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Genio italico: dai furbetti del quartierino… ai furboni!

La storia siamo noi diceva Francesco De Gregori, nessuno si senta escluso… la storia dà torto e dà ragione… ed è per questo che la storia dà i brividi, perchè nessuno la può fermare.

Ed è bello andare a rileggere i fatti col senno di poi. Qualcuno direbbe che è troppo facile, è vero. Fare pronostici è sempre difficile, ma poi si vede chi ha avuto torto e chi ha avuto ragione.

C’era un periodo della mia vita in cui compravo tutti gli anni il numero di Astra di dicembre, quello con l’oroscopo di tutto l’anno, lo mettevo nel cassetto senza leggerlo, poi lo tiravo fuori la sera del capodanno successivo per vedere se ci avevano preso con le previsioni. Giochi di gioventù.

E allora, col mitico senno di poi, andiamo a vedere la storia della Banca Antonveneta. Una banca con un passato niente male, intrighi, fallimenti, fusioni, morti strane, roba da thriller. Fino ad arrivare al 2005. La Popolare di Lodi tenta la scalata all’Antonveneta, l’appoggio di Antonio Fazio per salvare l’italianità della banca, l’intervento della magistratura, Fiorani (amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi) arrestato, Fazio che si dimette, insomma la famosa storia dei FURBETTI DEL QUARTIERINO.

L’Antonveneta finisce nelle mani dell’Abn Amro, colosso bancario olandese, di proprietà della RBS, colosso bancario scozzese (la banca della regina), che quando scoppia la crisi vende l’Antonveneta al Banco Santander, colosso bancario spagnolo. E’ il 2007, sotto la guida di Mario Draghi (nominato al posto di Antonio Fazio governatore della Banca Centrale d’Italia) si conclude una stagione di mega fusioni bancarie, manca tra le grandi banche solo il Monte Paschi di Siena. Che rimedia presto comprando la Banca Antonveneta per un valore di 9 miliardi di Euro dal Banco Santander. Con un aumento di capitale da 6 miliardi di Euro.

Mentre la borsa boccia l’operazione con un -11% il giorno della notizia, imprenditori, politici e commentatori vari, si sbizzarriscono ad elogiare l’operazione che porterà alla nascita del terzo gruppo bancario italiano. I sindacati invece si preoccupano solo che vengano mantenuti i livelli occupazionali. Il titolo MPS in borsa vale 4,18 € (il giorno prima della notizia). L’amministratore delegato è tale Mussari. E’ l’8 novembre 2007.

Oggi il Monte Paschi di Siena è in gravissima crisi, in borsa vale 0,23 € (-94%). La magistratura sta indagando sull’operazione MPS-Antonveneta. Si indaga anche su collegamenti politici poco chiari.

Il suo ex amministratore delegato per premio è stato nominato presidente dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana). L’ex governatore della Banca d’Italia per merito è stato nominato governatore della BCE. Chi esaltava la lungimiranza dell’operazione Antonveneta si candida a guidare il futuro governo italiano. I sindacati dovranno subire i tagli e ridimensionamenti di personale senza possibilità di resistere di fronte alla grave crisi. Che dire: dai furbetti del quartierino ai FURBONI DEL QUARTIERONE.

Con la banca è in discussione e sotto inchiesta tutto un modo di fare politica, finanza, imprenditoria di una città intera che forse è lo specchio di una nazione intera. E’ in discussione anche un certo modo di essere clienti, di cittadini clienti, investitori, utenti che oggi assieme ad una città intera si lamenta e sbraita dopo aver goduto di finanziamenti facili, squadra di calcio in Serie A, squadra di basket pluricampione. Vi siete divertiti finora? Non era il caso di guardare qualche partita in meno e qualche bilancio in più?

Qualcuno potrebbe obiettare che questa crisi è globale, mondiale, planetaria, che non era prevedibile, che col senno di poi…

Tutto giusto, se non fosse che l’8 novembre del 2007 erano passati già 92 giorni, tre mesi dallo scoppio della peggiore crisi dal mitico ’29. Se non fosse che qualche povero imbecille col senno di prima aveva manifestato qualche perplessità sulla “follia” di una operazione finanziaria di quel livello in quel momento.

E non dimenticatevi di seguire la vicenda, perchè sotto elezioni… ne usciranno delle belle.

Oggi il Monte Paschi di Siena vive grazie agli aiuti di stato, qualcuno dice che potrebbe essere nazionalizzato. Le sue obbligazioni sono state giudicate junk bond (spazzatura). Chi ha pensato questa operazione se avesse aspettato qualche mese (visto che la crisi globale delle banche era già iniziata) avrebbe regalato alla città gli stessi successi con una banca ancora in discreta salute. Ma chi aveva pensato a questa operazione è stato premiato con ben più alti incarichi.

Chi invece aveva giudicato folle l’operazione è rimasto un povero imbecille…

Anche la borsa aveva giudicato folle l’operazione. Allora perchè non chiedere a qualche trader di borsa di entrare al governo? Non sia mai, meglio scegliere tra tecnici e politici di provata esperienza.

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso….

PS: ringraziamo comunque la stampa nazionale che sui giornali di questi giorni, per giustificare i protagonisti dell’epoca, posticipa lo scoppio della crisi al settembre 2008 (fallimento Lehman Brothers). Come potevano sapere lor signori che…

A presto

Gianni Di Noia

 

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,

siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.

La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.

La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,

questo rumore che rompe il silenzio,

questo silenzio così duro da masticare.

E poi ti dicono “Tutti sono uguali,

tutti rubano alla stessa maniera”.

Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.

Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,

la storia entra dentro le stanze, le brucia,

la storia dà torto e dà ragione.

La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,

siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.

E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)

quando si tratta di scegliere e di andare,

te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,

che sanno benissimo cosa fare.

Quelli che hanno letto milioni di libri

e quelli che non sanno nemmeno parlare,

ed è per questo che la storia dà i brividi,

perchè nessuno la può fermare.

La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,

siamo noi, bella ciao, che partiamo.

La storia non ha nascondigli,

la storia non passa la mano.

La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

Francesco De Gregori

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Società

 

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