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Viva l’Italia… di Romeo e Giulietta

2 giugno, festa della Repubblica, festa degli italiani. E gli italiani in festa grideranno ad una sola voce “Viva l’Italia”.

Questo accadrà nelle piazze italiane dove politici e rappresentanti delle istituzioni (quindi comunque politici) renderanno omaggio a quel 2 giugno di 65 anni fa in cui più o meno convintamente si scelse la repubblica e non più la monarchia come forma del governo del nostro paese.

Non so dire chi avesse ragione, oggi mi verrebbe da dire che era meglio avere un solo re con cui prendertela invece di tutto questo insieme di partiti e partitini. Ma in quegli anni una gran parte degli italiani trovò la forza di uscire da una guerra devastante preceduta da vent’anni di dittatura, dando vita forse al periodo storico più bello dell’Italia moderna: gli anni ’50, gli anni della ricostruzione, vincitori e vinti, democristiani, comunisti, fascisti, monarchici, divisi dalle idee, ma uniti dall’imperativo categorico di riprendere una vita normale. E la partecipazione fu di tutti, nel lavoro, nella società, nella politica. Una gara spontanea nel dare il meglio di se stessi, nell’interesse personale ma anche nel cercare di superare l’altra parte, quella antagonista. E di questa competizione ne ha beneficiato tutto il paese. Perché menti eccelse guidavano partiti, associazioni, aziende formate da persone pronte all’impegno ed al sacrificio nella costruzione di un futuro per il paese, per se stessi, per i propri figli. Ricercando idee di futuro diverse, muovevano comunque il paese in avanti.

Oggi 65 anni dopo, la situazione è un po’ diversa, non abbiamo più le menti eccelse, non abbiamo più i vecchi riferimenti politici, artistici, culturali (stanno morendo tutti per sopraggiunti limiti d’età) non c’è più un popolo disposto all’impegno. Sembra un’immagine un po’ desolante e depressiva. Ma depresso é il panorama o l’osservatore?

Certo il punto di vista dell’osservatore è importante, ma la realtà non cambia. Shakespeare raccontò al mondo la bellissima storia di Romeo e Giulietta e della loro morte che pose fine alle lotte tra due importanti famiglie. Un cronista di nera avrebbe raccontato la tragica storia della faida tra le famiglie dei Montecchi e dei Capuleti conclusasi con la morte di due giovani innamorati.

Tornando alla situazione attuale ci sarebbe da domandarsi: cosa potrebbe provocare un cambio di direzione al paese?

Sull’apporto dei nostri politici c’è poco da dire: oggi dopo aver assistito a parate militari (in austerità) e manifestazioni varie, sentiremo retorici discorsi sulla necessità di politiche per il lavoro (ma non diranno mai quali), sulla necessità di superare le politiche di austerità (che loro stessi hanno provocato). Sentiremo sindacalisti nelle piazze fare proposte di politiche per il lavoro vecchie e superate che hanno già contribuito abbastanza a creare questa devastante situazione. Ad ascoltarli ci saranno quattro gatti che sventolando un po’ di bandierine tricolori supereranno lo shock di “così importanti parole” godendosi lo spettacolo delle Frecce Tricolori o di qualche fanfara dei Bersaglieri. E poi domani sarà un altro giorno.

Occorrerebbero idee diverse, parole diverse, fatti diversi. Ci sono ma dove vengono espresse, spesso non vengono poi ascoltate. Servirebbe che le parole tornassero ad avere un significato. Tutti parlano di democrazia, cioè di modalità di governo del popolo. In una democrazia rappresentativa come la nostra, noi deleghiamo altri a rappresentare i nostri interessi. Questo richiederebbe istituzioni democratiche (partiti, sindacati, associazioni) capaci di ascoltare le istanze della base popolare. Oggi i nostri rappresentanti “democratici” vengono a spiegarci quali sono i nostri interessi e come sapranno curarli.

Quanto questo modello sia lontano dalla realtà lo dimostrano le recenti elezioni amministrative. 50% di affluenza alle urne, che significa anche 50% di astensione. Frutto di campagne elettorali ridicole, sempre le solite. Ci si sarebbe aspettato un cambiamento dopo le elezioni politiche, ed invece niente. E se nulla cambia in tanti iniziano a pensare che non serve a niente andare a votare.

D’altra parte l’unica novità era il Movimento 5 Stelle. Giovani ed inesperti, in gran parte moralmente integri, sono caduti nelle trappole dei partiti ed organi di informazione tradizionali. Ma solo uno stupido poteva pensare che avrebbero cambiato il mondo in un istante, senza dare loro il tempo di fare esperienza, di commettere anche errori. Così quei pochi che sono andati a votare hanno continuato a dare il voto a quei partiti che da tempo hanno perso la loro legittimazione morale.

Nel frattempo il mondo va avanti, la crisi continua, le politiche di intervento stanno creando nuovi problemi più grandi di quelli vecchi ancora irrisolti. In Italia la politica si sta aggiornando, al governo c’è una fondazione politica che ha di fatto superato lo schema classico dei partiti, ma questo non sembra preoccupare molto gli italiani.

Ma questa è l’Italia dei Montecchi e dei Capuleti. E Giulietta e Romeo sono ancora una volta destinati a morire.

Ed allora mi ritornano alla mente le parole della stupenda canzone di Francesco De Gregori, era il 1979, come se l’avesse scritta ieri.

Viva l’Italia, l’Italia liberata,

l’Italia del valzer, l’Italia del caffè.

L’Italia derubata e colpita al cuore,

viva l’Italia, l’Italia che non muore.

Viva l’Italia, presa a tradimento,

l’Italia assassinata dai giornali e dal cemento,

l’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,

viva l’Italia, l’Italia che non ha paura.

Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare,

l’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare,

l’Italia metà giardino e metà galera,

viva l’Italia, l’Italia tutta intera.

Viva l’Italia, l’Italia che lavora,

l’Italia che si dispera, l’Italia che si innamora,

l’Italia metà dovere e metà fortuna,

viva l’Italia, l’Italia sulla luna.

Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre,

l’Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre,

l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste,

viva l’Italia, l’Italia che resiste.

A presto

Gianni Di Noia

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