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Crisi di mercato o crisi globale?

Che differenza c’è tra una crisi di mercato e una crisi globale? La crisi esplosa nel 2007 lo ha dimostrato, la crisi globale colpisce tutti, mercati, economie, stati, famiglie, aziende. E questa è la crisi di un sistema basato sul finanziamento a debito, ci fa sentire tutti più ricchi salvo poi scoprirci più poveri. Sarebbe il caso di cominciare a riflettere su un sistema diverso. Ma la maggioranza delle persone sembra accettare passivamente questo stato di cose senza accorgersi che un’alternativa che poteva essere scelta, pianificata, programmata e preparata ci verrà imposta gioco forza, col risultato che non avendo capito le cause di questa crisi rischiamo di sbagliare le soluzioni.

Facciamo allora un po’ di storia recente. Nel 2007 si assiste ad una impennata dei tassi di interesse che ha come conseguenza l’aumento dell’importo delle rate pagate sui debiti. Superata una certa soglia molti non ce l’hanno più fatta a ripagare il debito, prime fra tutti le famiglie con mutui a tassi variabili, e poi le aziende troppo indebitate, colpite tra l’altro dal calo inevitabile dei consumi e quindi dei loro fatturati. A quel punto il problema si è spostato sulle banche gravate dalle numerose insolvenze. Il panico si è quindi riversato sui mercati. Gli interventi di stati e banche centrali hanno salvato molte banche ed aziende e nonostante tutto alcuni nomi importanti non hanno retto il peso della crisi, Northern Bank, Lehman Brothers, General Motors. Tali interventi hanno salvato dal tracollo i mercati che nel 2009 hanno visto una forte ripresa, a costo però di un’esplosione dei deficit e dei debiti pubblici degli stati. Ancora una volta il problema del debito.

E oggi? Uno studio della McKinsey Global Institute ha fotografato bene la situazione. Considerando il debito aggregato composto dal debito pubblico, delle famiglie, delle aziende, delle istituzioni bancarie e confrontandolo con la capacità produttiva del paese (PIL) si ha la dimostrazione di del fato che i livelli di indebitamento sono oramai insostenibili. La Gran Bretagna ad esempio risulta il più indebitato con un debito del 450% rispetto al Pil.

Di fronte ad un simile situazione due sono le strade: o si riduce il debito o si incrementa il Pil. Oppure tutte e due insieme. Per ridurre il debito occorre tagliare le spese, cosa che andrebbe a deprimere la crescita economica. L’incremento del Pil si ottiene con un aumento delle spese, ma in un sistema economico che finanzia la spesa solo chiedendo denaro in prestito questo significherebbe superare gli attuali livelli di indebitamento. Senza contare che poi si pone il problema di trovare qualcuno che finanzia un soggetto già indebitato, e a quale costo? Grecia e Spagna ne hanno già pagato le conseguenze. Catastrofista? Lo stesso studio della McKinsey dimostra come storicamente il problema debito si sia risolto anche con una guerra o con l’iperinflazione. Insomma volendo ci sono anche soluzioni peggiori.

Uno scenario come l’attuale ha visto i capi di governo del G20 riuniti a Toronto in Canada, dove tra una foto di gruppo e una partita del mondiale in Tv (Toronto come Pomigliano, tutto il mondo è paese), si doveva discutere quali strategie comuni adottare per affrontare la crisi. Risultato? Gli Stati Uniti punteranno a stimolare l’economia per creare nuovi posti di lavoro, anche a costo di gonfiare ulteriormente il loro deficit statale (tanto loro stampano dollari a piacimento, ma per quanto tempo ancora?). Gli europei hanno invece deciso di intraprendere la strada dell’austerity, dimezzare il deficit statali entro il 2013 e azzerarli entro il 2016. In pratica tagli alla spesa pubblica, sociale, ai servizi, ecc.

Gianni Di Noia

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Società

 

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