Questo sito usa i cookie.  I cookiee sono una diavoleria informatica che serve per migliorare il sito e la vostra esperienza quando lo si utilizza. I cookies necessari per il funzionamento essenziale del sito sono già stati impostati. Per maggiori dettagli vai su Privacy.
Se hai letto e accetti i cookies di questo sito clicca su Accetto

Articoli

Una storia da non cancellare

Ho avuto la fortuna di conoscere i luoghi colpiti dal terremoto di questi giorni, luoghi di una bellezza incredibile, o meglio è incredibile che luoghi così belli fossero così poco frequentati.
Quanta solidarietà si è scatenata in questi giorni, il dolore fa sempre tanto audience, eppure questi luoghi, come tanti altri in Italia, erano prima del sisma quasi dimenticati, oggi si preferisce fare i week-end fighettini a Londra, a Praga, ecc. Perché l’erba del vicino è sempre più verde e quanto fa figo vedere le bellezze straniere invece che conoscere le bellezze italiane.
Perdonate la polemica ma questa è l’amara realtà di un’Italia culturalmente ignorante. Di italiani culturalmente ignoranti. Sto parlando di noi, di voi, non di altri.
A volte certe situazioni radicalmente consolidate, oserei dire pietrificate, non si riesce a cambiarle, per tanti motivi, per interessi superiori.
Pensate al fatto che con i voli low-cost puoi arrivare da una parte all’altra dell’Europa con pochissimi soldi. Sembra un bene, ma nessuno pensa al fatto che sommando tutti i biglietti low-cost che puoi incassare in un volo aereo (che spesso non è neanche pieno) non si riuscirebbe neanche a ripagare il carburante consumato dall’aereo con il rullaggio del decollo. E allora chi paga il resto? Ci avete mai pensato? Qualcuno paga, tutti noi paghiamo, perché qualcuno ha deciso dall’alto che si debba poter volare da una parte all’altra dell’Europa, con incentivi che paghiamo tutti noi con le tasse. Una scelta che di fatto sposta l’attenzione delle nostre menti dalle terre da dove proveniamo, dove siamo nati, dove si è formata la nostra cultura a culture rispettabilissime ma molto lontane dalla nostra vita.
Si nasconde forse una volontà di cambiare la nostra cultura con la proposta di modelli culturali da noi distanti, presentati come modernità. Ma non tutto ciò che è nuovo è per forza migliore, non tutto ciò che è nuovo è da preferire alla nostra storia, al nostro passato. Dimenticare la nostra storia ci fa più deboli, più suggestionabili di fronte a chi muove in maniera occulta la nostra società.
Oggi la crisi ci ha fatto sentire tutti più deboli, stiamo scoprendo che la globalizzazione e la modernità non ci aiutano a vivere meglio. E siamo oramai così ignoranti da non riuscire a capire cosa fare per cambiare questa situazione. Ed ecco allora che il terremoto arriva a scuotere in maniera violenta le nostre coscienze, le nostre anime. Il terremoto di questi giorni ha fatto danni enormi per fortuna senza vittime. Il prezzo di vite era già stato abbastanza alto ad agosto. Eppure le scosse di questi giorni sono ancora più forti, hanno colpito il centro dell’Italia, si sono sentite in tutto il territorio nazionale, fino a Bolzano addirittura.
Il mio amico Nazzareno che ha casa a Castelsantangelo mi dice che la montagna sta cambiando aspetto. Oggi il paese praticamente non c’è più, eppure colpisce il cuore sentire l’ostinazione della popolazione nel non volere abbandonare quei luoghi. Così come mi colpisce sentire di sindaci che sono rimasti sul posto a dormire in macchina per non abbandonare la propria terra e la propria gente mentre qualche altro sindaco definire (a distanza, da lontano) testone chi non ha voluto lasciare i luoghi natii.
Ammiro questa gente orgogliosa, fiera della propria origine, del proprio stile di vita, ultimo baluardo ad una cultura rurale sempre più attaccata dalla società consumistica.
A queste persone va tutto il mio sostegno. Il sostegno morale a non lasciarsi andare, a resistere, a continuare. Per poter continuare a vivere quei luoghi non appena sarà possibile ricominciare a costruire. Credo che in molti potranno condividere questo appoggio.
Ma l’appoggio morale non può bastare, non deve bastare. Serve un appoggio concreto, reale. Nel mio piccolo da qualche anno ho costituito con alcuni amici un piccolo gruppo d’acquisto solidale, compriamo in gruppo direttamente dai fornitori, instauriamo un rapporto con chi spesso fatica a portare avanti quella cultura alimentare rurale oramai quasi cancellata dalla grande distribuzione. Mangiamo bene, spendiamo bene, e specialmente sosteniamo una cultura sempre più dimenticata. Ad agosto grazie al mio amico Andrea siamo entrati in contatto con Alessandro, un macellaio di Arquata del Tronto a cui il sisma aveva portato via la casa ma non la macelleria. In pochi giorni con altri tre gruppi d’acquisto abbiamo organizzato l’acquisto di tutta la carne pronta per le sagre di fine estate e che rischiava di andare buttata. Ci siamo impegnati a sostenere Alessandro organizzando degli acquisti che consentissero di mantenere in piedi una attività che non aveva più clienti in zona.
Con il terremoto di questa mattina Alessandro ci ha fatto sapere che è tutto finito. La macelleria è totalmente lesionata. Il suo sconforto sentito per trasposte parole fa male. Eppure questo sconforto va vinto. Non so cosa succederà adesso. Sono però sicuro che il nostro sostegno in qualche modo non mancherà. Sostegno pratico, reale e concreto. Non parliamo dei quattro stracci che sono stati mandati ad agosto (quanta roba inutile fu mandata). Si tratta di fare scelte concrete. Ognuno di noi può fare una riflessione. Non possiamo permetterci di lasciar abbandonare quei luoghi, non possiamo permetterci di lasciar abbandonare quella terra e quella cultura (così come qualcuno vorrebbe). La modernità oggi può essere di aiuto. Un gruppo d’acquisto che sostenga produttori di quelle zone è un modo concreto. Organizzare gemellaggi tra scuole italiane e scuole di zone terremotate è un altro modo concreto. Tante altre cose possono essere fatte. Non basta lavarsi la coscienza con un piatto di amatriciana in giro per l’Italia. Questo terremoto può essere occasione di cambiamento per loro ma anche per tutti noi. Che ognuono di voi pensi ad un modo concreto per sostenere la ricostruzione, non solo mandando soldi. E forse non nsolo la voro vita ma anche la nostra un pochettino potrà cambiare.
Forza Alessandro, forza Nazzareno. Non mollate e non fate mollare chi vi sta vicino. Perché la vostra storia è anche la nostra storia, la vostra cultura è anche la nostra cultura. Si può ricostruire e non cancellare. Noi siamo con voi.
Con affetto
Gianni

2012

2013

2014

2011

2010

Società

 

Posizionare il vostro device vicino all'immagine e avviare il vostro software QR-CODE che leggerà le informazioni contenute.