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La libertà ai tempi di Facebook

Come ogni anno torna il 25 aprile la polemica sulla festa della Liberazione, avvolta da antiche e mai dimenticate divisioni, divisioni oramai superate dal tempo per mancanza di protagonisti, ma alimentate da chi forse ha un interesse di sopravvivenza di rendite di posizione più intellettuali che altro. Divisioni superate tra l’altro dall’attualità che vede approssimarsi il prossimo turno elettorale europeo (per chi se lo fosse dimenticato), un turno importante perché sempre più le decisioni importanti vengono prese in Europa con i governi locali chiamati a ratificare ciò che viene prescritto a Bruxelles. Un turno importante perché oggi la crisi sta trasformando queste elezioni in un referendum pro o contro l’Euro. E già molti stanno parlando di prossima festa della Liberazione… dall’Euro.

Festeggiare la Liberazione significa essere in stato di libertà e di goderne appieno, ma possiamo dire di essere in libertà oggi? Possiamo dire di essere sempre stati in stato di libertà dopo il 25 aprile 1945?

Molti diranno certamente di si! Abbiamo vissuto la libertà dopo il ’45. Molti altri diranno che da quando siamo entrati nell’Euro abbiamo perso la nostra libertà o meglio la nostra sovranità! Ma è la stessa cosa?

La libertà è propria dell’essere libero, di colui che ha il potere di decidere in modo autonomo, di agire secondo la sua volontà.

Si, certo, possiamo dire di essere stati liberi se non consideriamo le strane costrizioni imposte ad Adriano Olivetti, la strana morte di Enrico Mattei, la strana morte di Aldo Moro, Gladio, Sigonella, Ustica, la Moby Prince, il Cernis, ecc. Non certo una dittatura ma una forte influenza esterna (amichevole) non si può negare. Erano gli anni della guerra fredda e forse abbiamo rinunciato ad un pizzico di libertà per sfuggire ad una dittatura vera, quella comunista. Vero. Ma si può dire di essere liberi solo in parte?

Dopo la caduta del muro di Berlino abbiamo sperimentato altre forme di pseudo-libertà: la speculazione sulla Lira del 1992, e poi la crisi dei mercati finanziari del 2000. Ancora una volta i nostri destini venivano decisi fuori dal nostro paese contro la nostra volontà. Ma noi abbiamo continuato a festeggiare il 25 aprile, Festa della Liberazione!

Poi c’è stato l’11 settembre, la guerra terroristica agli Stati Uniti è stata trasformata in guerra contro la civiltà occidentale e la nostra libertà è stata limitata per solidarietà all’alleato colpito così duramente. Solo recentemente alcune talpe hanno rivelato al mondo intero che tutti eravamo spiati, controllati. Talpe, per qualcuno degli “eroi liberatori”, per altri pericolosi terroristi traditori. Forse dovremmo cominciare ad interrogarci sul significato di libertà moderna… mentre continuiamo a festeggiare il 25 aprile, Festa della Liberazione!

Poi è arrivato il 2007 e una profezia di Giovanni Paolo II si è avverata, dopo il crollo del muro di Berlino, il papa affermò che dopo il comunismo si doveva fare attenzione a liberarsi dall’altro male del mondo: il capitalismo. Quello che apparse il primo segnale di fallimento del sistema finanziario così come lo avevamo conosciuto costrinse le banche centrali ad interventi straordinari di gestione della crisi che trasferirono la crisi dalle banche agli stati, cioè a noi. Contro la nostra volontà. Possiamo ancora sentirci liberi? O forse dovremmo rileggere l’ammonimento dell’oramai Santo Giovanni Paolo II per riflettere sulla finta libertà di cui abbiamo goduto nei 20 anni precedenti alla crisi del 2007?

La verità è che la nostra libertà se la sono comprata a basso prezzo, prima con qualche fiction e poi con qualche smartphone. Mentre noi festeggiavamo il 25aprile, Festa della Liberazione!

La crisi ha spaccato il mondo occidentale in due: Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone hanno stampato moneta in quantità inverosimile, questi paesi apparentemente si stanno riprendendo dalla crisi ma con un fardello di debiti giganteschi che non si sa come potranno essere ridotti. La gente vive o sopravvive, ma è possibile che il debito sia preferibile al denaro reale? Esiste ancora il denaro reale?

La Germania (ma in realtà tutti i paesi nordici) ha imposto all’Europa regole di austerità che stanno uccidendo economie che forse erano già malate da prima! Ora però il sud Europa sta morendo di austerità ed è palese la mancanza di libertà che stiamo vivendo. Ma questo a causa della volontà egemonica del nord Europa o della non volontà nostrana di attuare quelle riforme che Germania e paesi scandinavi affrontarono negli anni passati e che gli consentono di fare oggi la voce grossa con noi?

Il tutto mentre alle porte dell’Europa il rischio di un conflitto militare si fa ogni giorno più concreto. In Ucraina il desiderio di libertà per alcuni pare sia stato legittimo (se ti fa scegliere di aderire alla Nato e dall’Europa), per altri pare non sia altrettanto legittimo (se ti fa scegliere di aderire alla casa madre russa). Forse l’idea di libertà non è un concetto assoluto, ma dipende dai punti di vista.

La crisi finanziaria sta portando i paesi emergenti a chiedere un nuovo sistema di regole economiche mondiali che siano uguali per tutti. Una simile richiesta da l’idea che le regole non sono uguali per tutti, per qualcuno sono più uguali che per qualcun altro. Forse la libertà si conquista anche con regole paritarie. Con un potere condiviso e non accentrato.E con una informazione libera che racconti la verità!

La libertà non nasce su Facebook. Nasce dalla conoscenza della storia, dalla lettura attenta della cronaca, dalla trasmissione di esperienze di generazione in generazione.

Oggi siamo tutti un po’ corrotti.

Se non sappiamo cosa sia Bretton Woods, come facciamo a sapere se un Trattato di libero scambio tra Usa ed Europa ci rende più o meno liberi? Se non conosciamo la nostra Costituzione, come facciamo a sapere se il Trattato di Lisbona ci ha reso più o meno liberi? Se non conosciamola storia tragica del nostro Paese come facciamo a sapere se stare dalla parte degli ucraini filo-occidentali o degli ucraini filo-russi ci rende più o meno liberi? Andremo a votare per il Parlamento Europeo senza sapere se conta di più il Parlamento Europeo od il Consiglio Europeo e pensiamo ancora di definirci esseri liberi?

Forse sarebbe il caso dismettere di festeggiare il 25 aprile. E ricominciare a lottare per una nuova Liberazione!

A presto

Gianni Di Noia

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