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Articoli

Derivati di Stato

Si ritorna a parlare di derivati grazie alla giornalista Milena Gabanelli che dalle pagine del Corriere della Sera rispolvera una sua vecchia inchiesta sui derivati contratti dallo Stato italiano che si dice ci consentirono di aggiustare i conti pubblici per entrare nell’Unione Europea sul finire degli anni ’90. Pare che a causa di questi derivati solo nel 2013 lo Stato italiano abbia pagato 3 miliardi di Euro alle banche emittenti.

Ma come funzionano questi derivati? Perché lo Stato paga queste cifre ogni anno? La maggior parte dei derivati emessi a livello mondiale sono legati all’andamento dei tassi d’interesse. Per capirci, se ho un mutuo a tasso variabile e salgono i tassi dovrò sicuramente pagare rate più alte in futuro. E’ quindi possibile stipulare un contratto derivato con una banca, ce ne sono di diversi tipi. Un derivato può impegnare la banca a pagare la maggiorazione delle rate future in caso di aumento dei tassi, il tutto a fronte di un premio incassato (è come una polizza assicurativa). Ma in altri casi il derivato, oltre alla banca emittente, può impegnare il cliente a pagare la differenza in negativo delle rate in caso di discesa dei tassi.

Questo sembra essere il caso dei derivati contratti dallo Stato italiano. Negli anni ’90 il costo del denaro era elevato, l’Italia pagava un alto tasso d’interesse sui titoli di Stato ed i risparmiatori erano tutti contenti, ma i conti non erano in regola con i parametri richiesti dall’Unione Europea. Di fatto il calo dei tassi d’interesse ha ridotto la spesa statale per interessi sul debito, trasformandola però in spesa per derivati. Ci abbiamo guadagnato o perso? Difficile dirlo, senza questi derivati forse non saremmo in Europa ed il giudizio sull’operazione è influenzato dall’idea europeista o meno. Di fatto abbiamo fissato la spesa per interessi ai livelli degli anni ’90. E a questo punto assume un aspetto diverso l’idea berlusconiana di rimanere ai margini dell’Euro come la Gran Bretagna, così come la polemica sulla crisi del 2011. L’aumento dei rendimenti sui titoli di Stato italiani che arrivarono al 7% nel novembre 2011 portando alla caduta del governo Berlusconi, sarebbe dovuto essere coperto dai derivati sottoscritti in precedenza.

Ma il condizionale è d’obbligo perché come testimoniato dalla Gabanelli su questi derivati non c’è trasparenza da parte del Tesoro. E allora chissà… ai posteri l’ardua sentenza.

http://www.corriere.it/inchieste/reportime/economia/tesoro-tira-dritto-derivati-stato-8-miliardi-garanzia-banche-d-affari-estere/8f88d6e6-8a19-11e4-a99b-e824d44ec40b.shtml

Gianni Di Noia

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Società

 

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