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E se...

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Noi abbiamo il paracadute e tu no..!!

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    Venerdì, 09 Gennaio 2015 19:03
  • Noi abbiamo il paracadute e tu no..!!

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    Sabato, 07 Febbraio 2015 19:05
  • Il destino del parco buoi

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    Lunedì, 04 Maggio 2015 19:05
  • Una situazione dracmatica

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    Venerdì, 05 Giugno 2015 15:15
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    Sabato, 13 Giugno 2015 07:11

2014

2014

La strategia dello spread

Si parte. Cominciano oggi le elezioni europee, si parte da Olanda e Gran Bretagna, a seguire gli altri paesi, per delle elezioni che, non solo da noi, sembrano essere diventate un referendum pro o contro Euro.

Avremmo dovuto discutere di politiche europee ed invece si è sempre parlato di ridiscutere le politiche di austerity imposte dalla Germania, ma di proposte alternative se ne sono sentite poche e confuse. Da noi poi si aggiunge il nostro provincialismo che ci porta subito a subordinare il cambio di governo al risultato elettorale. Eppure le elezioni europee assegnano i seggi a Bruxelles, non a Roma. Di fatto anche in caso di stravolgimento dei dati elettorali rispetto alle politiche si potrebbe andare a votare senza aver fatto quella riforma elettorale che tutti si dicevano pronti a fare. Non c’è niente da fare, siamo proprio italiani.

Eppure di argomenti validi per una campagna elettorale europea ce ne sarebbero. Abbiamo una situazione di conflitto importante ai confini europei, una strana rivolta in Ucraina, che ha generato una situazione di tensione tra Russia (che ha evidenti interessi sulla zona) e Stati Uniti (che hanno interessi un po’ meno evidenti a parte i soliti discorsi su democrazia, libertà, ecc). Una strana rivolta che è stata raccontata poco e male dai nostri organi di informazione e che avrebbe dovuto interrogarci sulle intenzioni dei candidati alle elezioni europee: se la situazione dovesse precipitare quale posizione dovrebbe prendere l’Europa? sicuramente a favore del popolo ucraino, ma quale? quello filo russo o quello più europeista? Quali sono i progetti per aiutare un paese che ha gravi problemi economici? Con quali soldi? Non siamo ancora riusciti a far ripartire l’economia dei paesi periferici europei e pensiamo di poter aiutare l’Ucraina?

A proposito di economia si sta discutendo in Europa di un trattato di libero scambio commerciale con gli Stati Uniti, rispetto ai processi di globalizzazione è un passo avanti o un passo indietro? Quali potrebbero essere le conseguenze economiche e di relazioni internazionali? I nostri organi di informazione hanno mai trattato in maniera sufficiente l’argomento?

Potremmo andare avanti, ma da noi si continua a discutere degli 80 € in busta paga di Renzi!

Eppure molte cose importanti stanno succedendo in Europa e nel mondo e molte stanno succedendo anche in Italia che meriterebbero un po’ più di luce e di riflessione!

Dopo la caduta del muro di Berlino il mondo si era liberato del dualismo Usa-Urss e pareva destinato ad un futuro di sviluppo economico che tramite la globalizzazione avrebbe giovato a tutti. L’economia mondiale andava bene e i mercati finanziari andavano anche meglio. Poi il meccanismo si è inceppato, dopo il 2000 il sistema finanziario ha mostrato una serie di crisi che si sono trasformate in crisi delle economie. Oggi gran parte del mondo vive situazioni di crisi economiche più o meno gravi mentre i mercati finanziari continuano a produrre utili e profitti in uno squilibrio che dovrebbe far riflettere. Un modello capitalistico basato sulla forza del dollaro come moneta di riferimento mondiale è oggi messo in discussione da tutti quei paesi prima emergenti e ora potenze mondiali che chiedono di rivedere le regole del gioco. Stiamo assistendo ad un passaggio storico in cui i paesi emergenti stanno superando in potenza i paesi occidentali. Appare poi evidente che non abbiamo la forza di contrastare questa corsa a livello economico, mentre a livello finanziario sembra che la lotta sia ancora aperta.

I segnali non sono evidenti per i non addetti ai lavori, ma ci sono tutti. Da qualche anno è iniziata una guerra valutaria dove tutte le valute hanno cercato di svalutare in una competizione che non ha nessun effetto se tutti svalutano. L’unica moneta che è rimasta forte è il tanto criticato Euro (e poi noi questo è già un problema). Quell’Euro forse sostenuto dalle politiche di austerity imposte dai paesi nordici. Un tema post elezioni sarà la politica della BCE, stampare moneta a go-go o continuare con l’austerity?

La guerra finanziaria sta proseguendo sul fronte dei titoli di stato americani, negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno fatto crescere enormemente il loro debito pubblico fino a rischiare un paio di volte il default tecnico per il raggiungimento del tetto sul debito che la loro legge impone. Titoli di debito che sono oggi acquistati prevalentemente dalla Federal Reserve e che negli ultimi mesi pare non siano più sostenuti da paesi stranieri importanti quali Russia e Cina. Da inizio anno vendite importanti di titoli di stato americani (oltre 100 mld di dollari) sono state sostenute da acquisti importanti dal Belgio. Chi ha venduto? E specialmente chi ha comprato? La situazione non è chiara, e i mercati non danno indicazioni chiare perchè i mercati sono falsati dagli interventi delle banche centrali che si stanno lanciando in situazioni mai sperimentate prima e non si sa con quali effetti. La notizia di ieri dell’accordo tra Russia e Cina per lo scambio di gas e di altri beni e servizi pagati in valuta locale (yuan) non fa che confermare la volontà di questi due paesi di aggirare la supremazia americana del dollaro. E forse non è un caso che i focolai di tensione più importanti a livello mondiale siano la situazione Ucraina sul fronte russo e le tensioni con Giappone e Vietnam sul fronte cinese.

Che c’entra tutto questo scenario con le elezioni europee? Ci arriviamo. Altrettanto interessante ma meno pubblicizzata è la notizia che la borsa tedesca sia organizzando una piattaforma finanziaria per regolamentare scambi valutari in yuan. Ugualmente poco pubblicizzata è la notizia del forum internazionale economico di San Pietroburgo, incontro su cui è caduta la richiesta di boicottaggio da parte degli Usa a seguito delle sanzioni contro l’Urss per la situazione ucraina. Richiesta pare non accolta dalle aziende tedesche. E a questo punto lo scenario si fa più chiaro, Usa contro Russia e Cina, con la Germania che sembra staccarsi dalla linea americana e avvicinarsi a quella russa e cinese. La Germania aveva già mostrato segni di nervosismo verso gli Usa quando un paio di anni fa ha chiesto alla Federal Reserve di riavere indietro le riserve d’oro lì depositate, richiesta che gli americani accontenteranno non prima di almeno 7 anni. E pure questo è un segnale importante, non credete?

Insomma il quadro si fa più interessante, perchè noi siamo in Europa assieme alla Germania, ma abbiamo sempre subìto una forza di persuasione americana più che palese. E in Europa siamo comunque la seconda realtà produttiva dopo la Germania. Ecco allora che le elezioni europee diventano importanti. Negli ultimi anni è successo di tutto, siamo andati in crisi per colpa delle banche americane nel 2007, ma siamo andati in tilt nel 2011 per le politiche di rigore chieste dall’Europa. Oggi abbiamo i conti discretamente in ordine ma un economia che sta morendo, la rabbia della popolazione che cresce, con tre governi che si sono succeduti senza consenso popolare, abbiamo una borsa azionaria in crescita da tre anni nonostante la crisi, il rendimento dei titoli di stato ai minimi storici nonostante la crisi e i fondi d’investimento americani che hanno acquistato partecipazioni importanti delle principali banche e aziende del paese. Finanza su, economia giù. Siamo troppo importanti per l’Europa e troppo deboli per essere autonomi. Nel 2011 la caduta del governo è stata innescata dalla vendita di titoli di stato italiani da parte di Deutesche Bank, oggi abbiamo lo spread ai minimi e la borsa ai massimi grazie alla finanza internazionale che ha pensato di far soldi con noi. O forse volevano solo aumentare il potere di ricatto?

Stranamente negli ultimi giorni senza nessuna nuova notizia particolarmente negativa, lo spread ha cominciato a risalire, la borsa ha avuto qualche notizia pesantemente negativa. Escono fuori rivelazioni sul G20 del 2011, scattano arresti in tutta Italia di esponenti di tutti i vecchi partiti politici. Tutto poco prima delle elezioni. Con tempismo interessante. La rabbia della gente sale, tutti i partiti chiedono voti per andare in Europa a chiedere di cambiare le politiche europee, tutti più o meno contro la Merkel e contro la Germania. Poche proposte chiare e alternative. E con la constatazione interessante che tutti i partiti antieuropeisti sono divisi tra loro. Si discute il potere della Germania ma non la finanza mondiale che sembra oggi darci una mano.

Che dire, sembra ci sia tanta voglia di confusione. Ma una volta finite le elezioni, bisognerà cominciare a parlare con i fatti. Nel conflitto politico-finanziario Usa contro Russia e Cina bisognerà assumere una posizione unitaria come Europa, e per assumere una posizione unitaria occorre che i paesi europei più importanti abbiano una posizione comune, e per avere una posizione chiara in Europa occorre che l’Italia abbia una posizione chiara con maggioranze forti, perchè dobbiamo ricordarci che in Europa più che il Parlamento Europeo conta il Consiglio Europeo (dove siedono i capi di governo).

E allora le elezioni italiane diventano importanti. La sensazione in Italia è quella di una forte crescita del M5S, un testa a testa col Pd che anche vincendo potrebbe spaccarsi sulla fetta di partito che non ha gradito la “presa di potere” di Renzi, che utilizzerebbe la crescita del M5S come sconfitta del PD. Una situazione che provocherebbe instabilità nel paese che potrebbe interessare a qualcuno fuori dai confini nazionali, perché la nostra instabilità diventerebbe debolezza europea. E la debolezza europea può cambiare gli equilibri tra Usa-Russia e Cina. E la nostra instabilità potrebbe facilmente essere alimentata o combattuta con armi finanziarie. E’ già successo, può tranquillamente risuccedere. Ieri era la strategia della tensione, oggi la strategia dello spread. Metodi diversi per obiettivi diversi di chi da fuori decide per noi.

Mettiamola così, la situazione va tenuta sotto controllo, si potrebbe tornare a ballare, un ballo pericoloso per i nostri mercati e quindi per i nostri soldi. Queste elezioni sono più importanti di quel che sembra.

Noi intanto continueremo a discutere degli 80 € di Renzi. Per il resto Dio vede e provvede.

A presto

Gianni Di Noia

La libertà ai tempi di Facebook

Come ogni anno torna il 25 aprile la polemica sulla festa della Liberazione, avvolta da antiche e mai dimenticate divisioni, divisioni oramai superate dal tempo per mancanza di protagonisti, ma alimentate da chi forse ha un interesse di sopravvivenza di rendite di posizione più intellettuali che altro. Divisioni superate tra l’altro dall’attualità che vede approssimarsi il prossimo turno elettorale europeo (per chi se lo fosse dimenticato), un turno importante perché sempre più le decisioni importanti vengono prese in Europa con i governi locali chiamati a ratificare ciò che viene prescritto a Bruxelles. Un turno importante perché oggi la crisi sta trasformando queste elezioni in un referendum pro o contro l’Euro. E già molti stanno parlando di prossima festa della Liberazione… dall’Euro.

Festeggiare la Liberazione significa essere in stato di libertà e di goderne appieno, ma possiamo dire di essere in libertà oggi? Possiamo dire di essere sempre stati in stato di libertà dopo il 25 aprile 1945?

Molti diranno certamente di si! Abbiamo vissuto la libertà dopo il ’45. Molti altri diranno che da quando siamo entrati nell’Euro abbiamo perso la nostra libertà o meglio la nostra sovranità! Ma è la stessa cosa?

La libertà è propria dell’essere libero, di colui che ha il potere di decidere in modo autonomo, di agire secondo la sua volontà.

Si, certo, possiamo dire di essere stati liberi se non consideriamo le strane costrizioni imposte ad Adriano Olivetti, la strana morte di Enrico Mattei, la strana morte di Aldo Moro, Gladio, Sigonella, Ustica, la Moby Prince, il Cernis, ecc. Non certo una dittatura ma una forte influenza esterna (amichevole) non si può negare. Erano gli anni della guerra fredda e forse abbiamo rinunciato ad un pizzico di libertà per sfuggire ad una dittatura vera, quella comunista. Vero. Ma si può dire di essere liberi solo in parte?

Dopo la caduta del muro di Berlino abbiamo sperimentato altre forme di pseudo-libertà: la speculazione sulla Lira del 1992, e poi la crisi dei mercati finanziari del 2000. Ancora una volta i nostri destini venivano decisi fuori dal nostro paese contro la nostra volontà. Ma noi abbiamo continuato a festeggiare il 25 aprile, Festa della Liberazione!

Poi c’è stato l’11 settembre, la guerra terroristica agli Stati Uniti è stata trasformata in guerra contro la civiltà occidentale e la nostra libertà è stata limitata per solidarietà all’alleato colpito così duramente. Solo recentemente alcune talpe hanno rivelato al mondo intero che tutti eravamo spiati, controllati. Talpe, per qualcuno degli “eroi liberatori”, per altri pericolosi terroristi traditori. Forse dovremmo cominciare ad interrogarci sul significato di libertà moderna… mentre continuiamo a festeggiare il 25 aprile, Festa della Liberazione!

Poi è arrivato il 2007 e una profezia di Giovanni Paolo II si è avverata, dopo il crollo del muro di Berlino, il papa affermò che dopo il comunismo si doveva fare attenzione a liberarsi dall’altro male del mondo: il capitalismo. Quello che apparse il primo segnale di fallimento del sistema finanziario così come lo avevamo conosciuto costrinse le banche centrali ad interventi straordinari di gestione della crisi che trasferirono la crisi dalle banche agli stati, cioè a noi. Contro la nostra volontà. Possiamo ancora sentirci liberi? O forse dovremmo rileggere l’ammonimento dell’oramai Santo Giovanni Paolo II per riflettere sulla finta libertà di cui abbiamo goduto nei 20 anni precedenti alla crisi del 2007?

La verità è che la nostra libertà se la sono comprata a basso prezzo, prima con qualche fiction e poi con qualche smartphone. Mentre noi festeggiavamo il 25aprile, Festa della Liberazione!

La crisi ha spaccato il mondo occidentale in due: Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone hanno stampato moneta in quantità inverosimile, questi paesi apparentemente si stanno riprendendo dalla crisi ma con un fardello di debiti giganteschi che non si sa come potranno essere ridotti. La gente vive o sopravvive, ma è possibile che il debito sia preferibile al denaro reale? Esiste ancora il denaro reale?

La Germania (ma in realtà tutti i paesi nordici) ha imposto all’Europa regole di austerità che stanno uccidendo economie che forse erano già malate da prima! Ora però il sud Europa sta morendo di austerità ed è palese la mancanza di libertà che stiamo vivendo. Ma questo a causa della volontà egemonica del nord Europa o della non volontà nostrana di attuare quelle riforme che Germania e paesi scandinavi affrontarono negli anni passati e che gli consentono di fare oggi la voce grossa con noi?

Il tutto mentre alle porte dell’Europa il rischio di un conflitto militare si fa ogni giorno più concreto. In Ucraina il desiderio di libertà per alcuni pare sia stato legittimo (se ti fa scegliere di aderire alla Nato e dall’Europa), per altri pare non sia altrettanto legittimo (se ti fa scegliere di aderire alla casa madre russa). Forse l’idea di libertà non è un concetto assoluto, ma dipende dai punti di vista.

La crisi finanziaria sta portando i paesi emergenti a chiedere un nuovo sistema di regole economiche mondiali che siano uguali per tutti. Una simile richiesta da l’idea che le regole non sono uguali per tutti, per qualcuno sono più uguali che per qualcun altro. Forse la libertà si conquista anche con regole paritarie. Con un potere condiviso e non accentrato.E con una informazione libera che racconti la verità!

La libertà non nasce su Facebook. Nasce dalla conoscenza della storia, dalla lettura attenta della cronaca, dalla trasmissione di esperienze di generazione in generazione.

Oggi siamo tutti un po’ corrotti.

Se non sappiamo cosa sia Bretton Woods, come facciamo a sapere se un Trattato di libero scambio tra Usa ed Europa ci rende più o meno liberi? Se non conosciamo la nostra Costituzione, come facciamo a sapere se il Trattato di Lisbona ci ha reso più o meno liberi? Se non conosciamola storia tragica del nostro Paese come facciamo a sapere se stare dalla parte degli ucraini filo-occidentali o degli ucraini filo-russi ci rende più o meno liberi? Andremo a votare per il Parlamento Europeo senza sapere se conta di più il Parlamento Europeo od il Consiglio Europeo e pensiamo ancora di definirci esseri liberi?

Forse sarebbe il caso dismettere di festeggiare il 25 aprile. E ricominciare a lottare per una nuova Liberazione!

A presto

Gianni Di Noia

“Bancor”, storia reale di una moneta… virtuale?

Era il luglio del 1944, la seconda guerra mondiale non era ancora terminata, in una ridente cittadina del New Hampshire negli Stati Uniti, Bretton Woods, i rappresentanti economici delle 44 nazioni alleate, si riunirono per definire un ordine monetario internazionale che impedisse di commettere gli stessi errori che furono commessi dopo la prima guerra mondiale. Dopo il 1918 gli stati vincitori imposero sanzioni economiche così pesanti da portare la Germania ad una gravissima crisi, così da generare come risposta popolare un impulso nazionalista di massa che divenne culla degli orrori del nazismo. Ma specialmente si voleva impedire gli errori che portarono negli anni ’30 alla grande depressione successiva alla crisi del 1929.

Questa volta no, non si sarebbero ripetuti gli stessi errori!

A Bretton Woods si definirono subito due diverse linee. La Gran Bretagna era rappresentata dal già allora famoso economista John Maynard Keynes che proponeva un sistema di mercato mondiale dove gli scambi erano regolati da una “banca delle banche centrali”, in grado di emettere una propria moneta virtuale, il “bancor”, il cui valore era calcolato in base ad un paniere di valute (in quel periodo principalmente dollaro e sterlina), una moneta sovrannazionale scambiata liberamente con tutte le valute nazionali. Un sistema di cambi liberi regolamentato da una istituzione che si presupponeva al di sopra delle parti.

Gli Stati Uniti, rappresentati da Harry Dexter White, proponevano un sistema di cambi fissi tra valute garantiti dall’oro, il gold exchange standard, dove la valuta di riferimento era il dollaro. Un sistema che prevedeva anche la creazione di istituzioni quali la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale. Linea resa possibile dal fatto che, a causa del conflitto mondiale, le riserve d’oro di molti paesi erano già al sicuro nei forzieri della Federal Reserve (la banca centrale americana).

Vinse la linea americana. Oltre al nazismo venne superato e vinto il precedente sistema economico dominato dalla sterlina inglese. Ancora una volta prevalse la logica per cui il vincitore detta le regole per dominare sugli altri.

Chissà se ad un vecchio errore si sia risposto con un errore nuovo!

Il nuovo sistema economico, infatti, dapprima mostrò gli effetti benefici, salvo presentare presto anche tutti i suoi limiti. Le nuove istituzioni internazionali finanziavano i paesi in difficoltà con i dollari “stampati” dagli americani. Inevitabilmente la quantità di dollari diventò largamente superiore alle riserve d’oro degli Stati Uniti. Quando agli inizi degli anni ’70 i francesi chiesero agli americani di scambiare i dollari con l’oro delle loro riserve, il presidente Nixon fu costretto nell’agosto 1971 a decretare la non convertibilità del dollaro ed a porre fine unilateralmente a quel sistema monetario. Rimase però il dollaro come moneta di riferimento per gli scambi internazionali.

Senza la copertura dell’oro, gli Stati Uniti, continuarono a creare moneta per finanziare la crescita economica mondiale, alimentando prima l’inflazione degli anni ’70 poi le bolle finanziarie degli anni ’80-’90.

Il sistema era già al limite del collasso quando nel 1999 Bill Clinton abroga il Glass-Steagall Act, un insieme di regole in vigore negli Stati Uniti dal 1933 per limitare gli effetti della speculazione finanziaria dopo la grande crisi del 1929, tra le quali la separazione tra banche d’affari e banche commerciali. Da quel momento la finanza è entrata ancor di più nella vita di tutti i giorni, e la creazione di moneta si è ampliata a dismisura. E in un sistema in cui la moneta creata è moneta di debito (i soldi vengono prestati, non regalati) il debito è cresciuto a livelli insostenibili. Lo scoppio della bolla è stata l’inevitabile conseguenza.

Oggi la situazione è sotto gli occhi di tutti, la finanza internazionale è enormemente più importante dell’economia reale, e la finanza internazionale è prevalentemente “dollari”!

Negli ultimi anni la crescita dell’Euro e dei paesi emergenti ha reso sempre più pressante la richiesta di elaborare un nuovo sistema monetario internazionale. Il progetto originale Keynesiano sembra tornare in auge. Un Bancor calcolato su un paniere ampio di valute garantirebbe un ordine al di sopra delle parti. Ma oggi come nel 1944 sono forti le resistenze al cambiamento di un sistema monetario che seppur fallimentare, come i recenti casi Lehman Brother’s & co. stanno dimostrando, non può essere abbandonato senza l’opposizione di chi fino ad oggi ha esercitato una posizione dominante.

Le proposte alternative ci sono, lo stesso Fondo Monetario Internazionale ha presentato il 13 aprile 2010 il piano strategico Reserve Accumulation and Internacional Monetary Stability. (E’ forse solo un caso che pochi mesi dopo il direttore del FMI, il francese Dominique Strauss-Khan ha dovuto dimettersi dopo lo scoppio di uno scandalo sessuale creato ad arte. Una vicenda umana che pur riferita ad un personaggio non nuovo a fatti di questo tipo, fa riflettere su come, il potere di questi uomini, sia strettamente legato all’incapacità di dominare i loro istinti; bisognerebbe ricordare le parole con cui Platone descriveva il politico: ”Egli doveva essere un uomo disinteressato ai propri interessi, privo di ambizioni economiche e dedito solamente alla cura della Polis”).

I fatti degli ultimi tempi, possono essere letti e forse capiti anche alla luce di questa storia appena raccontata, nella quale fatti molto distanti nel tempo, sono invece molto vicini nella comune radice. Ed ecco perché tutte le varie primavere arabe, rivoluzioni popolari varie, vanno inserite in uno scenario di guerra finanziaria, (che forse dal 1944 non è mai finita), scenario in cui gli attacchi speculativi sui mercati finanziari si mischiano con queste pseudo sommosse popolari. Dove non si capisce il perché un referendum popolare sia considerato illegittimo, mentre la rivolta armata (rivolta finanziata da chi?…. le armi costano) sia da sostenere internazionalmente.

Ci sarebbe da auspicarsi una presa di coscienza collettiva, che parta dalla capacità di riconoscere verità storiche e di cronaca. Questo sembra onestamente alquanto difficile se non addirittura impossibile.

Nella speranza che a questa “guerra finanziaria” si metta fine al più presto attraverso una “pace finanziaria” prima che una guerra vera con missili ed armi veramente distruttive prenda il sopravvento.

Ed alla fine che dire………ai posteri l’ardua sentenza!

Gianni Di Noia e Nazzareno Brunozzi

Se nun so’ matti nun ce li volemo!

Habemus papa! Il suo nome è Matteo Renzi I!

Evvai, avanti un altro!

Riuscirà il nostro eroe a far uscire l’Italia dalla crisi? Non è un film, è realtà! E spesso la realtà è più affascinante della fantasia. Sta succedendo tutto ed il contrario di tutto. E’ fantastico! Vi immaginate come i libri di storia racconteranno questi tempi tra 50 anni? Proviamo ad immaginare.

“Correva l’anno 2014, il mondo era ancora immerso nella crisi finanziaria iniziata nel 2007. Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone dopo essersi ultra-indebitati per finanziare la ripresa economica cominciavano a vedere i primi segni di ripresa. In Europa le politiche di austerità stavano riequilibrando i conti pubblici ma con una crescita troppo bassa, provocando le proteste delle popolazioni con il conseguente timore della vittoria delle destre antieuropeiste alle elezioni europee di aprile dello stesso anno. La riduzione degli stimoli finanziari da parte della Federal Reserve americana aveva provocato una pesante crisi nei paesi emergenti. Focolai di sommosse erano presenti in Argentina, Venezuela, Brasile, Thailandia, Turchia. In Ucraina la popolazione scese in piazza per cacciare il presidente filo-russo in favore della leader dell’opposizione europeista.

In Italia dopo la complicata esperienza dell’ultimo governo Berlusconi, caduto sotto i colpi dello spread, arriva il governo d’emergenza guidato da Mario Monti per imporre politiche di austerity, proseguite dal governo Letta, dopo la risicata vittoria del PD alle elezioni 2013, col presidente Napolitano chiamato a gestire la crisi ed il fallimento delle candidature di Pierluigi Bersani come premier e di Romano Prodi come presidente della repubblica a causa di dissidi interni al partito vincitore. A cavallo tra il 2013 ed il 2014 mentre il paese faticava ad uscire dalla recessione, un giovane politico fiorentino, dopo una esperienza di sindaco di una importante città come Firenze, conquista rapidamente prima la segreteria del partito democratico e poi la presidenza del consiglio, presentando un coraggioso programma di riforme per rivoluzionare il paese, con un linguaggio chiaro e semplice…”

Riuscirà il nostro eroe a far uscire l’Italia dalla crisi? La domanda è sempre la stessa, la risposta la avremo a breve! Perché di tempo ce n’è poco. Anzi è finito!

Può sembrare difficile comprendere cosa sta succedendo, ma alcuni fatti sono indiscutibili.

E’ un dato di fatto che la situazione a livello mondiale è molto complicata, le borse occidentali sono ai massimi storici, eppure ci sono proteste nelle piazze in molti paesi.

Forse sarebbe saggio domandarsi perché se qualcuno starnutisce a New York, l’influenza la prendono in Thailandia. Ci sarebbe da domandarsi perché ci hanno detto per mesi che in Ucraina tutta la popolazione voleva fuggire dai cattivi russi per entrare nella splendida Europa, salvo scoprire che metà paese è filo-russo ed ora ci ritroviamo nuovamente con i carri armati russi in strada. E’ facile alimentare le rivolte, più difficile è rimettere le cose a posto. In Egitto e Libia, nel silenzio della stampa, non si è risolto niente. La crisi continua, continuano le ribellioni, nuovi ribelli contro vecchi ribelli. E i mercati continuano a guadagnare soldi. E adesso chi tirerà fuori da portafoglio i 35 miliardi che servono per salvare l’Ucraina dal default? L’Unione Europea (cioè anche noi)?

E’ in corso da mesi una guerra valutaria, ed è singolare il fatto che da inizio anno una decina di banchieri internazionali sono stati trovati morti in situazioni misteriose, i cinesi hanno iniziato a vendere titoli di stato americani, ma le borse apparentemente non si preoccupano e toccano nuovi massimi.

In mezzo a questo scenario apocalittico ci siamo noi italiani, che nel 2011 sembrava dovessimo far saltare l’Europa e scatenare una crisi mondiale. Dopo tre anni ci ritroviamo con i conti pubblici un po’ più in ordine, l’economia in recessione cronica, il debito pubblico che continua a salire, la disoccupazione ai massimi storici e noi riusciamo tranquillamente, senza nessuna oscillazione dello spread (che anzi è sceso mentre in altri tempi per molto meno sarebbe schizzato alle stelle), a cambiare il presidente del consiglio. Non un presidente del consiglio qualunque, ma il Lettanipote, quello che aveva partecipato alla riunione romana del gruppo Bildeberg, eletto con la regia di Re Giorgio Napolitano, dopo il pandemonio delle elezioni vinte/perse dal PD, il giaguaro smacchiato, i tradimenti interni al PD contro Prodi e Bersani. Succeduto ad un altro presidente del consiglio particolare, Super Mario Monti, mandato dall’Europa a rimettere i conti pubblici a posto dopo i disastri del “donnaiuolo” Berlusconi. Premier sbeffeggiato a suon di risatine dalla Merkel e da Sarkozy, e tirato giù da cavallo dal rialzo terrificante dello spread!

Che coraggio gli italiani! Ma specialmente che coraggio Renzi!

Strano? Forse, eppure col senno di poi ci sarebbe da puntualizzare alcune cose: vogliamo negare che oggi il paese sta peggio di quando governava Berlusconi? Vogliamo negare che i grandi leader europei Tony Blair ed Hollande non hanno nulla da invidiare a Berlusconi in quanto a bunga bunga? Vogliamo negare che se lo spread è a 190, in parte lo si deve a Monti e a Letta e della coalizione che lo ha sostenuto? Vogliamo negare che se le previsioni di crescita dell’Italia sono la metà delle previsioni di crescita della sconquassata Spagna la colpa è in parte di Monti e Letta e della coalizione che lo ha sostenuto?

E forse proprio qui si spiega quanto sta accadendo!

Il commissario europeo Oli Rehn ha recentemente affermato che il neo ministro dell’economia Padoan sa cosa c’è da fare. In effetti lo sappiamo da un bel po’ di tempo cosa dovevamo fare. Era l’estate 2011 quando la famosa lettera della BCE ci dettava i compiti per casa. Risanare i conti, tagliare la spesa pubblica, fare riforme che rendessero l’economia più dinamica e reattiva. Oggi i conti sono in parte risanati ma nessuna riforma economica è stata portata a termine. Compiti che probabilmente né Monti né Letta hanno saputo fare, e che non sono più rimandabili. Compiti che probabilmente Monti e Letta non hanno saputo fare non tanto per incapacità, ma per mancanza di coraggio. Con tutto il sostegno dei poteri forti europei non sono stati capaci di smantellare i tanti centri di potere che attanagliano il paese in una ragnatela mortale. Perché forse la vera casta non è quella dei politici nazionali, ma della rete di burocrati, funzionari, dirigenti pubblici, ordini professionali e imprenditori incapaci, magistrati. Perché se il politico sa come far approvare una legge, il burocrate sa benissimo come non farla applicare. E per affrontare questi centri di potere occorre un po’ di coraggio e molta incoscienza.

Monti e Letta sono uomini di apparato, le loro spalle erano coperte oltre le Alpi, ma in casa non se la sono sentita di fare la voce grossa. Forse in Europa si sono stufati di aspettare, perché un’altra crisi finanziaria è alle porte e non si poteva affrontarla con l’Italia in queste condizioni. Un anno fa Renzi è andato a rapporto dalla Merkel (qualcuno lo aveva dimenticato?), si è giocato le sue carte, e al momento giusto di fronte ad un Letta che si affannava per cercare una nuova legge elettorale (inutile mentre il paese muore di disoccupazione) si è proposto per fare la rivoluzione. I mercati non solo hanno gradito, ma lo hanno premiato con un’ulteriore discesa dello spread.

E adesso ci sarà da divertirsi. Renzi è matto ma non scemo. Si è presentato facendo tutto il contrario di quello che per mesi ha predicato (“non farò mai il presidente senza passare dalle elezioni!”), ha presentato un programma semplice e chiaro, forse troppo, di certo non è tutta farina del suo sacco (“Padoan sa cosa deve fare”). Adesso dice che se fallisce si prenderà la responsabilità personalmente. Sono pronto a scommettere che se qualcuno proverà a fermarlo non esiterà a sputtanarlo davanti a tutto il mondo: “li vedete? Sono loro i burocrati che ci impediscono di riformare il paese…”

Ha già distrutto un partito che onestamente aveva fatto di tutto per suicidarsi, mandando in crisi di identità tutto il vecchio apparato (prima diviso nella vittoria, ora finalmente unito… nella sconfitta), ha fatto il patto col diavolo Berlusconi, che aveva le stesse intenzioni di trasformare il paese, ma fece l’errore di credere di poterci riuscire da solo.

Molti si chiedono dove troverà i soldi per finanziare le riforme. Ci si dimentica che l’ultima legge di stabilità è stata scritta calcolando la spesa per interessi sul debito ipotizzando il tasso d’interesse medio sul BTP al 4,45% (più o meno uno spread a uno spread a 250). Con lo spread a 190 vuol dire che lo stato ha incassato più tasse di quanto realmente servirà ed ecco dove Renzi potrebbe trovare le risorse. Gliele hanno preparate già in cassa.

Non so se riuscirà a cambiare il paese, ma mi sembra abbastanza folle e spregiudicato da poterci riuscire.

Se invece si dimostrerà un bluff, per noi non cambierà poi tanto. Questo era e rimane un paese da cui fuggire, non per scappare dai nostri politici, ma dalla gente che li ha votati (me compreso fino a qualche tempo fa), un paese che sa lamentarsi ma non vuole rimboccarsi le maniche, perché a cambiare devono essere sempre gli altri. Non è certo un paese che è peggiore perché c’è Renzi invece che Letta.

Per quanto possa sembrare strano da quanto finora detto, Renzi mi stava un bel po’ antipatico, si è presentato senza mai dire cosa voleva concretamente fare, quali erano le sue ricette economiche. Sembrava il nulla fatto persona. Eppure sta lì. Lo abbiamo visto e sentito parlare in Senato maltrattando garbatamente i vecchi politicanti ai quali ha preannunciato la loro fine politica, lo abbiamo visto rispondere alle critiche di chi opponeva la “cultura programmatica”, le mani in tasca ed altre stupidaggini varie, abbiamo visto alla Camera gli abbracci solidaristici degli sconfitti che da venti anni guidano il paese e che hanno contribuito a ridurlo in questa situazione.

Personalmente non ne posso più di gente che continua a parlare di “cultura programmatica” ed incapace di fare una sola cosa concreta!

Tanto di cappello invece a chi come Bossi, pur nell’opposizione gli ha augurato buon lavoro perché di questo ha bisogno il paese.

Perché la crisi finanziaria è li dietro l’angolo, nascosta, pronta a ripartire, e non abbiamo più armi per difenderci.

A presto

Gianni Di Noia

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