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La crisi

Da tempo sentiamo parlare della crisi, molti la stanno sentendo anche sulla loro pelle. Alcuni dicono che sta finendo, altri dicono che il peggio deve ancora venire. Chi avrà ragione? Ma specialmente quali sono le cause di questa crisi? La speculazione? L’Euro? Le banche? Perché se si capissero le cause di questa crisi si troverebbero anche i rimedi per superarla.

Proviamo a mettere un po’ di ordine. La crisi c’è. Ce l’hanno detto i capi di governo del G20 (il gruppo dei 20 paesi più industrializzati) che si sono riuniti a Toronto in Canada per decidere iniziative comuni. Ce lo dicono i mercati: tassi d’interesse ai minimi storici, mercati azionari in ribasso, euro in forte ribasso, oro e argento in rialzo. Ce lo dicono i dati macroeconomici: i debiti pubblici e i deficit degli stati sono altissimi ed in crescita, mentre il Pil (Prodotto Interno Lordo) è in crescita ma troppo leggera. Quasi tutti i fattori presentati sono negativi e rappresentano lo stato di crisi attuale, ma non lo spiegano.

Proviamo allora a tornare indietro di qualche anno. La crisi “sarebbe” ufficialmente scoppiata nel 2007, quando i tassi d’interesse erano saliti violentemente, causando una crisi di liquidità per i debitori (aumento delle rate di pagamento dei mutui e dei finanziamenti), le due conseguenze principali sono state: l’aumento delle insolvenze (non ce la faccio più a pagare) con inevitabile crisi del sistema bancario (fallimento della Lehman Brothers in USA, della Northern Bank in GB) e forte calo dei consumi (se pago di più per le rate mi rimangono pochi soldi per le spese giornaliere) con inevitabile calo del fatturato per le aziende.

I governi sono intervenuti con importanti capitali destinati al salvataggio del sistema finanziario (nazionalizzazione o finanziamento di istituti bancari e assicurativi) e al sostegno dell’occupazione e delle aziende. Questi interventi hanno fatto aumentare pesantemente i deficit e i debiti pubblici dei singoli stati. I mercati si sono tranquillizzati e con l’afflusso di nuovi capitali sono tornati a crescere nel 2009. I capitali forniti al sistema finanziario non sono però arrivati al sistema produttivo che si finanzia tradizionalmente da quello bancario, accentuando il peso della crisi per le aziende, per i lavoratori e per le famiglie. In pratica i mercati si sono ripresi ma le economie no.

In un quadro di debolezza generale si sono quindi inseriti gli speculatori che hanno attaccato gli stati più deboli, prima la Grecia, poi Portogallo, Spagna, Italia…

Gli stati a questo punto hanno cercato di mettere sotto controllo i mercati, di bloccare le speculazioni, dando l’idea che la crisi fosse prevalentemente colpa degli speculatori cattivi.

Situazioni simili si sono verificate ciclicamente in passato, a volte con piccoli dettagli diversi ma con risultati simili. Fasi di grande crescita seguite da fasi di grande crisi.

A questo punto una domanda nasce spontanea: ma se per l’ennesima volta mi viene la febbre perché vado sempre in giro scoperto mentre fuori nevica, la colpa è della neve che cade o mia che non mi copro mai?

Se è vero che l’esperienza insegna, per esempio sarebbe già efficace affacciarsi alla finestra prima di uscire per vedere che tempo fa. Diciamo che in questo momento fuori dalla finestra sta già piovendo, guardando i nuvoloni bisognerebbe cercare di capire se sarà pioggia passeggera o grandinata…

C’è chi prevede il peggioramento del tempo perché gli fanno male le ossa, io vorrei cercare di analizzare le cause di questa ennesima crisi in modo più analitico.

1° considerazione: il nostro sistema economico è sempre stato basato sul debito!

Significa che se uno stato vuole fare degli investimenti per far sviluppare il paese, si indebita emettendo titoli di stato; se una azienda vuole investire in un progetto, si finanzia con i soldi dei proprietari o con soci azionisti oppure si indebita con degli investitori (obbligazioni) o con una banca; se un privato vuole comprare una macchina o una casa o la compra con i soldi che ha oppure si indebita con una finanziaria o con una banca; una banca a sua volta raccoglie soldi dai correntisti per prestarli poi ad altri privati o ad aziende, ma se non basta chiede soldi in prestito ad un’altra banca o alla banca centrale. In questo modo si crea denaro e lo si fa circolare.

2° considerazione: chi presta i soldi (creditore) è sempre più ricco, chi se li fa prestare (debitore) è spesso più povero.

Infatti subito dopo aver ricevuto soldi in prestito tutti si sentono più ricchi, mentre sono potenzialmente più poveri perché il prestito ricevuto lo devi restituire con gli interessi. E se i redditi sono superiori agli interessi, si rimborsa il debito e si sta tranquilli, ma se i redditi sono inferiori agli interessi, i soldi prima o poi finiscono e ti rimane solo il debito.

Il debito lo puoi spostare in là nel tempo facendo nuovo debito, ma così non risolvi il problema, anzi lo accresci. Il debito lo puoi eliminare rimborsandolo, ma devi averci soldi veri. Gli stati in passato lo avevano ridotto svalutando la moneta specialmente quando il debito lo avevi con un altro stato.

3° considerazione: i mercati finanziari fanno una selezione naturale (ma spietata) di buoni e cattivi creditori e debitori.

I mercati finanziari consentono la vita di questo sistema perché banconote, azioni, obbligazioni, titoli di stato ed altri strumenti sono essenzialmente soldi prestati (quindi debito) da un soggetto ad un altro, e per avere valore devono poter circolare, poter trasferirsi da un soggetto ad un altro a seconda delle necessità.

Oggi il livello di indebitamento è al limite massimo per tutti i soggetti (stati, famiglie, aziende, banche), abbiamo tutti un reddito inferiore agli interessi che paghiamo, e sul mercato gli operatori spostano i soldi al sicuro, cercando di liberarsi dei “debiti” rischiosi alla ricerca di “debiti” più sicuri.

Conclusione: credo sia evidente che le cause della crisi siano antecedenti al 2007, questo è un sistema economico basato sul debito che dopo tanti anni sta mostrando i suoi limiti. Il mercato sta solo rendendo evidente una situazione per troppo tempo sottovalutata.

Il sistema ciclicamente ha bisogno di una crisi per rimettere alcune cose a posto, alcuni soggetti si rafforzano ed altri si impoveriscono. Il sistema spietatamente fa pulizia dei cattivi debitori e dei cattivi creditori. La storia lo insegna, è già successo e così continuerà a succedere.

COSA ACCADRA’?

Domanda da un miliardo di dollari!

Gli stati, le aziende, le banche troppo indebitate devono per forza ridurre il loro indebitamento. Ma in che modo?

Le strade possibili sono:

– sicuramente piani di riduzione della spesa (spesa pensionistica, stipendi pubblici, sanità, ecc…)

– il rifinanziamento del debito diluito su scadenze più lunghe,

– il default (fallimento) parziale o totale

– la svalutazione della valuta (per i paesi che possono farla).

In ogni caso solo le banche centrali hanno oramai la capacità di intervenire per salvare il sistema. Probabilmente gli interventi arriveranno solo quando non si potrà più farne a meno, preceduti da speculazioni non solo sulle borse ma specialmente su titoli di stato e valute. La volatilità (oscillazione del valore di un titolo rispetto all’andamento medio) sarà alta. Insomma SI BALLA!

In ogni caso l’opera di pulizia sarà lunga e travagliata, e gli effetti saranno evidenti per tutti i cittadini in tanti aspetti della vita quotidiana che richiederanno un cambiamento dei nostri stili di vita.

Gianni Di Noia

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Società

 

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