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La crisi del settimo anno…

No, no, il matrimonio va bene!Il settimo anno è già passato da un po’.

E’ la crisi dei mercati e dell’economia che “festeggia” i 7 anni.

Quel giorno me lo ricordo bene, era il 9 agosto 2007, mi trovavo in vacanza e il giornale radio parlava del pesante calo dei mercati finanziari, la banca francese BNP Paribas aveva annunciato il congelamento di tre fondi che investivano in ABS, obbligazioni che in realtà erano prestiti fatti a soggetti ad alto rischio di insolvenza cartolarizzati, cioè trasformati in strumenti finanziari. La tensione sui mercati era testimoniata dal rialzo dei tassi d’interesse interbancario, le banche non si fidavano a prestarsi i soldi tra di loro e si facevano pagare il maggior rischio. Le banche centrali intervennero immettendo liquidità sui mercati. Era iniziata la crisi dei mutui subprime.

Quella mattina mi recai all’internet point del paese per cercare qualche informazione in più. Ne uscii “rassicurato”, era un anno che parlavo con clienti ed amici di una situazione insostenibile che avrebbe portato ad una gravissima crisi, molti mi prendevano per matto, i mercati finanziari andavano alla grande ed il mio pessimismo appariva veramente fuori luogo.

Il grido di “casellante… senti che botto” divenne un tormentone che qualche amico sicuramente ricorda come il tentativo di sdrammatizzare una situazione che fin dal primo momento mostrava una gravità che era difficile da spiegare. Quello che è successo dopo ve l’ho raccontato in questi anni con articoli a volte un po’ lunghi da leggere, un piccolo prezzo da pagare per la difficoltà di descrivere perché quella “prossima ripresa” che ripetutamente giornali, politici, economisti, insomma gli esperti, quelli bravi ci propinavano periodicamente non era mai così prossima.

Sette anni dopo mi ritrovo a rivivere le stesse sensazioni, i mercati finanziari in questi anni sono risaliti, in alcuni casi a livelli superiori al 2007, ma questa volta con una situazione economica molto più grave. Il sistema non ha modificato le sue regole. Le cause della crisi di allora sono ancora li presenti ed immutate. La percezione delle persone è limitata, sappiamo tutti che c’è la crisi ma ancora non ci si immagina quanto possa essere importante ed in ogni caso l’unica reazione degli italiani si è manifestata nell’affidarsi alle parole di speranza dell’attuale presidente del consiglio Renzi.

Ma è al mondo che bisogna guardare! In questi giorni i mercati finanziari stanno ricominciando a mostrare tensioni negative, e come spesso è accaduto in passato proprio i mercati finanziari possono aiutarci a capire quanto sia importante la situazione.

Il ministero dell’economia il mese scorso ha comunicato l’annullamento delle aste di titoli di stato del mese di agosto, ufficialmente per mancanza di esigenze di spesa, ma il rialzo dello spread di questi giorni potrebbe far pensare che qualcuno al MEF ha giocato di anticipo rispetto a probabili tensioni sui mercati finanziari più o meno preannunciate.

Ad agosto molti vanno in vacanza, altri invece scrivono lettere ai governi (ricordate il 2011?). E se le lettere non vengono lette allora si può pure parlare ad alta voce urbi et orbi. Mario Draghi ad esempio ci informa che è giunto il momento di cessioni di sovranità, e se lo dice lui che conosce meglio di noi la situazione internazionale vuol dire che la situazione è veramente grave.

Ma cosa c’è di così importante in giro per il mondo? Le guerre? No, quelle ci sono sempre state, non sono mai la causa di una crisi, piuttosto l’effetto. E allora? Provo a riepilogarlo brevemente: viviamo in un sistema economico creato alla fine della seconda guerra mondiale, un sistema che vede gli Stati Uniti in posizione predominante sul resto del mondo essendo riuscita a Bretton Woods ad imporre il dollaro come moneta mondiale di riferimento. Oggi questo predominio è messo in discussione dall’avvento dell’Euro prima e dalla crescita degli ex paesi emergenti, i famosi BRIC, Brasile, Russia, India guidati dal colosso Cina che stanno cercando di rompere gli schemi attuali stipulando accordi commerciali che non prevedano l’uso del dollaro come valuta di scambio. Se le operazioni in corso proseguissero potete immaginare le conseguenze sulla massa abnorme di dollari, reali o digitali che siano, in giro per il mondo e quindi sulla forza economica degli USA nel mondo. E chiaramente gli americani non stanno li fermi a guardare.

L’ultima volta che un cambio di baricentro economico così importante si è verificato è stato appunto tra il 1939 ed il 1945. Allora il potere economico della sterlina dell’impero britannico lasciò il posto al potere economico del dollaro. Oggi i focolai di guerra sono sparsi in giro per il mondo ma una guerra finanziaria è in corso proprio dal 2007, quando guarda caso lo scoppio della crisi coincise con le massicce vendite di obbligazioni bancarie americane da parte di Cina e Russia.

Dopo le piogge di giugno e luglio, questa estate ci regalerà forse un bel po’ di sole, sui mercati finanziari farà invece molto caldo, chi può ne tragga le debite considerazioni. La gente normale investe solo sperando nel rialzo dei prezzi, ma così come si alternano le stagioni allo stesso modo si alternano i cicli finanziari. Queste ultime giornate ancora non ci stanno dicendo che il vento dei mercati sta cambiando direzione, ma gli investitori quelli forti sanno guadagnare anche con i mercati che scendono. E pare proprio che stiano affilando le armi.

Staremo a vedere, quella che si sta profilando sembra la battaglia finale (finanziaria), obiettivo principale: il dollaro. Vedremo come si disporranno le truppe in campo, accordi commerciali, piattaforme valutarie, dazi, sanzioni economiche, c’è di tutto in questo periodo che diventerà certamente storico, per un Risiko estivo che volenti o nolenti ci vedrà protagonisti ancora molto a lungo.

Gianni Di Noia

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