Questo sito usa i cookie.  I cookiee sono una diavoleria informatica che serve per migliorare il sito e la vostra esperienza quando lo si utilizza. I cookies necessari per il funzionamento essenziale del sito sono già stati impostati. Per maggiori dettagli vai su Privacy.
Se hai letto e accetti i cookies di questo sito clicca su Accetto

Articoli

Decalogo per la crisi

Qualche giorno fa si sono incontrati i capi di governo delle 20 nazioni più industrializzate del mondo per decidere una strategia comune per affrontare la crisi mondiale. Un incontro importante che testimonia l’attualità della crisi. Com’è andato questo incontro? Gli stati europei hanno deciso di dimezzare i deficit statali entro il 2013 e di azzerarli entro il 2016, perché il debito pubblico di tutti i paesi ha raggiunto livelli troppo alti e pericolosi. Non si può continuare a spendere più di quanto si produce, così si fallisce, perciò i singoli stati dovranno approntare manovre di riduzione della spesa pubblica e aumento delle tasse. Gli Stati Uniti hanno detto che per loro è prioritaria una crescita economica con creazione di posti di lavoro e per questo sono pronti a far crescere la loro spesa pubblica, anche a costo di aumentare il loro già gigantesco debito pubblico. In pratica invece di trovare una soluzione comune alla crisi si sono detti che ognuno andrà per la sua strada. Ma se lo sono detti con il sorriso sulle labbra tra una foto di gruppo e una partita del mondiale sudafricano. Quale sarà la ricetta giusta? Lo sapremo presto probabilmente. Pochi giorni dopo in Italia la Confindustria annunciava che la crisi è finita, il presidente del Consiglio affermava che l’Italia sta uscendo dalla crisi prima e meglio degli altri paesi europei, infatti mentre in Gran Bretagna il premier Cameron annunciando una manovra finanziaria da 100 miliardi per ridurre il debito pubblico diceva ai suoi cittadini che dovevano prepararsi a fare sacrifici e cambiare stile di vita, mentre in Germania la Merkel annunciava una manovra da 85 miliardi di Euro tenere sotto controllo il debito pubblico tedesco, in Italia si sta discutendo animatamente per una manovra finanziaria di soli 25 miliardi. Eppure noi siamo il paese con il rapporto debito/Pil più alto in Europa. C’è qualcosa che non torna. C’è qualcuno che è preoccupatissimo per il livello del debito pubblico del suo paese, mentre qualcun’altro ci convive da anni con un debito alto e forse pensa di poterlo controllare bene. Il punto debole dei paesi in questo momento è evidentemente il livello di debito. Nella storia si sono verificati diversi casi di riduzione del debito: con una guerra (come dopo la prima e seconda guerra mondiale), con una iperinflazione (come l’Italia del 1948), con un fallimento parziale o totale (vedi Argentina, Russia, Brasile, ecc), con una forte crescita del Pil (come negli Stati Uniti) o con una lunga fase di austerità. Le prime tre situazioni non sono certo auspicabili, la quarta è stata scelta dagli Americani, ma loro si possono permettere di stampare dollari a volontà (ma non sappiamo ancora per quanto tempo), l’ultima è quella scelta dall’Europa o meglio imposta dalla Germania. E allora prepariamoci, questa crisi sarà lunga, ci sarà da stringere la cinghia volontariamente prima di doverlo fare per forza.

Gianni Di Noia

2012

2013

2014

2011

2010

Società

 

Posizionare il vostro device vicino all'immagine e avviare il vostro software QR-CODE che leggerà le informazioni contenute.