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“Bancor”, storia reale di una moneta… virtuale?

Era il luglio del 1944, la seconda guerra mondiale non era ancora terminata, in una ridente cittadina del New Hampshire negli Stati Uniti, Bretton Woods, i rappresentanti economici delle 44 nazioni alleate, si riunirono per definire un ordine monetario internazionale che impedisse di commettere gli stessi errori che furono commessi dopo la prima guerra mondiale. Dopo il 1918 gli stati vincitori imposero sanzioni economiche così pesanti da portare la Germania ad una gravissima crisi, così da generare come risposta popolare un impulso nazionalista di massa che divenne culla degli orrori del nazismo. Ma specialmente si voleva impedire gli errori che portarono negli anni ’30 alla grande depressione successiva alla crisi del 1929.

Questa volta no, non si sarebbero ripetuti gli stessi errori!

A Bretton Woods si definirono subito due diverse linee. La Gran Bretagna era rappresentata dal già allora famoso economista John Maynard Keynes che proponeva un sistema di mercato mondiale dove gli scambi erano regolati da una “banca delle banche centrali”, in grado di emettere una propria moneta virtuale, il “bancor”, il cui valore era calcolato in base ad un paniere di valute (in quel periodo principalmente dollaro e sterlina), una moneta sovrannazionale scambiata liberamente con tutte le valute nazionali. Un sistema di cambi liberi regolamentato da una istituzione che si presupponeva al di sopra delle parti.

Gli Stati Uniti, rappresentati da Harry Dexter White, proponevano un sistema di cambi fissi tra valute garantiti dall’oro, il gold exchange standard, dove la valuta di riferimento era il dollaro. Un sistema che prevedeva anche la creazione di istituzioni quali la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale. Linea resa possibile dal fatto che, a causa del conflitto mondiale, le riserve d’oro di molti paesi erano già al sicuro nei forzieri della Federal Reserve (la banca centrale americana).

Vinse la linea americana. Oltre al nazismo venne superato e vinto il precedente sistema economico dominato dalla sterlina inglese. Ancora una volta prevalse la logica per cui il vincitore detta le regole per dominare sugli altri.

Chissà se ad un vecchio errore si sia risposto con un errore nuovo!

Il nuovo sistema economico, infatti, dapprima mostrò gli effetti benefici, salvo presentare presto anche tutti i suoi limiti. Le nuove istituzioni internazionali finanziavano i paesi in difficoltà con i dollari “stampati” dagli americani. Inevitabilmente la quantità di dollari diventò largamente superiore alle riserve d’oro degli Stati Uniti. Quando agli inizi degli anni ’70 i francesi chiesero agli americani di scambiare i dollari con l’oro delle loro riserve, il presidente Nixon fu costretto nell’agosto 1971 a decretare la non convertibilità del dollaro ed a porre fine unilateralmente a quel sistema monetario. Rimase però il dollaro come moneta di riferimento per gli scambi internazionali.

Senza la copertura dell’oro, gli Stati Uniti, continuarono a creare moneta per finanziare la crescita economica mondiale, alimentando prima l’inflazione degli anni ’70 poi le bolle finanziarie degli anni ’80-’90.

Il sistema era già al limite del collasso quando nel 1999 Bill Clinton abroga il Glass-Steagall Act, un insieme di regole in vigore negli Stati Uniti dal 1933 per limitare gli effetti della speculazione finanziaria dopo la grande crisi del 1929, tra le quali la separazione tra banche d’affari e banche commerciali. Da quel momento la finanza è entrata ancor di più nella vita di tutti i giorni, e la creazione di moneta si è ampliata a dismisura. E in un sistema in cui la moneta creata è moneta di debito (i soldi vengono prestati, non regalati) il debito è cresciuto a livelli insostenibili. Lo scoppio della bolla è stata l’inevitabile conseguenza.

Oggi la situazione è sotto gli occhi di tutti, la finanza internazionale è enormemente più importante dell’economia reale, e la finanza internazionale è prevalentemente “dollari”!

Negli ultimi anni la crescita dell’Euro e dei paesi emergenti ha reso sempre più pressante la richiesta di elaborare un nuovo sistema monetario internazionale. Il progetto originale Keynesiano sembra tornare in auge. Un Bancor calcolato su un paniere ampio di valute garantirebbe un ordine al di sopra delle parti. Ma oggi come nel 1944 sono forti le resistenze al cambiamento di un sistema monetario che seppur fallimentare, come i recenti casi Lehman Brother’s & co. stanno dimostrando, non può essere abbandonato senza l’opposizione di chi fino ad oggi ha esercitato una posizione dominante.

Le proposte alternative ci sono, lo stesso Fondo Monetario Internazionale ha presentato il 13 aprile 2010 il piano strategico Reserve Accumulation and Internacional Monetary Stability. (E’ forse solo un caso che pochi mesi dopo il direttore del FMI, il francese Dominique Strauss-Khan ha dovuto dimettersi dopo lo scoppio di uno scandalo sessuale creato ad arte. Una vicenda umana che pur riferita ad un personaggio non nuovo a fatti di questo tipo, fa riflettere su come, il potere di questi uomini, sia strettamente legato all’incapacità di dominare i loro istinti; bisognerebbe ricordare le parole con cui Platone descriveva il politico: ”Egli doveva essere un uomo disinteressato ai propri interessi, privo di ambizioni economiche e dedito solamente alla cura della Polis”).

I fatti degli ultimi tempi, possono essere letti e forse capiti anche alla luce di questa storia appena raccontata, nella quale fatti molto distanti nel tempo, sono invece molto vicini nella comune radice. Ed ecco perché tutte le varie primavere arabe, rivoluzioni popolari varie, vanno inserite in uno scenario di guerra finanziaria, (che forse dal 1944 non è mai finita), scenario in cui gli attacchi speculativi sui mercati finanziari si mischiano con queste pseudo sommosse popolari. Dove non si capisce il perché un referendum popolare sia considerato illegittimo, mentre la rivolta armata (rivolta finanziata da chi?…. le armi costano) sia da sostenere internazionalmente.

Ci sarebbe da auspicarsi una presa di coscienza collettiva, che parta dalla capacità di riconoscere verità storiche e di cronaca. Questo sembra onestamente alquanto difficile se non addirittura impossibile.

Nella speranza che a questa “guerra finanziaria” si metta fine al più presto attraverso una “pace finanziaria” prima che una guerra vera con missili ed armi veramente distruttive prenda il sopravvento.

Ed alla fine che dire………ai posteri l’ardua sentenza!

Gianni Di Noia e Nazzareno Brunozzi

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2007

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Società

 

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