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Economia

Chi fa da se', si autotutela per tre

Il salvataggio/fallimento delle quattro famigerate banche ha riproposto il tema della tutela del risparmiatore dai rischi presenti nei mercati finanziari.

A chi spetta il compito della tutela dei risparmiatori?

Il primo soggetto interessato dovrebbe essere il risparmiatore stesso. Ognuno dovrebbe essere interessato a proteggere i propri soldi, ciò richiederebbe una conoscenza adeguata degli elementari concetti di base del denaro e degli investimenti. Ma purtroppo, come ha recentemente evidenziato Standard & Poor’s in una indagine mondiale sul livello di educazione finanziaria, solo una persona su tre ha una adeguata educazione finanziaria, e in Italia il dato è ancora più basso. Non c’è quindi da stupirsi se il risparmiatore medio rimane periodicamente vittima delle crisi finanziarie (obbligazioni argentine, new economy, Parmalat, Lehman brother’s, ecc). Troppo spesso l’approccio al denaro è più emotivo che razionale e quindi si finisce per delegare ad altri le scelte che dovrebbero essere personali, salvo poi evocare irrazionalmente la truffa subita per scaricare ad altri responsabilità in maggior parte proprie.

Il secondo soggetto interessato dovrebbe essere lo Stato. Le perdite dei risparmiatori sottraggono risorse ai consumi e quindi all’economia intera, senza contare le conseguenze sociali del danno di fiducia nel sistema Paese. Tra gli strumenti a disposizione dello Stato c’è prima di tutto la formazione scolastica, che dai risultati visti in questi giorni risulta assolutamente inadeguata. I programmi di studio danno nozioni teoriche assolutamente inutili all’atto pratico, andrebbero sicuramente aggiornati ed adeguati. Altro strumento statale è il sistema normativo e giudiziario, fatto di leggi ma anche di soggetti e strumenti responsabili del controllo del rispetto di tali norme. Esiste infatti una normativa europea chiamata Mifid che regola il mercato del risparmio, ma è complessa e burocratica, e sostanzialmente incomprensibile per i risparmiatori ma anche per gli stessi operatori del settore finanziario. Nella sostanza in questi ultimi tempi non è servita. Esistono la Consob e la Banca d’Italia, che hanno dimostrato di essere state incapaci più o meno involontariamente di evitare il danno ai risparmiatori, oltretutto a delegittimarle ci ha pensato lo stesso governo affidando la gestione della crisi alla supervisione dell’Autorità Anticorruzione (perché Consob e Banca d’Italia sono corruttibili? E da chi?). Tra l’altro mentre le quattro banche venivano salvate/fallite, in Parlamento veniva approvata la legge sulla Consulenza Finanziaria, una riforma che nasconde invece che evidenziare il conflitto d’interesse degli operatori finanziari, una occasione colpevolmente fallita per aumentare le tutele sui risparmiatori.

Il terzo soggetto interessato alla difesa del risparmiatore dovrebbe essere il mondo finanziario in genere (banche, assicurazioni, società di gestione del risparmio, ecc.). Qualsiasi attività imprenditoriale dovrebbe prioritariamente coccolare i propri clienti, in realtà la maggior parte dei soggetti operanti sul mercato finanziario si preoccupa prevalentemente di vendere prodotti infischiandosene di ciò che accade successivamente. L’attività di formazione che viene erogata al personale tratta più di marketing e di vendita che di aspetti tecnici, prova ne sia il fatto che moltissimi impiegati delle quattro banche salvate/fallite sono stati loro stessi vittime del crac. Se non sei in grado di riconoscere i rischi sui tuoi soldi come puoi consigliare adeguatamente i tuoi clienti? Caro bancario?

Questo è il quadro realistico della situazione attuale. I tre soggetti direttamente interessati alla tutela del risparmiatore non svolgono adeguatamente i loro compiti. I risparmiatori sono sostanzialmente indifesi e lo stato di crisi permane, colpendo anche chi correttamente gestisce il proprio denaro. E’ un sistema che costruisce un male comune che non è mai mezzo gaudio. Se sono un imprenditore e produco o vendo prodotti o servizi al pubblico, avrò bisogno di acquirenti. Se i miei potenziali clienti hanno perso soldi in un crac finanziario inevitabilmente la mia attività imprenditoriale ne soffrirà anche se sono il miglior risparmiatore del mondo.

E’ quindi necessario che tutte quelle realtà illuminate dalla comprensione della realtà e da una missione volta alla costruzione del bene comune debbano intensificare i loro sforzi per diffondere una cultura economica finanziaria che renda ogni persona capace di autodifendersi dalle insidie delle crisi finanziarie, tanto più durante una crisi che sta mostrando tutti i limiti del nostro sistema economico. Penso alle associazioni di consumatori, troppo spesso concentrate sulla gestione delle crisi più che sulla prevenzione. Penso ai sindacati, che vista la difficoltà di proteggere i contratti di lavoro ed i salari, oltre al servizio dei CAF, potrebbero farsi promotori della erogazione di occasioni di formazione finanziaria per i propri iscritti, che sono sempre potenziali risparmiatori ma a volte anche lavoratori più o meno inconsapevolmente complici di potenziali disastri. Penso a tutte quelle realtà associative di persone, di qualunque estrazione: Cral, associazioni religiose, di volontariato, gruppi d’acquisto, circoli vari, centri anziani, ecc. Chiunque sia interessato alla costruzione del bene comune anche solo per un piccolo gruppo di persone non può non porsi il problema “non istituzionale” della tutela del suo associato, anche dal punto di vista finanziario.

Tutto ciò è possibile, promuovendo incontri di formazione e di educazione finanziaria. Non si tratta di fare corsi o master di livello scientifico, ma incontri dove spiegare tematiche reali di vita quotidiana dal punto di vista finanziario con un linguaggio comprensibile anche ad un bambino. E facendo seguire a questi incontri una rete solidale di scambio di informazioni. Una logica da piccolo villaggio evoluto, nel quale non si debbano più socializzare le perdite come accade purtroppo sempre più spesso, bensì socializzare le protezioni.

Tutto ciò non è più rimandabile. Dal 1° gennaio entra in vigore la norma sul bail in, la conoscono in pochi, è una norma che prevede che nel caso di crisi bancarie come quelle già viste parteciperanno al salvataggio anche gli obbligazionisti senior e i correntisti. E interessante notare la finezza linguistica. Qualcuno potrà pensare di diventare un benefattore perché contribuisce al salvataggio di una banca, ma in realtà significa che il salvataggio di una banca prevede la potenziale perdita non solo dei risparmi, ma anche dei depositi sui conti correnti oltre i 100.000 €. E se in futuro questo dovesse accadere (e non sarà difficile immaginare che prima o poi accadrà) non ci saranno scuse per chi dovesse dire “mi hanno truffato perché non ne sapevo niente”.

A presto

Gianni Di Noia

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