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Quello che si vede e quello che non si vede

E’ il titolo di un libro di un importante scrittore, filosofo ed economista francese dell’800, Fréderic Bastiat. Nel primo capitolo Bastiat afferma che la differenza tra un cattivo economista ed un bravo economista è tutta qui: uno si limita all’effetto visibile, mentre l’altro tiene conto e dell’effetto che vede e di quelli che occorre prevedere. Interessante.

In realtà molti potrebbero obiettare che una persona che tenga conto di ciò che non si vede potrebbe essere considerato paranoico, oppure soffrire di allucinazioni.

A questo punto occorre fare una doverosa distinzione, quella tra illusione ed allucinazione. Nel caso dell’illusione una persona percepisce la realtà, ma altera questa percezione. L’allucinazione invece è una falsa percezione in assenza di uno stimolo esterno reale.

Perché tutte queste distinzioni nelle definizioni da dizionario? Così! Mi andava!

In realtà è da un po’ di giorni che osservo l’andamento dei mercati, ascolto i commenti degli esperti, e poi rifletto tra me e me. Osservo un po’ divertito ed un po’ preoccupato ciò accade, mi verrebbe voglia di raccontare qualcosa, ma poi mi fermo. E’ da un po’ che mi conoscete, sapete come la penso. Cerco di raccontare ciò che vedo in un modo il più possibile romanzato, non per alleggerire o deformare la realtà, ma per rendere il racconto più accettabile.

Perché quando si parla di economia, di finanza, si parla anche dei nostri soldi, di quelli che abbiamo e di quelli che non abbiamo. E quindi parliamo della nostra vita, di tutte quelle cose che vorremmo fare con i nostri soldi. Ecco perché con i soldi abbiamo un rapporto emotivo e non razionale. A volte fin troppo emotivo.

E quindi se vi parlassi in maniera razionale e logica, dei meccanismi di creazione del denaro, delle regole della nostra economia, delle regole della finanza mondiale, molti di voi, anche quelli più preparati, non capirebbero. Ad un certo punto scatterebbe la paura, l’emotività irrazionale. Che offusca tutto.

La finanza non è complicata da capire (se ci sono riuscito io…). Personalmente ho iniziato ad interessarmi di economia e finanza ascoltando i collegamenti dalla Borsa di Milano di un grande giornalista della Rai, Everardo Dalla Noce. Raccontava di sali e scendi dei mercati come se fosse un grande romanzo di avventura. Affascinante. Ogni tanto penso a come avrebbe raccontato la crisi di questi giorni. Mi domando specialmente, se avrebbe cercato di far capire l’assurdità della situazione che stiamo vivendo o se avrebbe continuato a raccontarla come un romanzo.

Avrete capito che non sono molto ottimista circa la situazione attuale, mi preoccupa specialmente il fatto che fin dai primi scritti vado dicendo che non si può affidare la soluzione della crisi a chi l’ha provocata oppure a chi non ha saputo prevederla. Avremmo dovuto affidarci a dei bravi economisti, ma in troppi li hanno considerati catastrofisti, gente che parla di effetti che non si vedono (al momento, poco dopo invece li senti direttamente).

Ed allora eccoci qua, qualcuno potrà dire “che palle Gianni, sempre il solito catastrofista”. Ma d’altra parte che vi devo dire, la cronaca di questi giorni ci torna a parlare di bolle finanziarie. Ed una bolla lo sappiamo tutti cos’è. In fisica la bolla si descrive come una sacca di gas o di vapore immersa in un’altra sostanza, generalmente un fluido (liquido o gas). Se il contenuto è più debole della sostanza in cui è immersa, la bolla scoppia.

Se a scoppiare però è una bolla finanziaria, qualcuno perde dei soldi. Solitamente ci rimettono anche quelli che i soldi non li hanno. Guardiamo quanti hanno perso il lavoro per colpa della crisi finanziaria, anche se non avevano investito soldi.

Se volessimo allora capire razionalmente perché il prezzo delle zucchine sale o scende al supermercato, dovremmo cercare di capire che cos’è il denaro, come funziona l’economia, come funzionano i mercati. Non come lo spiegano a scuola, ma come lo spiega la realtà. Magari con l’aiuto di qualcuno che spiegasse gli effetti che non si vedono immediatamente, un bravo economista appunto. Non di quelli con il master USA.

Difficile che tutto ciò avvenga. Abbiamo troppa paura, preferiamo correre tra le braccia dei nostri carnefici conosciuti, piuttosto che affrontare l’ignoto. Lo dice pure il detto “chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa cosa lascia ma non sa cosa trova”. La paura ci impedisce di scoprire che dietro l’angolo ci sono soluzioni positive, che adesso non vediamo.

E allora continuiamo a saltellare felici sul prato, a vedere lo spettacolo di queste bolle variopinte e colorate, sempre più grandi, sempre più grandi. E dopo averle viste scoppiare, torneremo alla realtà, un po’ più tristi, ma forse più cresciuti.

A presto

Gianni Di Noia

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