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Se nun so’ matti nun ce li volemo!

Habemus papa! Il suo nome è Matteo Renzi I!

Evvai, avanti un altro!

Riuscirà il nostro eroe a far uscire l’Italia dalla crisi? Non è un film, è realtà! E spesso la realtà è più affascinante della fantasia. Sta succedendo tutto ed il contrario di tutto. E’ fantastico! Vi immaginate come i libri di storia racconteranno questi tempi tra 50 anni? Proviamo ad immaginare.

“Correva l’anno 2014, il mondo era ancora immerso nella crisi finanziaria iniziata nel 2007. Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone dopo essersi ultra-indebitati per finanziare la ripresa economica cominciavano a vedere i primi segni di ripresa. In Europa le politiche di austerità stavano riequilibrando i conti pubblici ma con una crescita troppo bassa, provocando le proteste delle popolazioni con il conseguente timore della vittoria delle destre antieuropeiste alle elezioni europee di aprile dello stesso anno. La riduzione degli stimoli finanziari da parte della Federal Reserve americana aveva provocato una pesante crisi nei paesi emergenti. Focolai di sommosse erano presenti in Argentina, Venezuela, Brasile, Thailandia, Turchia. In Ucraina la popolazione scese in piazza per cacciare il presidente filo-russo in favore della leader dell’opposizione europeista.

In Italia dopo la complicata esperienza dell’ultimo governo Berlusconi, caduto sotto i colpi dello spread, arriva il governo d’emergenza guidato da Mario Monti per imporre politiche di austerity, proseguite dal governo Letta, dopo la risicata vittoria del PD alle elezioni 2013, col presidente Napolitano chiamato a gestire la crisi ed il fallimento delle candidature di Pierluigi Bersani come premier e di Romano Prodi come presidente della repubblica a causa di dissidi interni al partito vincitore. A cavallo tra il 2013 ed il 2014 mentre il paese faticava ad uscire dalla recessione, un giovane politico fiorentino, dopo una esperienza di sindaco di una importante città come Firenze, conquista rapidamente prima la segreteria del partito democratico e poi la presidenza del consiglio, presentando un coraggioso programma di riforme per rivoluzionare il paese, con un linguaggio chiaro e semplice…”

Riuscirà il nostro eroe a far uscire l’Italia dalla crisi? La domanda è sempre la stessa, la risposta la avremo a breve! Perché di tempo ce n’è poco. Anzi è finito!

Può sembrare difficile comprendere cosa sta succedendo, ma alcuni fatti sono indiscutibili.

E’ un dato di fatto che la situazione a livello mondiale è molto complicata, le borse occidentali sono ai massimi storici, eppure ci sono proteste nelle piazze in molti paesi.

Forse sarebbe saggio domandarsi perché se qualcuno starnutisce a New York, l’influenza la prendono in Thailandia. Ci sarebbe da domandarsi perché ci hanno detto per mesi che in Ucraina tutta la popolazione voleva fuggire dai cattivi russi per entrare nella splendida Europa, salvo scoprire che metà paese è filo-russo ed ora ci ritroviamo nuovamente con i carri armati russi in strada. E’ facile alimentare le rivolte, più difficile è rimettere le cose a posto. In Egitto e Libia, nel silenzio della stampa, non si è risolto niente. La crisi continua, continuano le ribellioni, nuovi ribelli contro vecchi ribelli. E i mercati continuano a guadagnare soldi. E adesso chi tirerà fuori da portafoglio i 35 miliardi che servono per salvare l’Ucraina dal default? L’Unione Europea (cioè anche noi)?

E’ in corso da mesi una guerra valutaria, ed è singolare il fatto che da inizio anno una decina di banchieri internazionali sono stati trovati morti in situazioni misteriose, i cinesi hanno iniziato a vendere titoli di stato americani, ma le borse apparentemente non si preoccupano e toccano nuovi massimi.

In mezzo a questo scenario apocalittico ci siamo noi italiani, che nel 2011 sembrava dovessimo far saltare l’Europa e scatenare una crisi mondiale. Dopo tre anni ci ritroviamo con i conti pubblici un po’ più in ordine, l’economia in recessione cronica, il debito pubblico che continua a salire, la disoccupazione ai massimi storici e noi riusciamo tranquillamente, senza nessuna oscillazione dello spread (che anzi è sceso mentre in altri tempi per molto meno sarebbe schizzato alle stelle), a cambiare il presidente del consiglio. Non un presidente del consiglio qualunque, ma il Lettanipote, quello che aveva partecipato alla riunione romana del gruppo Bildeberg, eletto con la regia di Re Giorgio Napolitano, dopo il pandemonio delle elezioni vinte/perse dal PD, il giaguaro smacchiato, i tradimenti interni al PD contro Prodi e Bersani. Succeduto ad un altro presidente del consiglio particolare, Super Mario Monti, mandato dall’Europa a rimettere i conti pubblici a posto dopo i disastri del “donnaiuolo” Berlusconi. Premier sbeffeggiato a suon di risatine dalla Merkel e da Sarkozy, e tirato giù da cavallo dal rialzo terrificante dello spread!

Che coraggio gli italiani! Ma specialmente che coraggio Renzi!

Strano? Forse, eppure col senno di poi ci sarebbe da puntualizzare alcune cose: vogliamo negare che oggi il paese sta peggio di quando governava Berlusconi? Vogliamo negare che i grandi leader europei Tony Blair ed Hollande non hanno nulla da invidiare a Berlusconi in quanto a bunga bunga? Vogliamo negare che se lo spread è a 190, in parte lo si deve a Monti e a Letta e della coalizione che lo ha sostenuto? Vogliamo negare che se le previsioni di crescita dell’Italia sono la metà delle previsioni di crescita della sconquassata Spagna la colpa è in parte di Monti e Letta e della coalizione che lo ha sostenuto?

E forse proprio qui si spiega quanto sta accadendo!

Il commissario europeo Oli Rehn ha recentemente affermato che il neo ministro dell’economia Padoan sa cosa c’è da fare. In effetti lo sappiamo da un bel po’ di tempo cosa dovevamo fare. Era l’estate 2011 quando la famosa lettera della BCE ci dettava i compiti per casa. Risanare i conti, tagliare la spesa pubblica, fare riforme che rendessero l’economia più dinamica e reattiva. Oggi i conti sono in parte risanati ma nessuna riforma economica è stata portata a termine. Compiti che probabilmente né Monti né Letta hanno saputo fare, e che non sono più rimandabili. Compiti che probabilmente Monti e Letta non hanno saputo fare non tanto per incapacità, ma per mancanza di coraggio. Con tutto il sostegno dei poteri forti europei non sono stati capaci di smantellare i tanti centri di potere che attanagliano il paese in una ragnatela mortale. Perché forse la vera casta non è quella dei politici nazionali, ma della rete di burocrati, funzionari, dirigenti pubblici, ordini professionali e imprenditori incapaci, magistrati. Perché se il politico sa come far approvare una legge, il burocrate sa benissimo come non farla applicare. E per affrontare questi centri di potere occorre un po’ di coraggio e molta incoscienza.

Monti e Letta sono uomini di apparato, le loro spalle erano coperte oltre le Alpi, ma in casa non se la sono sentita di fare la voce grossa. Forse in Europa si sono stufati di aspettare, perché un’altra crisi finanziaria è alle porte e non si poteva affrontarla con l’Italia in queste condizioni. Un anno fa Renzi è andato a rapporto dalla Merkel (qualcuno lo aveva dimenticato?), si è giocato le sue carte, e al momento giusto di fronte ad un Letta che si affannava per cercare una nuova legge elettorale (inutile mentre il paese muore di disoccupazione) si è proposto per fare la rivoluzione. I mercati non solo hanno gradito, ma lo hanno premiato con un’ulteriore discesa dello spread.

E adesso ci sarà da divertirsi. Renzi è matto ma non scemo. Si è presentato facendo tutto il contrario di quello che per mesi ha predicato (“non farò mai il presidente senza passare dalle elezioni!”), ha presentato un programma semplice e chiaro, forse troppo, di certo non è tutta farina del suo sacco (“Padoan sa cosa deve fare”). Adesso dice che se fallisce si prenderà la responsabilità personalmente. Sono pronto a scommettere che se qualcuno proverà a fermarlo non esiterà a sputtanarlo davanti a tutto il mondo: “li vedete? Sono loro i burocrati che ci impediscono di riformare il paese…”

Ha già distrutto un partito che onestamente aveva fatto di tutto per suicidarsi, mandando in crisi di identità tutto il vecchio apparato (prima diviso nella vittoria, ora finalmente unito… nella sconfitta), ha fatto il patto col diavolo Berlusconi, che aveva le stesse intenzioni di trasformare il paese, ma fece l’errore di credere di poterci riuscire da solo.

Molti si chiedono dove troverà i soldi per finanziare le riforme. Ci si dimentica che l’ultima legge di stabilità è stata scritta calcolando la spesa per interessi sul debito ipotizzando il tasso d’interesse medio sul BTP al 4,45% (più o meno uno spread a uno spread a 250). Con lo spread a 190 vuol dire che lo stato ha incassato più tasse di quanto realmente servirà ed ecco dove Renzi potrebbe trovare le risorse. Gliele hanno preparate già in cassa.

Non so se riuscirà a cambiare il paese, ma mi sembra abbastanza folle e spregiudicato da poterci riuscire.

Se invece si dimostrerà un bluff, per noi non cambierà poi tanto. Questo era e rimane un paese da cui fuggire, non per scappare dai nostri politici, ma dalla gente che li ha votati (me compreso fino a qualche tempo fa), un paese che sa lamentarsi ma non vuole rimboccarsi le maniche, perché a cambiare devono essere sempre gli altri. Non è certo un paese che è peggiore perché c’è Renzi invece che Letta.

Per quanto possa sembrare strano da quanto finora detto, Renzi mi stava un bel po’ antipatico, si è presentato senza mai dire cosa voleva concretamente fare, quali erano le sue ricette economiche. Sembrava il nulla fatto persona. Eppure sta lì. Lo abbiamo visto e sentito parlare in Senato maltrattando garbatamente i vecchi politicanti ai quali ha preannunciato la loro fine politica, lo abbiamo visto rispondere alle critiche di chi opponeva la “cultura programmatica”, le mani in tasca ed altre stupidaggini varie, abbiamo visto alla Camera gli abbracci solidaristici degli sconfitti che da venti anni guidano il paese e che hanno contribuito a ridurlo in questa situazione.

Personalmente non ne posso più di gente che continua a parlare di “cultura programmatica” ed incapace di fare una sola cosa concreta!

Tanto di cappello invece a chi come Bossi, pur nell’opposizione gli ha augurato buon lavoro perché di questo ha bisogno il paese.

Perché la crisi finanziaria è li dietro l’angolo, nascosta, pronta a ripartire, e non abbiamo più armi per difenderci.

A presto

Gianni Di Noia

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