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In tempo di crisi la chiesa può far miracoli

Abbiamo visto quali cambiamenti pratici potrebbero essere introdotti nelle regole del grande gioco dell’economia e della finanza per provare a cambiare la tendenza di questa crisi.

Ma oltre agli aspetti pratici andrebbero analizzati anche alcuni aspetti morali: per realizzare tutto questo cambiamento occorre un’ etica solidaristica, una volontà di ricostruire, una attenzione al bene comune, un rigore morale che oggi sembra scomparso non solo in chi ci governa, ma anche in quelle forze alternative ed antagoniste a questo sistema globalizzato e capitalistico.

Vuoi per l’adeguarsi al sistema, vuoi per la corruzione dilagante, vuoi per il “così fan tutti”. Dopo la caduta del muro di Berlino, il capitalismo si è diffuso come modello unico di sviluppo, proponendo una falsa idea del mercato, apparentemente libero, in realtà condizionato dallo strapotere della finanza.

Oggi anche Russia e Cina hanno economie che oramai possiamo considerare capitaliste. A parte alcuni economisti etichettati come catastrofisti, e poche voci libere di dissenso, una delle poche voci autorevoli che aveva lanciato moniti ed avvertimenti su ciò che stava per accadere è quella della Chiesa. Da anni ha dimostrato di essere attenta alle problematiche non solo spirituali ma anche materiali dell’uomo.

Fin dai tempi di Leone XIII e della Rerum Novarum, poi attraverso la Dottrina Sociale della Chiesa, fino ai nostri giorni. Già Paolo VI con l’enciclica Popolorum Progressio, poneva il problema dello sviluppo integrale dell’uomo, poi ancora Giovanni Paolo II che anche dopo la caduta del comunismo ha sempre in più occasioni ammonito che il capitalismo non poteva essere la soluzione dei problemi dell’umanità.

Ed infine Benedetto XVI, con l’enciclica Caritas in Veritate, ha dimostrato di avere una visione chiara di questa crisi economica, fino a sbilanciarsi proponendo l’economia del dono come modello alternativo da perseguire. Anche se alcune situazioni in passato e ancora oggi danno l’idea di una distanza tra ciò che la Chiesa propone nelle parole e ciò che realizza nei fatti, rimangono comunque forti ed importanti le prese di posizione che questi papi negli anni hanno manifestato.

Oggi invece in Italia anche a sinistra si parla di liberismo, e per esempio, a guardare la cronaca, sia a destra che a sinistra sono troppo evidenti le vicinanze con banchieri a suo tempo responsabili della diffusione di una grande quantità di strumenti derivati sul territorio italiano. Strumenti che hanno portato sul dissesto finanziario migliaia di aziende ed enti locali e che sono ancora oggi oggetto di contenziosi giudiziari.

Oggi proprio questa crisi riporta alla luce della ribalta ciò la Chiesa ha sempre affermato. C’è la possibilità di tornare a discutere di un modello di sviluppo e di società più solidale. C’è la possibilità di provare a cambiare qualcosa. Ma chi può essere protagonista di questo cambiamento?

Oggi in Italia concretezza e rigore morale sembrano essere presenti prevalentemente in una parte importante del paese, forse la parte migliore, che è rappresentata dal mondo del volontariato, sia laico che cattolico. Un mondo che in questi anni ha spesso sostituito lo stato nell’erogazione di tanti servizi sociali e assistenziali. Un mondo fatto di tante persone, uomini e donne, giovani e anziani, impegnati in un lavoro enorme e per di più gratuito. In questa fase sia a livello nazionale che a livello mondiale, si chiede a gran voce di volta in volta l’ingresso di un cavaliere bianco che arrivi al galoppo a salvare la patria.

Occorrerebbe invece una chiamata generale alle persone di buona volontà all’impegno per rifondare le strutture di questa società. E se la parte laica del mondo del volontariato è molto frazionata senza una voce unica che la rappresenti, diversa è la questione del mondo cattolico che tra le tante diverse realtà si riunisce nel corpo unico della Chiesa cattolica sotto la guida del Papa.

La realtà è che le parole dei diversi Pontefici non sono state recepite e trasformate in atti concreti dalla base del mondo cattolico, in troppi casi sono rimaste lettera morta. Una società prevalentemente cattolica si è lasciata scivolare in una passiva accettazione di modelli di vita in cui la solidarietà umana ha lasciato il posto ad un egoismo derivante da questo sistema in cui conta solo il denaro.

Negli anni è stato evidentemente fallimentare il tentativo di influenzare la società e la vita politica italiana attraverso rappresentanti cattolici presenti nelle diverse realtà politiche che hanno diviso la società in questi anni, rappresentanti che troppo spesso non hanno dato una testimonianza del loro credo, al punto che ultimamente in più occasioni i vescovi hanno dovuto lanciare appelli alle nuove generazioni, a nuove figure di cattolici per impegnarsi in politica. Allo stesso tempo una realtà importante come quella della finanza cattolica non sembra essersi adeguatamente differenziata dal mondo della finanza capitalistica. Cosa fare?

Oggi, vista la gravità della situazione, sembra giunto il momento di una chiamata oserei dire vocazionale, agli uomini e alle donne del mondo cattolico e in special modo a chi vive ed ha vissuto l’esperienza del servizio e del volontariato, a trasformare e rinnovare le strutture di questa società partendo dal basso, cambiando concretamente ciascuno il proprio stile di vita, ricominciando a reintrodurre nel dibattito culturale e negli atti concreti quotidiani il valore della produzione, della sostenibilità dello sviluppo, del lavoro al servizio dell’uomo, del consumo eticamente responsabile, di un agricoltura rispettosa dei cicli naturali, in sintesi il valore assoluto del bene comune.

Una chiamata che partendo dal Papa venga amplificata e riportata dai vescovi nelle realtà locali, in ogni diocesi, fino alle singole parrocchie, a realizzare forme concrete di economia solidale. Una chiamata che avrebbe l’effetto di trainare anche quel mondo del volontariato laico, purché si abbia il coraggio di unirsi sui valori comuni invece che sulle inevitabili diversità.

Esistono esperienze positive che dimostrano come un simile progetto non sia utopico ma assolutamente possibile e realizzabile: dall’economia di comunione, alle esperienze di micro-credito che in alcune parrocchie vengono sperimentate con successo, ai gruppi di acquisto che invece sono più diffusi nel mondo laico. Insomma un atto di coraggio concreto, una scommessa sulla Chiesa di popolo, sulle persone, una scommessa sul cambiamento della base, invece che sul cambiamento dei vertici. Atti resi necessari dalla gravità della situazione.

Una scommessa urgente prima che le difficoltà sfocino in atti di protesta e di violenza che in altri paesi si sono già visti e che non hanno in realtà cambiato più di tanto la situazione. Una scommessa forte sul cambiamento volontario e consapevole della società prima che sia la crisi a cambiare con sofferenza il nostro stile di vita. Una spinta morale dal basso che costringerebbe partiti, sindacati, e istituzioni a ricostruire un circuito di dialogo costruttivo. E che sarebbe salutare per tutti.

In alternativa non rimane che aspettare inermi un destino già segnato.

Gianni Di Noia

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Società

 

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