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Crisi

La loro banca è differente

Sono arrivati gli stress test della BCE e il risultato è stato inequivocabile: 25 banche su 130 in tutta Europa sono bocciate, 9 di queste 25 sono italiane, 2 di queste 9 non stanno messe per niente bene: Monte Paschi e Carige. A vedere questi numeri sembrerebbe che il problema dell’Europa è l’Italia.

Eppure qualche riflessione la si può fare riflettendo un po’ meglio e con calma.

Gli stress test della BCE avevano il compito di verificare la solidità degli istituti bancari in caso di persistenza di prolungati scenari di crisi.

Ma è interessante riflettere su quali sono gli scenari di crisi ipotizzati dalla BCE.

La BCE pare preoccupata da una scenario di recessione economica. Appare quindi evidente che le banche italiane possano essere più sensibili a questa ipotesi. Le nostre banche hanno una tradizione di radicamento sul territorio, finanziamento di un tessuto imprenditoriale fatto prevalentemente di piccole e medie imprese. Fattore questo che ha consentito alle banche nostrane di reagire meglio delle altre alla crisi del 2007-2008, crisi che aveva una struttura più legata a logiche di mercati finanziari che di attività classica bancaria in senso stretto.

Questo dato è quindi molto interessante: la BCE è più preoccupata dell’andamento delle economie piuttosto che dell’andamento dei mercati finanziari (che negli ultimi anni sono andati più che bene)

Di conseguenza la BCE non è preoccupata del fatto che la crisi economica possa avere ripercussione sui mercati! Ciò può significare che non c’è alcuna correlazione tra finanza ed economia. Oppure che la BCE ritiene di poter gestire qualsiasi situazione critica sui mercati finanziari.

Risulta così evidente il perché non appaiano nella lista delle banche “pericolose” le banche del nord Europa (Germania, Gran Bretagna, Francia), banche notoriamente molto esposte in titoli derivati, quegli stessi titoli all’origine della crisi del 2007-08, o banche come quelle spagnole che sulla finanza hanno costruito delle bolle finanziarie dalle quali non credo siano totalmente uscite.

E’ quindi chiaro quale deve essere per la BCE il modello di banca preferito per il futuro: una banca molto attiva dal punto di vista finanziario. Il modello italiano di banca tradizionale che per anni era stato considerato obsoleto ed antiquato, salvo essere rivalutato dalla crisi del 2007-08, sembra essere tornato fuori moda.

Il tempo ci dirà chi avrà avuto ragione, certo è che se la crisi italiana dovesse aggravarsi sarebbe difficile non immaginare un rapido contagio ai mercati finanziari, e allora sarebbe interessante osservare il comportamento delle banche europee sui mercati finanziari. Sempre che non arrivi un qualsiasi cavaliere bianco ad insegnare alle nostre piccole banchette italiane come si fa finanza speculativa. Acquisizioni e fusioni in vista? Chi lo sa.

Qualsiasi considerazione tra la realtà delle banche italiane e quella delle banche europee, nulla può togliere al notare che le due banche più in difficoltà sono due banche in passato amministrate (con comportamenti sotto inchiesta della magistratura) dal presidente e dal vice presidente dell’Abi, l’associazione bancaria italiana: “una associazione volontaria senza finalità di lucro che opera per promuovere la conoscenza e la coscienza dei valori sociali e dei comportamenti ispirati ai principi della sana e corretta imprenditorialità, nonché la realizzazione di un mercato libero e concorrenziale” (questa è la dicitura nella home page dell’ABI). Un fatto che dovrebbe far riflettere su quanta strada il mondo bancario debba fare per tornare realmente ad essere il vero motore dell’economia italiana.

Gianni Di Noia

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