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Considerazioni sulla crisi

Chi mi conosce sa da quanto tempo esprimo delle critiche sull’andamento della situazione economica e dei mercati, ma gli sviluppi ultimi, per tempistica e dimensione, stanno superando ogni mia più pessimistica previsione. Dopo aver assistito e riflettuto su quanto sta accadendo in questi giorni, ho deciso di scrivere due righe per illustrare il mio pensiero sulla situazione attuale, sulle cause che l’hanno generata e su quelli che potrebbero essere gli sviluppi futuri, al fine di determinare una strategia d’azione per proteggere i propri risparmi dagli effetti che questa crisi porta, in modo lucido e razionale per evitare scelte sbagliate dettate dall’emotività del momento.

ANALISI DELLA SITUAZIONE

Vediamo alcuni fattori economici e di mercato:

- tassi d’interesse ai minimi storici

- livello alto di indebitamento ed in crescita

- economie occidentali ferme, economie dei paesi emergenti ancora in forte crescita

- mercati azionari in ribasso

- euro in forte ribasso

- oro e argento in rialzo

- grossi timori sui conti pubblici dei singoli paesi europei

- necessità di manovre correttive pesanti

- incertezza sulla moneta unica

- ecc

Quasi tutti i fattori presentati sono negativi e rappresentano lo stato di crisi attuale, ma non lo spiegano.

ANALISI DELLE CAUSE

Questa situazione di crisi può essere capita solo tornando indietro nel tempo, andando a ricercare le cause vere che l’hanno determinata.

La crisi “sarebbe” ufficialmente scoppiata nel 2007, quando i tassi d’interesse erano saliti violentemente, causando una crisi di liquidità per i debitori (aumento delle rate di pagamento dei mutui e dei finanziamenti), le due conseguenze principali sono state: l’aumento delle insolvenze (non ce la faccio più a pagare) con inevitabile crisi del sistema bancario (fallimento della Lehman Brothers in USA, della Northern Bank in GB) e forte calo dei consumi (se pago di più per le rate mi rimangono pochi soldi per le spese giornaliere) con inevitabile calo del fatturato per le aziende.

I governi sono intervenuti con importanti capitali destinati al salvataggio del sistema finanziario (nazionalizzazione o finanziamento di istituti bancari e assicurativi) e al sostegno dell’occupazione e delle aziende. Questi interventi hanno fatto aumentare pesantemente i deficit e i debiti pubblici dei singoli stati. I mercati si sono tranquillizzati e con l’afflusso di nuovi capitali sono tornati a crescere nel 2009. I capitali forniti al sistema finanziario non sono però arrivati al sistema produttivo che si finanzia tradizionalmente da quello bancario, accentuando il peso della crisi per le aziende, per i lavoratori e per le famiglie. In pratica i mercati si sono ripresi ma le economie no.

In un quadro di debolezza generale si sono quindi inseriti gli speculatori che hanno attaccato gli stati più deboli, prima la Grecia, poi Portogallo, Spagna, Italia…

Gli stati a questo punto hanno cercato di mettere sotto controllo i mercati, di bloccare le speculazioni, dando l’idea che la crisi fosse prevalentemente colpa degli speculatori cattivi.

Situazioni simili si sono verificate ciclicamente in passato, a volte con piccoli dettagli diversi ma con risultati simili. Fasi di grande crescita seguite da fasi di grande crisi.

A questo punto una domanda nasce spontanea: ma se per l’ennesima volta mi viene la febbre perché vado sempre in giro scoperto mentre fuori nevica, la colpa è della neve che cade o mia che non mi copro mai?

Se è vero che l’esperienza insegna, per esempio sarebbe già efficace affacciarsi alla finestra prima di uscire per vedere che tempo fa. Diciamo che in questo momento fuori dalla finestra sta già piovendo, guardando i nuvoloni bisognerebbe cercare di capire se sarà pioggia passeggera o grandinata…

C’è chi prevede il peggioramento del tempo perché gli fanno male le ossa, io vorrei cercare di analizzare le cause di questa ennesima crisi in modo più analitico.

1° considerazione: il nostro sistema economico è sempre stato basato sul debito!

Significa che se uno stato vuole fare degli investimenti per far sviluppare il paese, si indebita emettendo titoli di stato; se una azienda vuole investire in un progetto, si finanzia con i soldi dei proprietari o con soci azionisti oppure si indebita con degli investitori (obbligazioni) o con una banca; se un privato vuole comprare una macchina o una casa o la compra con i soldi che ha oppure si indebita con una finanziaria o con una banca; una banca a sua volta raccoglie soldi dai correntisti per prestarli poi ad altri privati o ad aziende, ma se non basta chiede soldi in prestito ad un’altra banca o alla banca centrale. In questo modo si crea denaro e lo si fa circolare.

2° considerazione: chi presta i soldi (creditore) è sempre più ricco, chi se li fa prestare (debitore) è spesso più povero.

Infatti subito dopo aver ricevuto soldi in prestito tutti si sentono più ricchi, mentre sono potenzialmente più poveri perché il prestito ricevuto lo devi restituire con gli interessi. E se i redditi sono superiori agli interessi, si rimborsa il debito e si sta tranquilli, ma se i redditi sono inferiori agli interessi, i soldi prima o poi finiscono e ti rimane solo il debito.

Il debito lo puoi spostare in là nel tempo facendo nuovo debito, ma così non risolvi il problema, anzi lo accresci. Il debito lo puoi eliminare rimborsandolo, ma devi averci soldi veri. Gli stati in passato lo avevano ridotto svalutando la moneta specialmente quando il debito lo avevi con un altro stato.

3° considerazione: i mercati finanziari fanno una selezione naturale (ma spietata) di buoni e cattivi creditori e debitori.

I mercati finanziari consentono la vita di questo sistema perché banconote, azioni, obbligazioni, titoli di stato ed altri strumenti sono essenzialmente soldi prestati (quindi debito) da un soggetto ad un altro, e per avere valore devono poter circolare, poter trasferirsi da un soggetto ad un altro a seconda delle necessità.

Oggi il livello di indebitamento è al limite massimo per tutti i soggetti (stati, famiglie, aziende, banche), abbiamo tutti un reddito inferiore agli interessi che paghiamo, e sul mercato gli operatori spostano i soldi al sicuro, cercando di liberarsi dei “debiti” rischiosi alla ricerca di “debiti” più sicuri.

Conclusione: credo sia evidente che le cause della crisi siano antecedenti al 2007, questo è un sistema economico basato sul debito che dopo tanti anni sta mostrando i suoi limiti. Il mercato sta solo rendendo evidente una situazione per troppo tempo sottovalutata.

Il sistema ciclicamente ha bisogno di una crisi per rimettere alcune cose a posto, alcuni soggetti si rafforzano ed altri si impoveriscono. Il sistema spietatamente fa pulizia dei cattivi debitori e dei cattivi creditori. La storia lo insegna, è già successo e così continuerà a succedere.

COSA ACCADRA’?

Domanda da un miliardo di dollari!

Gli stati, le aziende, le banche troppo indebitate devono per forza ridurre il loro indebitamento. Ma in che modo?

Le strade possibili sono:

– sicuramente piani di riduzione della spesa (spesa pensionistica, stipendi pubblici, sanità, ecc…)

– il rifinanziamento del debito diluito su scadenze più lunghe,

– il default (fallimento) parziale o totale

– la svalutazione della valuta (per i paesi che possono farla).

In ogni caso solo le banche centrali hanno oramai la capacità di intervenire per salvare il sistema. Probabilmente gli interventi arriveranno solo quando non si potrà più farne a meno, preceduti da speculazioni non solo sulle borse ma specialmente su titoli di stato e valute. La volatilità (oscillazione del valore di un titolo rispetto all’andamento medio) sarà alta. Insomma SI BALLA!

In ogni caso l’opera di pulizia sarà lunga e travagliata, e gli effetti saranno evidenti per tutti i cittadini in tanti aspetti della vita quotidiana che richiederanno un cambiamento dei nostri stili di vita.

COSA FARE?

Se il barometro indica pioggia forte o addirittura tempesta, sarà cosa giusta proteggersi con un bell’ombrello ed un impermeabile. Se il mare è previsto in tempesta, i pescatori saggi portano le barche dentro al porto al sicuro.

Parlando dei propri soldi, la cosa più saggia da fare è prendere coscienza dei rischi futuri e cercare di evitarli in attesa che si plachi la tempesta: questa crisi non finirà presto, gli effetti degli interventi di austerità saranno duraturi e saranno a carico di tutti, riduzioni di stipendi, delle pensioni, del personale, delle spese, provocheranno una fase di ulteriore frenata dei consumi che colpirà i fatturati delle aziende, dei redditi delle famiglie, ecc, con ripercussioni sui mercati azionari ed obbligazionari. E’ quindi bene fare molta attenzione.

In una situazione del genere i rischi maggiori da cui proteggersi sono i seguenti:

il rischio insolvenza per i soggetti più indebitati: il mercato venderà i titoli di stati e società con livelli di indebitamento troppo elevati. Questo scatenerà un ribasso dei prezzi e un rialzo dei rendimenti, cioè un aumento dei tassi e quindi maggior difficoltà di ripagare il debito e conseguente accentuazione dello stato di crisi (già visto con la Grecia).

Il rischio oscillazione del valore: non solo per i titoli azionari ma anche per i titoli obbligazionari e per i mercati valutari.

Il rischio svalutazioni: gli stati potrebbero essere tentati di svalutare le valute, così da svalutare il debito (si parla sempre più frequentemente di Euro 1 ed Euro 2); la crisi del debito fatto sul mercato immobiliare potrà provocare un ribasso dei valori degli immobili (già fortissimi in Spagna, Stati Uniti).

La ricerca di rendimenti è da effettuarsi solo su quei titoli con caratteristiche di basso livello di indebitamento e crescita sostenuta e costante.

Le soluzioni da attuare per limitare questi rischi e proteggere i propri capitali sono:

Per la sicurezza del capitale a copertura del rischio insolvenza o svalutazione sono consigliabili titoli di stato a scadenze brevi, tassi variabili, di emittenti altamente affidabili (Germania, Francia), una scelta di sicurezza che sfrutterebbe in positivo gli eventuali effetti di una divisione dell’Euro o dell’uscita di qualche stato dalla moneta unica;

Per la stabilità del valore investito nel tempo sono consigliabili polizze assicurative di capitalizzazione, sono fondi di investimento con vincoli temporali di un solo anno, che rispetto ai fondi finanziari hanno clausole che prevedono rendimenti minimi garantiti;

Per la ricerca di maggiori rendimenti sono consigliabili solo su piccole fette di capitale, fondi obbligazionari e azionari dei paesi emergenti, tramite fondi (per diversificare meglio il rischio), con ottica temporale lunga (oltre 5 anni) e con modalità di accumulo graduale (piani di accumulo) per gestire la volatilità. I paesi emergenti pur avendo sistemi politici deboli hanno mediamente debiti pubblici inferiori ai paesi occidentali, economie più dinamiche (producono a bassi costi) e beneficeranno sicuramente delle svalutazioni delle valute occidentali.

Tale diversificazione risponde ad una logica di ricerca razionale di sicurezza e protezione e consente rendimenti accettabili con oscillazioni temporanee del valore limitate o addirittura assenti.

Gianni Di Noia

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Società

 

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