche su collegamenti politici poco chiari.

Il suo ex amministratore delegato per premio è stato nominato presidente dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana). L’ex governatore della Banca d’Italia per merito è stato nominato governatore della BCE. Chi esaltava la lungimiranza dell’operazione Antonveneta si candida a guidare il futuro governo italiano. I sindacati dovranno subire i tagli e ridimensionamenti di personale senza possibilità di resistere di fronte alla grave crisi. Che dire: dai furbetti del quartierino ai FURBONI DEL QUARTIERONE.

Con la banca è in discussione e sotto inchiesta tutto un modo di fare politica, finanza, imprenditoria di una città intera che forse è lo specchio di una nazione intera. E’ in discussione anche un certo modo di essere clienti, di cittadini clienti, investitori, utenti che oggi assieme ad una città intera si lamenta e sbraita dopo aver goduto di finanziamenti facili, squadra di calcio in Serie A, squadra di basket pluricampione. Vi siete divertiti finora? Non era il caso di guardare qualche partita in meno e qualche bilancio in più?

Qualcuno potrebbe obiettare che questa crisi è globale, mondiale, planetaria, che non era prevedibile, che col senno di poi…

Tutto giusto, se non fosse che l’8 novembre del 2007 erano passati già 92 giorni, tre mesi dallo scoppio della peggiore crisi dal mitico ’29. Se non fosse che qualche povero imbecille col senno di prima aveva manifestato qualche perplessità sulla “follia” di una operazione finanziaria di quel livello in quel momento.

E non dimenticatevi di seguire la vicenda, perchè sotto elezioni… ne usciranno delle belle.

Oggi il Monte Paschi di Siena vive grazie agli aiuti di stato, qualcuno dice che potrebbe essere nazionalizzato. Le sue obbligazioni sono state giudicate junk bond (spazzatura). Chi ha pensato questa operazione se avesse aspettato qualche mese (visto che la crisi globale delle banche era già iniziata) avrebbe regalato alla città gli stessi successi con una banca ancora in discreta salute. Ma chi aveva pensato a questa operazione è stato premiato con ben più alti incarichi.

Chi invece aveva giudicato folle l’operazione è rimasto un povero imbecille…

Anche la borsa aveva giudicato folle l’operazione. Allora perchè non chiedere a qualche trader di borsa di entrare al governo? Non sia mai, meglio scegliere tra tecnici e politici di provata esperienza.

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso….

PS: ringraziamo comunque la stampa nazionale che sui giornali di questi giorni, per giustificare i protagonisti dell’epoca, posticipa lo scoppio della crisi al settembre 2008 (fallimento Lehman Brothers). Come potevano sapere lor signori che…

A presto

Gianni Di Noia

 

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,

siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.

La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.

La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,

questo rumore che rompe il silenzio,

questo silenzio così duro da masticare.

E poi ti dicono “Tutti sono uguali,

tutti rubano alla stessa maniera”.

Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.

Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,

la storia entra dentro le stanze, le brucia,

la storia dà torto e dà ragione.

La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,

siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.

E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)

quando si tratta di scegliere e di andare,

te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,

che sanno benissimo cosa fare.

Quelli che hanno letto milioni di libri

e quelli che non sanno nemmeno parlare,

ed è per questo che la storia dà i brividi,

perchè nessuno la può fermare.

La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,

siamo noi, bella ciao, che partiamo.

La storia non ha nascondigli,

la storia non passa la mano.

La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

Francesco De Gregori

Anniversario di una crisi Usa pagata dall’Europa

Certe ricorrenze vanno festeggiate, o almeno ricordate, perché a volte ho la sensazione che la nostra memoria sia un po’ corta.

Era il 2 agosto 2011, c’era ancora il governo Berlusconi, la crisi imperversava, lo spread saliva, la Grecia stava per fallire, Gheddafi si difendeva strenuamente nel deserto libico, faceva molto caldo, ma specialmente… gli Stati Uniti stavano per andare in default tecnico.

Sembrava impossibile, in piena crisi del debito europeo, lo stato più potente del mondo rischiava il default. Ma noi avevamo i nostri problemi a cui pensare e tutto sommato l’idea che anche il potentissimo 7° cavalleggeri fosse in difficoltà ci faceva stare un po’ meglio, come dire… mal comune mezzo gaudio.

La legge americana impedisce di aumentare il debito oltre una certa soglia, raggiunta la quale lo stato avrebbe mandato a casa senza stipendio centinaia di migliaia di dipendenti pubblici (quei pochi che lavorano per lo stato americano), avrebbe ritirato i soldati dall’Afghanistan o da chissà dove, insomma un catastrofe. Era già successo poche settimane prima a qualche città americana di andare in default, ma addirittura agli STATI UNITI D’AMERICA… sembrava impossibile.

Ma come nei migliori film americani, la partita giocata fino all’ultimo minuto, in piena suspense, si risolveva con un magico tiro da tre punti all’ultimo secondo: il parlamento americano trovava un accordo per aumentare il debito di altri 2.500 miliardi di dollari e rimandare il problema al 2013, così il caro Obama poteva preparare le prossime elezioni in tutta tranquillità e da allora il problema debito pubblico americano è magicamente sparito dalla circolazione. Non se ne è parlato più. (Il link in basso rimanda all’articolo del Sole 24 Ore del giorno dopo.)

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-08-02/senato-vota-accordo-debito-180422.shtml?uuid=AaXzhDtD

Un anno è passato da quel giorno, ne è passata di acqua sotto i ponti, Berlusconi non è più presidente del consiglio, c’è Super Mario Monti, la crisi continua ad imperversare, lo spread continua a salire perché il nostro debito pubblico continua a salire, la Grecia è stata salvata (o forse no, non si è ancora capito bene) mentre ora è la Spagna che rischia il default, Gheddafi è morto e del popolo libico non si sa più niente (sta meglio? sta peggio? in compenso lo stesso casino sta succedendo in Siria), continua a fare molto caldo, ma in particolare gli Stati Uniti si avvicinano alle elezioni senza l’incubo del default.

C’è qualcosa che non mi quadra, ma come, la crisi è nata negli Stati Uniti 5 anni fa (ricordate i mutui subprime? il fallimento Lehman Brothers?) e adesso sta colpendo solo l’Europa! Com’è possibile?

Come un bravo investigatore, sono andato a cercare un po’ di numeri, e sorpresa delle sorprese cosa ho scoperto?

DEBITO PUBBLICO AMERICANO

(http://www.treasurydirect.gov/NP/NPGateway)

02/08/2011 14.580.704.743.080,97 $ (14.580 miliardi di dollari)

31/07/2012 15.933.234.637.493,55 $ (15.933 miliardi di dollari)

Differenza:

+1.352.529.894.413 $ (+ 1.352 miliardi di dollari)

+9,27% in un anno

Più o meno nello stesso periodo il Pil americano (ricchezza prodotta dal paese) è cresciuto così: (http://www.bea.gov/iTable/iTable.cfm?ReqID=9&step=1)

2° trimestre 2011 15.003,6 miliardi di dollari

2° trimestre 2012 15.595,9 miliardi di dollari

Differenza:

+ 592,3 miliardi di dollari

+ 3,94% in un anno

In parole povere:

– il debito USA cresce tre volte di più del loro Pil

– alla fine del secondo trimestre 2012 il rapporto debito/Pil Usa è al 101% (in rapida crescita)

– nello stesso periodo di tempo il dollaro Usa ha guadagnato sull’Euro il 15%, e adesso tutti scappano dai titoli europei per correre a investire in fondi e titoli in dollari (dopo che i guadagni sono già stati fatti),

… e poi tutti si domandano perché nonostante gli sforzi dei paesi europei la “speculazione” continua ad attaccare i nostri titoli di stato

… e mentre tutti se la prendono con la Merkel, nessuno che sappia dire chi c’è dietro questa stramaledetta speculazione…

… mancano tre mesi alle elezioni “stelle e strisce” di novembre, dopodiché i nodi verranno al pettine americano? O sceglieranno un presidente pelato?

Mi sa che mi toccherà investigare un altro po’…

A presto

Gianni Di Noia

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