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Perché la crisi sarà ancora lunga

Al di là delle dichiarazioni di circostanza, i responsabili di governo non possono non diffondere fiducia e tranquillità al popolo, tranne poi dichiarare che abbiamo superato momenti difficili dopo che una bufera è passata sperando di evitare la prossima in arrivo. Ma una lettura attenta di alcuni fatti inconfutabili non può che portare ad una presa di coscienza della serietà per non dire della drammaticità della attuale situazione.

1) Gli stati europei si sono impegnati a dimezzare il deficit entro il 2013 e ad azzerarlo entro il 2016. Una decisione ufficializzata al G20 di Toronto ma imposta dalla Germania e dalla Banca Centrale Europea. Tanto per capirci, l’Italia con un deficit di 80 miliardi di Euro, dovrà tagliare il deficit di 13 mld ogni anno per i prossimi 6 anni.

Questo piano di rientro dal deficit può essere raggiunto se i tassi di interesse sui titoli di stato rimarranno bassi nei prossimi anni. E’ perciò prevedibile il proseguimento di una politica di tassi bassi da parte della BCE per finanziare l’acquisto concertato di titoli di stato da parte di banche, assicurazioni, enti previdenziali fino all’acquisto diretto da parte della BCE. Una operazione indispensabile per prevenire speculazioni stile Grecia, ma in chiara alterazione del mercato.

2) I soldi che gli stati hanno impiegato per il salvataggio delle banche sono serviti a ripatrimonializzare le banche, ma non sono poi ricaduti sul mercato delle imprese e ai privati. Le norme di Basilea 3 e Solvency obbligheranno banche ed assicurazioni ad aumentare i livelli di patrimonializzazione gradualmente nei prossimi anni, con la possibilità che i capitali raccolti si fermino nelle casse degli istituti invece che immettersi nel circuito produttivo per finanziar imprese e privati.

3) La lotta per il recupero dell’evasione fiscale si farà più incisiva, ma in realtà si sta già accanendo su chi è più facile da controllare, lavoratori dipendenti e pensionati e piccoli imprenditori che magari sono in ritardo con il pagamento di multe, bolli, canoni per colpa della crisi.

4) I costi di questo risanamento cadranno molto facilmente sulle spalle della categoria più debole, i privati, lavoratori e pensionati. Abbandonati a se stessi al grido di meno stato più società, ovvero meno welfare più mercato.

In pratica nei prossimi sei anni dovremmo vedere gli stati (ed in particolar modo l’Italia) tagliare la spesa pubblica, le banche proseguire nel risanamento dei bilanci aumentando la raccolta e riducendo i finanziamenti a privati e imprese, le imprese sempre più impegnate a tagliare i costi di produzione o delocalizzando o tagliando posti o contratti di lavoro, in un processo complessivo che di certo non potrà far crescere in misura esponenziale l’economia, anzi sarà già molto se si riuscirà ad evitare una nuova pesante recessione.

Sarà difficile per i sindacati fare battaglie per rinnovi dei contratti e aumenti salariali se l’obbligo per tutti è tagliare le spese. Sarà difficile per le aziende rimanere concorrenziali sul mercato senza delocalizzazione. Sarà difficile per le pubbliche amministrazioni fare la lotta a sprechi e clientelismi.

Sarà difficile perché non si vede all’orizzonte chi proponga un dibattito serio su come si possa coniugare sviluppo e ridimensionamento della spesa.

Ma attenzione, se mercato selvaggio deve essere, credo sia possibile prepararsi a combattere la battaglia utilizzando le stesse armi del mercato.

L’asimmetria informativa per esempio, che è la differenza di potere data dal fatto di avere una conoscenza maggiore rispetto ad una controparte, è uno dei punti delicati del mercato. Può essere combattuta ricominciando a informare le persone, a fare formazione, a vantaggio del settore più debole della società, quello dei privati (ora lavoratori, o consumatori, o clienti o utenti) così come l’articolo precedente sui mutui di surroga spero sia stato utile dimostrazione.

Gianni Di Noia

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Società

 

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