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CI-PROvano sempre (e ci riescono pure)!

E’ la solita storia, si diceva una volta che le colpe dei padri ricadono sui figli, in questo caso le colpe di politici e finanzieri ricadono sui cittadini.

Ma ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B, anche nella mitica Unione Europea, dal passato glorioso, con un presente preoccupante ed un futuro… lasciamo perdere.

Anche in questi giorni si è consumato il solito spettacolo dell’horror finanziario con finale scontato. Ma andiamo per gradi.

La crisi di una porzione di piccola isola del Mediterraneo, rischia di mandare in tilt la possente Unione Europea. E già ci sarebbe da ridere, si perché la porzione europea di Cipro ha un Pil di 17 mld di Euro. Fatturano di più le nostre malandate squadre di calcio. Ma se fallisse la Roma o la Lazio, ci sarebbero suicidi di massa in città, non certo la crisi europea. Però ci hanno detto che Cipro rischia il default, ma non ci dicono il perché. Che allora vi racconto io.

Cipro è un’isola che vive di pesca e turismo se parliamo di economia reale. Se parliamo di finanza, si scopre che a Cipro sono nate molte società finanziarie attratte da una tassazione agevolata alle imprese.

Dicasi PARADISO FISCALE. In pratica la società Pincopallo di nazionalità prevalentemente russa, ma anche inglese, italiana, etc etc, apriva una sede a Cipro per pagare meno tasse. Magari fatturando alla sede cipriota introiti non per forza perfettamente legali. La società Pincopallo quindi versava i soldi in una tranquilla filiale di una banca locale. La tranquilla banchetta cipriota coi soldi depositati dalla società Pincopallo che cosa ci faceva?

All’inizio ha iniziato a prestarli ai tranquilli cittadini ciprioti (che si sono indebitati per comprare case, macchine, barche, ecc), ma dopo aver prestato soldi all’ultimo sprovveduto isolano, ha scoperto di avere ancora molti soldi in cassa, perché non c’era solo la società Pincopallo a versare, ma anche tante altre società straniere che aprivano sedi a Cipro per eludere le tasse al paese loro. Una normale situazione da paradiso fiscale.

Allora la piccola banchetta cipriota cosa ha pensato di fare? Si è detta, perché non prestiamo soldi anche in Grecia, sono così bravi i nostri vicini di mare… e poi hanno cominciato ad entrare nel mondo della finanza internazionale, raccogliere i capitali da investitori stranieri per farli circolare sui mercati finanziari internazionali. Chiaramente era facile controllare il cliente cipriota della banca se è lo stesso da cui vai a fare la spesa tutti i giorni, meno facile era controllare i clienti sparsi dall’altra parte del mare Mediterraneo. Tutto questo grazie ai processi di deregolamentazioni finanziarie ed economiche a livello mondiale.

Fu così che un giorno scoppiò la crisi globale, i soldi che le banche cipriote avevano prestato in giro per il mondo cominciarono a non venire restituiti e nelle casse delle banchette cipriote cominciò a scarseggiare la liquidità. Non c’erano più soldi. E siccome Cipro fa parte dell’Unione Europea, ha dovuto chiedere aiuto alla BCE, la banca centrale europea, quella governata da quel banchiere italiano che anni fa autorizzò l’acquisizione della Banca Antonveneta da parte del Monte Paschi di Siena.

A parte il fatto che ci sarebbe da domandarsi perché l’Unione Europea ha fatto entrare un paese come Cipro che di importante aveva solo il fatto di essere un paradiso fiscale (o forse è entrato proprio perché è un paradiso fiscale?), fatto sta che alla fine il presidente cipriota si è accordato per ricevere 10 mld di Euro di aiuti in cambio di un prelievo forzoso sui conti correnti ciprioti. Giustamente le leggi per attrarre i capitali dall’estero le hanno fatte i politici, e a pagare è il pescivendolo, o il cittadino normale.

L’ipocrisia europea e quella della stampa italiana in particolare, ha esaltato il sussulto di autonomia del parlamento cipriota che ha “strenuamente” difeso i depositi fino ai 100.000 € (quelli dei poveri cittadini ciprioti) e tassato i conti con più di 100.000 € (quelli dei ricchi russi), soluzione accettata anche dall’Europa per il salvataggio. Ora si che i ciprioti possono stare tranquilli!!! Con le loro banche salvate, i 10 miliardi di aiuti aumenteranno il debito pubblico cipriota del 60% in un colpo solo, e chi credete che pagherà i costi di un debito pubblico così alto? Domandatelo al popolo cipriota!

Ma d’altra parte c’è chi dice che i cari ciprioti hanno vissuto fin’ora al di sopra delle loro possibilità, hanno alimentato l’illegalità fiscale, eppure non mi sembra che ne i loro governanti ne i burocrati europei abbiano annunciato cambiamenti delle norme fiscali e bancarie.

E si, perché se prendi i soldi dai conti correnti dei cittadini, crei un precedente che mette in allarme i cittadini italiani, spagnoli, portoghesi, insomma di quei paesi che vengono considerati male in Nord Europa, se invece cambi le norme comunitarie per i criteri di stabilità delle banche europee e per le normative fiscali dei paesi europei, crei un precedente pericoloso per paesi come il Lussemburgo, che ha depositi bancari molto superiori all’economia reale del paese e una tassazione sulle società ridicola.

Ma i cittadini lussemburghesi sono più fortunati di quelli ciprioti (per ora). E’ chiaro che ora quelli che hanno più di 100.000 € sui conti correnti italiani, spagnoli, portoghesi e (non si sa mai) francesi ora sono avvisati, avranno un po’ di tempo per spostare i soldi da qualche altra parte, così la situazione delle loro banche potrà peggiorare e quando i buoi saranno scappati arriveranno i “salvatori della patria” europei. E chi credete che pagherà il conto del salvataggio? Cameriere…

In nord Europa invece le cose le fanno per bene, mica come noi italiani o quei fessi di ciprioti. Quando una banca olandese (la SNS Bank) raccoglie depositi per cifre simili all’economia di una nazione e li presta a casaccio in giro per il mondo e poi non li vede più tornare indietro (un po’ come le banche cipriote, ma per cifre molto maggiori), non lo va mica a sbandierare a tutti sbraitando ad alta voce, lo dice piano piano al ministro delle finanze olandese, che zitto zitto nazionalizza la banca senza troppe storie. E i soldi statali per salvare la banca chi ce li metterà? Il cittadino olandese che essendo molto più “civile” di noi neanche si lamenta.

CI-PROvano sempre e ci riescono pure.

Da noi invece, i nostri politici a tutto pensano, tranne che a noi, perché in una guerra finanziaria come quella che stiamo vivendo bisognerebbe fare fronte unito per difendere quel popolo che li ha votati. Ma la lezione evidentemente non è bastata.

Eppure sarebbe così semplice: questa crisi finanziaria è stata creata dalla deregolamentazione dei mercati finanziari che sono cresciuti a discapito dell’economia reale. Per uscirne quindi basterebbe tornare a separare le banche commerciali dalle banche d’affari. In questo modo le crisi finanziarie provocherebbero il fallimento delle banche d’affari malgestite (che andrebbero lasciate fallire), qualcuno perderebbe i propri soldi (ma tanto in molti li perdono già così…) ma si ricreerebbe una economia reale basata sul lavoro che manterrebbe in vita le banche commerciali classiche.

Oggi invece siamo costretti a sostenere il sistema finanziario perché, anche se non ce ne accorgiamo, il prezzo delle cose che compriamo, dal temperamatite fino alla nostra casa e di conseguenza il nostro reddito o stipendio, solo per il 10% è dato dal nostro e dal vostro lavoro, il restante 90% che vi piaccia o no, è solo finanza!

E oggi dipendiamo dai salvataggi delle banche centrali (che hanno creato il problema) come un tossicodipendente in cura dal suo spacciatore.

A presto

Gianni Di Noia

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