Questo sito usa i cookie.  I cookiee sono una diavoleria informatica che serve per migliorare il sito e la vostra esperienza quando lo si utilizza. I cookies necessari per il funzionamento essenziale del sito sono già stati impostati. Per maggiori dettagli vai su Privacy.
Se hai letto e accetti i cookies di questo sito clicca su Accetto

Articoli

My name is Bond, Risk Bond…

No, non abbiamo sbagliato il titolo, James Bond era il mitico agente 007 sempre impegnato in pericolose missioni, il rischio era il suo mestiere. Ma oggi parliamo di altri bond. In gergo finanziario i bond sono le obbligazioni (bancarie o societarie) o i titoli di stato.

Li conosciamo perché molti sono abituati ad andare in banca o dal proprio consulente finanziario per chiedere come investire in tranquillità i propri risparmi. Una volta gli italiani erano abituati a comprare i Bot, ogni anno li rinegoziavano ed ogni anno si ottenevano tassi di interesse più alti. Molti rimpiangono quei tempi, senza considerare che quegli interessi lo stato li ripagava con le tasse che riscuoteva che anch’esse ogni anno erano più elevate. E lo stato piano piano era arrivato al dissesto finanziario.

Oggi invece i Bot non rendono quasi più niente, ed alla richiesta di rendimento da parte dei clienti il solerte funzionario si trova a consigliare una obbligazione della banca o la partecipazione ad un’asta di Btp.

Tutti hanno paura delle azioni perché è troppo alto il rischio di oscillazioni, mentre ci si sente più tranquilli con obbligazioni e titoli di stato. Eppure molti analisti stanno parlando di rischio dei titoli obbligazionari.

My name is Bond, Risk Bond.

E allora proviamo a spiegare alla casalinga di Voghera cos’è questo rischi e dove lo si trova.

Il primo rischio di una obbligazione è che la società o lo stato a cui hai prestato i tuoi soldi sia effettivamente in grado di restituirteli a scadenza. Si chiama rischio emittente. Ci possiamo fidare dello stato italiano o della nostra banca o della società xxx? In teoria ci dovrebbero essere i rating, ovvero i giudizi di affidabilità sulle società emittenti a dirci quanto possiamo fidarci, ma in passato non sono stati proprio precisissimi, ricordate il caso Lehman Brother con la tripla AAA (massima fiducia)?

Un indicatore dovrebbe essere il rendimento proposto. Un maggior rendimento dovrebbe corrispondere ad un maggior rischio. Bene, mentre scrivo il titolo di stato italiano a 10 anni ha un rendimento del 2,322%. Il titolo di stato americano con la identica durata ha un rendimento del 2,357%. Tradotto in termini di rischio lo stato americano dovrebbe essere meno affidabile dello stato italiano. Non serve essere premi Nobel dell’economia per capire che c’è qualcosa che non quadra.

Ma quale altro rischio corro acquistando un titolo di stato o un’obbligazione?

L’oscillazione del prezzo. Se compro un titolo di stato italiano decennale, so che lo compro ad un prezzo di 100, ogni anno incasso una cedola del 2,322% e a scadenza mi riprendo i miei 100 €. Se tengo il titolo fino a scadenza non ho problemi: incasso le cedole ogni anno e a scadenza riprendo il capitale. Ma se ho bisogno di vendere il titolo prima della scadenza cosa succede? Lo venderò a prezzo di mercato, che potrà essere più alto o più basso.

Da cosa dipende il prezzo futuro del titolo. Dall’andamento del mercato dei tassi d’interesse. Facciamo un esempio per aiutare a capire.

Se tra 1 anno sul mercato ci saranno tassi di interesse più bassi, ci potrebbe essere lo stesso tipo di titolo con durata residua di 9 anni con una cedola ipotizziamo del 2%. Se io volessi vendere il mio titolo sul mercato lo venderò bene perché ha una cedola maggiore degli altri sul mercato. Potrei quindi vendere il mio titolo a 103-104 con un bel guadagno.

Se tra 1 anno invece ci saranno tassi di interesse più alti, ci potrebbe essere lo stesso tipo di titolo con durata residua di 9 anni con una cedola ipotizziamo del 2,6%. Se io volessi vendere il mio titolo sul mercato farei fatica a venderlo, perché in giro ci sarebbero titoli con cedole maggiori. A quel punto sarei costretto ad abbassare il prezzo e venderlo a 97-96, con una perdita che potrebbe anche superare le cedole incassate.

A questo punto la domanda è: tra un anno i tassi di interesse saranno più alti, più bassi o stabili?

La palla di vetro non credo sia affidabile. Di certo si dice che la banca centrale americana potrebbe alzare i tassi di interesse l’anno prossimo. E se questo dovesse accadere pensate che un investitore sano di mente investirebbe i propri soldi su un titolo di stato italiano al 2% piuttosto che su un titolo di stato americano magari al 3%?

A voi la risposta.

In pratica se i tassi rimarranno stabilmente bassi avremo rendimenti ridicoli per lungo tempo (e per fortuna che c’è la deflazione!), se i tassi dovessero salire ci sarebbe un calo pesante dei prezzi di titoli di stato e obbligazioni.

E’ già accaduto ai titoli italiani nel 2011 e ai titoli dei paesi emergenti nel 2013.

Forse in tanti erano già a conoscenza del funzionamento delle regole del mercato, ma la casalinga di Voghera era tanto preoccupata dalle notizie dei giornali e mi è sembrato giusto darle una risposta la più semplice possibile.

Quali alternative? E’ un discorso lungo e magari ne parliamo alla prossima puntata.

A presto.

Gianni Di Noia

2012

2013

2014

2011

2010

Società

 

Posizionare il vostro device vicino all'immagine e avviare il vostro software QR-CODE che leggerà le informazioni contenute.