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Società

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Da Strade di Coraggio a Strade di Chiarezza

Ha destato molto scalpore la notizia delle nozze gay del capo scout di Staranzano, piccolo paese in provincia di Gorizia. Uno scalpore alimentato dalla successiva richiesta del parroco fatta al capo scout gay di sospendersi dal servizio educativo scout.
Il tema è evidentemente delicato e l’immediata eco nazionale lo testimonia, il rischio di schieramenti partigiani aprioristici pro o contro è alto, il tutto in una fase della storia dove è diffusa l’accettazione passiva di un pensiero unico dominante che in favore di una libertà sessuale senza confini rischia di essere tacciata di omofobia. Eppure un pensiero a commento di quanto accaduto credo sia d’obbligo, ragionato e pacatamente argomentato.
I fatti su cui ragionare sono diversi e tutti importanti. Ci sono innanzitutto scelte coraggiose su cui riflettere.
Innanzitutto la scelta del capo scout, che porta allo scoperto sentimenti e scelte personali non da tutti condivisi e quindi forieri di possibili divisioni nell’ambiente in cui vive. Scelta coraggiosa indipendentemente da come la si pensi.
Poi c’è la scelta del parroco di chiedere esplicitamente le dimissioni dal servizio educativo dopo le nozze gay, scelta coraggiosa perché per gli stessi motivi di cui sopra sarà giudicata dall’ambiente sociale locale in maniera diversa e quindi con possibili divisioni.
Altra scelta coraggiosa quella del vice parroco che ha scelto di partecipare alle nozze come invitato. Scelta coraggiosa perché oltre all’esposizione alle valutazioni dei suoi superiori e a quelle dei suoi parrocchiani, esplicita la principale divisione tra parroco e vice parroco.
Appare invece poco chiara e molto meno coraggiosa la posizione della curia locale e dell’associazione scout che a quanto pare hanno preferito avere un approccio prudente e delicato.
Il tema indubbiamente non è di facile gestione, eppure sento che da cristiano cattolico credente e praticante, educatore scout nonché genitore, mi sento di dover esprimere un parere personale a riguardo.
Ad oggi credo di poter affermare che la dottrina cristiana attesta ancora come prioritario il valore della famiglia costituita da uomo e donna. L’omosessualità non è ancora stata considerata motivo di allontanamento dalla vita cristiana e credo che mai lo sarà.
Qual è quindi il problema? Non tanto la scelta personale, liberamente espressa dell’unione gay, quanto il fatto di farlo con l’intento chiaro di rompere degli schemi costituiti. Una scelta in contrasto con i valori cristiani della Chiesa cattolica e con i valori dell’associazione scout d’appartenenza. Valori che a tutt’oggi confermano per queste realtà il valore di un modello di famiglia costituita da un uomo e da una donna. Non va giudicata la scelta personale della persona, ma il suo ruolo di educatore richiede una coerenza con un Patto altrettanto liberamente sottoscritto al momento dell’adesione all’associazione scout, l’AGESCI, Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani, dove la C di cattolici puntualizza il richiamo a valori morali accettati e condivisi sia da chi ne fa parte prestando un servizio educativo, sia da chi affida i propri figli affinché ricevano una proposta educativa caratterizzata da valori morali chiari e definiti, al punto da essere esplicitati da un Patto Associativo, cioè da un documento che definisce i valori fondamentali dell’associazione, Patto Associativo accettato dai ragazzi scout che prendono la Partenza, momento fondamentale del cammino scout in cui ci si impegna a scelte importanti e fondamentali di vita e accettato dagli adulti che successivamente decidessero di entrare a farne parte. La rottura di quel Patto è quindi evidente.
Per quanto riguarda il contrasto con i valori della Chiesa cattolica credo bastino i richiami di Papa Francesco in difesa della famiglia tradizionale basata su un uomo ed una donna, al netto di tutte le importanti aperture sul tema dei divorziati.
A questo punto occorre valutare la liceità della scelta delle nozze gay e la contemporanea permanenza all’interno dell’Agesci considerando un altro aspetto. Poteva esserci una scelta diversa da parte del capo scout gay? La risposta è si. Vi sono infatti altre associazioni scout che non fanno una scelta confessionale di valori religiosi e consentono quindi di vivere il cammino scout in condivisione tra cattolici, atei, ebrei, musulmani, ecc. Fermo restando che bisognerebbe valutare il rispetto dell’ideale del fondatore, Lord Baden Powell che pur non considerando la questione unioni gay agli inizi del 1900, ha sempre professato il valore della famiglia come fondamentale. E’ però ad oggi un dato di fatto che ad esempio i Boy Scout of America abbiano dopo lunga discussione deciso di accettare educatori scout omosessuali all’interno della loro associazione.
Quindi perché ostentare la scelta di nozze gay in contrasto aperto con i valori dell’associazione di cui fa parte il capo scout? Questo è il vero punto fondamentale. La proposta educativa di una associazione è affidata a capi che condividono valori comuni, affinché sia il più possibile uniforme e non affidata al libero arbitrio di un singolo capo. E’ un punto fondamentale anche per quei genitori che affidano i loro figli allo scoutismo perché vivano un’esperienza educativa e non un parco divertimenti avventura.
A questo punto è evidente che non si tratta più di questioni di Coraggio quanto di Chiarezza.
Chiarezza a cui è chiamata la Chiesa cattolica tutta, dal Papa all’ultimo dei sacerdoti. Che ci sia un dibattito acceso sulle aperture ed innovazioni dottrinali credo che non sia un segreto, ma può essere accettabile che su un tema così delicato, all’atto pratico parroco, vice parroco e curia abbiano assunto tre posizioni differenti? Segno che la confusione regna sovrana.
Chiarezza a cui è chiamata l’Agesci. Nel 2014 35.000 scout di tutta Italia si riunirono durante la Route Nazionale, camminando lungo Strade di Coraggio, come recitava il titolo dell’inno di quella route, coraggio che i ragazzi vollero in buona maggioranza esplicitare in un documento finale, la Carta del Coraggio, un documento nel quale i ragazzi si espressero chiedendo coraggio alle istituzioni laiche e religiose per intraprendere percorsi di innovazione importanti, tra cui il riconoscimento delle diverse forme di amore… Già allora si levarono grandi polemiche su un documento che venne liquidato dai vertici dell’associazione come la libera espressione delle idee di molti ragazzi, pur restando l’associazione fedele ai valori del Patto Associativo. Ma le domande che in molti già allora si posero non erano per niente banali. Il patto educativo tra capi, ragazzi e genitori era regolato dai valori fondanti dello scoutismo cattolico oppure erano determinati dalla maggioranza democratica dei capi? Evidentemente il Patto Associativo è ancora fondante in Agesci, ma perché allora non prendere posizione chiara e netta? Perché quella maggioranza dei ragazzi del 2014 oggi è entrata nelle Comunità Capi di tutta Italia. Saranno in grado i ragazzi di ieri, capi di oggi e di domani di vivere coerentemente il loro servizio educativo con i valori del Patto Associativo? Io credo di si, voglio crederlo ancora, consapevole che questa si è una Strada di Coraggio, il coraggio di andare contro il pensiero unico dominante. Il coraggio di testimoniare ciò che il resto del mondo considera antiquato. Un coraggio che gli uomini e donne scout devono testimoniare con Strade Coraggiose di Chiarezza. Non serve per questo una Route Nazionale, lo fanno tanti capi scout silenziosamente in tutta Italia ogni giorno.
Per fortuna di quel capo scout e di tutti sono tante le associazioni scout in cui vivere il proprio spirito di servizio, possiamo liberamente scegliere quale sentiero percorrere. Così come altrettanto liberamente qualsiasi associazione deve chiedere coerenza ai suoi componenti.
Per questo motivo mi ritrovo dalla parte della solitaria Chiarezza e Coraggio di quel parroco. Nella speranza che voci forti e chiare giungano in futuro da Chiesa cattolica e Agesci. Se ne sente davvero un gran bisogno.
Gianni Di Noia

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