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Economia

Strano essere vivente l'uomo...

Strano essere vivente l’uomo. Dice di essere il più intelligente di tutti gli esemplari del mondo animale eppure sembra difettare della più semplice delle capacità intellettuali: imparare dall’esperienza vissuta. Ed uno dei campi dove questa virtù sembra essere meno applicata pare essere quello dell’economia. Dopo 10 anni di crisi gli esperti discutono ancora delle teorie più disparate che a quanto pare non hanno ancora dato risultati soddisfacenti. Forse perché, continuo a ripeterlo, a gestire questa crisi sono gli stessi esperti che l’hanno provocata, sono le stesse idee che ci hanno portato a questa situazione. Non è un problema solo italiano, anche i francesi non sono da meno. Nella patria dell’illuminismo il buon Macron pare aver convinto la popolazione spiegando che la crisi è di difficile soluzione, le ricette da intraprendere sono complicate, ma ce la possiamo fare. Non ha ben specificato come, ma pare abbia convinto la maggioranza dei francesi, dopo non essere riuscito a convincere il povero Hollande, di cui fino a poco tempo fa era Ministro dell’Economia.
Che crisi è questa dovremmo saperlo, una crisi provocata da un eccesso di liquidità creata dal sistema finanziario, più precisamente dalle banche, denaro creato con tanta facilità da potersi permettere di prestare soldi anche a chi non aveva i requisiti per potersi permettere la restituzione del debito. Un assurdo chiamato dagli americani “mutui sub-prime”, mutui sotto il livello primario di affidabilità. Un assurdo possibile dal fatto che la liquidità creata era talmente tanta da poter essere utilizzata per investire in questi mutui che nel frattempo erano stati trasformati in obbligazioni, in strumenti di investimento. In questo modo la banca che creava moneta e che la prestava vedeva il principale rischio (la mancata restituzione del prestito) trasferito a qualcun altro, in modo tale da poter continuare a creare moneta dal nulla.
Come è stato possibile tutto ciò? Semplice, grazie ad un alto livello di ignoranza finanziaria, o se preferite ad uno scarso livello di educazione finanziaria, fate un po’ voi, la sostanza non cambia. La cosa è stata certificata da una indagine a livello mondiale. Solo una persona su tre ha una adeguata conoscenza dei concetti fondamentali di inflazione, diversificazione del rischio ed interesse composto. Cosa sono? Niente di più di ciò che caratterizza ogni azione economica della nostra vita, acquisto, risparmio o investimento che sia.
Ma se volete verificarlo per conto vostro o con i vostri amici provate a rispondere a questa semplice domanda: “Chi e con quale criterio ha la capacità di emettere moneta?”
Il 90% delle persone (è la maggioranza di voi, statistica già verificata sul campo) risponderà che a creare moneta è la Banca Centrale per conto dello Stato, in un rapporto definito in base alle riserve d’oro. Forse oggi grazie all’informazione diffusa tramite internet qualcuno ha scoperto ciò che nelle scuole non viene insegnato, e cioè che non c’è più nessuna correlazione tra riserve d’oro e creazione di moneta. Figuriamoci non c’era neanche ai tempi della Lira quando sulle banconote c’era scritto “Pagabili a vista al portatore”, per trovare una vera convertibilità in oro forse bisogna arrivare ai poveri Borboni del Regno delle Due Sicilie, ma questa è un’altra storia.
Tornando ai giorni nostri quando sentiamo parlare di programmi di Quantitative Easing messi in atto dalle Banche Centrali significa che viene creato denaro dal nulla ed immesso nel sistema economico mondiale. E non parliamo mica di piccole cifre, la BCE da mesi crea dal nulla ed immette nel sistema 80 miliardi di Euro al mese, lo stesso fa la Banca Centrale giapponese, quella americana ha smesso da poco tempo ma solo per poter essere pronta a ricominciare quando tornerà a servire farlo. Non parliamo poi della Banca Centrale Svizzera che per quanto più piccola di dimensioni, in termini relativi è ancora più esposta.
Ma se tutti questi soldi vengono creati dalle banche centrali, perché l’economia è ancora così in difficoltà? Semplice, perché così funziona il sistema: la banca centrale crea moneta (non si stampa neanche più, basta qualche battito di tastiera), la immette sul sistema prestandola alle banche, o recentemente comprando i titoli finanziari in portafoglio delle banche commerciali, le quali a loro volta dopo aver lucrato speculativamente su questi titoli dovrebbero prestarli ad aziende o privati. Tutto questo in parte sta avvenendo, ma troppo poco, e non è neanche a causa dell’ingordigia delle banche che vogliono speculare a tutti i costi. Il fatto è che la moneta creata dalle banche è debito per i loro clienti (i soldi mica te li regalano…), ed oggi, dopo anni di questa giostra, la verità è che stati, aziende e privati sono troppo indebitati, quei pochi che hanno le condizioni per indebitarsi preferiscono stare tranquilli e risparmiare. E l’economia va avanti troppo lenta.
Quindi ricapitolando, un eccesso di liquidità ha causato la crisi, che è stata gestita creando ancora più liquidità, come dire che per non vedere più la perdita d’acqua dalla parete si è deciso di allagare la stanza!!!
Eppure la storia di cui parlavamo prima qualcosa avrebbe dovuto insegnarci.

Lo dovremmo sapere noi italiani dei problemi che ebbero gli antichi Romani con le spese folli tra battaglie, guerre e bella vita. Quando i soldi non bastarono più si provarono a grattare le monete d’oro e d’argento per fondere nuove monete con le limature, ma questo non evitò le crisi fino alla caduta dell’Impero.
Lo dovrebbero sapere gli spagnoli che dopo aver scoperto l’America ed importato quantità enormi d’oro e di pietre preziose, fallirono più volte loro degli altri paesi concorrenti. Come Re Mida che trasformando in oro tutto ciò che toccava fece una brutta fine.
Lo dovrebbero sapere i francesi che furono ubriacati dalla novità delle banconote create dal famigerato John Law ai tempi di Luigi XV, per sanare le casse vuote del regno, e che dopo l’euforia iniziale portarono al disastro la banca del Regno.
Ma cos'è che dovremmo sapere tutti? Che la moneta creata in eccesso genera inflazione, aumento dei prezzi e quindi perdita di potere di acquisto. Se avessi un reddito mensile di 1.000 € e da un giorno all’altro questo raddoppiasse a 2.000 € al mese, e se questo accadesse a tante persone contemporaneamente i negozianti scoprendolo comincerebbero presto a raddoppiare i prezzi delle cose che vendono. A quel punto non potrei più dire di essere più ricco. Tutto questo non sarebbe un problema se non fosse che la moneta è creata a debito, e prima poi l’insolvenza di qualche debitore fa cadere tutto il castello fragile di carta.
E se questa è storia dell’umanità, conosciuta, magari non da tutti, ma dagli esperti certamente sì, viene logico domandarsi: dove ci porterà questa follia del denaro creato dal nulla all’infinito da parte delle banche centrali?
Non lo possiamo sapere, in realtà lo stiamo vedendo adesso, dopo dieci anni di crisi… da nessuna parte. Ma gli esperti pare siano loro.
Io da parte mia sono sempre più convinto che la scienza sia molto meno utile della conoscenza. La scienza è alla portata di pochi, la conoscenza invece è a portata di tutti.
E la conoscenza ci dice d’altra parte che se la creazione di moneta all’infinito ha portato solo problemi, non significa che per contrasto l’austerità porti a grandi risultati.

Lo dovrebbero sapere proprio i tedeschi che dopo la prima guerra mondiale si videro imporre sacrifici talmente grandi per pagare i risarcimenti per la guerra persa che diversi politici ed economisti, primo fra tutti Keynes avevano previsto la futura ribellione del popolo tedesco.

Lo dovrebbero sapere anche i francesi che furono i più decisi nell’imporre quelle sanzioni. E’ per questo che il nuovo asse Macron-Merkel spero non persegua con maggior vigore gli errori fin qui visti in Europa.
Ma quindi se la storia ci insegna che né la creazione infinita di moneta, né l'austerità esagerata portano risultati cosa si deve sperare per uscire da questa crisi?
La sapienza della conoscenza dovrebbe portarci a rileggere il racconto biblico del Giubileo, dove dal libro del Levitico (25,8-10) veniamo a sapere che al termine del 7° ciclo di 7 anni tutte le attività produttive dovevano fermarsi, i debiti non restituiti dovevano essere risolti con la restituzione del bene preso a debito, una sorta di reset generale che rimetteva in condizione il sistema di ripartire, a vantaggio di tutta la comunità, sia del debitore che del creditore.
Ai tempi di oggi sarebbe possibile tutto questo? Forse no, eppure lo aveva capito esattamente trent’anni fa Bettino Craxi, che in un documento approvato dall’assemblea generale dell’Onu aveva affermato che un piano coordinato di condono dei debiti sarebbe stato fondamentale per la sopravvivenza non solo dei paesi poveri, ma anche dei paesi ricchi.
Rimane il problema di oggi. Nel sistema globalizzato la quantità di moneta creata dal niente non sta generando inflazione perché in realtà serve per sostenere i mercati finanziari. Tutti i guadagni di borsa stanno coprendo le perdite fin qui nascoste che non sono uscite allo scoperto. L’interruzione dei flussi di liquidità porterebbe ad un calo enorme dei mercati finanziari, con una perdita di valore dei risparmi delle persone, degli attivi delle banche, una situazione difficile da immaginare che se affrontata come nel 2009, e cioè stampando moneta, di fatto non risolverebbe il problema. La globalizzazione è un come un drogato dipendente dal metadone “moneta finanziaria”.
Se allora bisogna convivere con questa liquidità, bisogna interrogarsi su come questa possa essere distribuita in maniera più efficiente. Il circuito banca centrale - banca commerciale - aziende – privati, non funziona. Occorre favorire la velocità di circolazione della moneta. Il primo impedimento alla circolazione della moneta è di fatto la burocrazia. Purtroppo alla burocrazia italica già nota si è aggiunta una burocrazia europea. L’allontanamento dei processi decisionali da un territorio come quello italiano ha spesso creato situazioni paradossali alle quali in nostro paese non ha saputo adeguarsi. E’ un problema evidentemente politico, una responsabilità affibbiata al sistema partito, sotto accusa in Italia come anche in Francia. Ma siamo sicuri che un modello sul genere “uomo solo al comando” tipo Berlusconi, Renzi e ora Macron possa funzionare? Senza un partito alle spalle come potranno mediarsi le istanze provenienti dalla base popolare? Paradossalmente il Movimento 5 Stelle pur contando su una piattaforma informatica e su un leader carismatico di facciata, con un controllo accentrato in poche persone, è potuto crescere grazie ai meet-up, incontri reali di persone, in luoghi fisici non virtuali. E’ una scommessa tutta da verificare questa del movimento fluido dietro al leader. Io credo che si debba tornare ad un contatto maggiore, ad una vicinanza con le persone. Gesù diceva date da bere agli assetati, oggi mi sembra di notare che una grossa fetta della società civile, non solo dei politici, non riesca a percepire non tanto la gravità, quanto l’urgenza di risposta alla mancata soddisfazione di quel primo livello di bisogni essenziali vitali ben descritti da Maslow. Parlare di crisi in termini di numeri non può più essere una scusa per non affrontare i problemi di chi vive la disperazione. Occorre un nuovo patto sociale che metta in primo piano i bisogni degli ultimi. E il problema grave dei migranti non può sviare la risposta alle richieste di tutti quegli italiani che vedono nella Caritas l’unico sostegno. Compito delle istituzioni e della politica in primis, deve essere quello di trovare soluzioni, mediazioni, dialogo costruttivo. Appare perciò un brutto segnale, ad esempio, la notizia che i dipendenti di Banca Etruria abbiano fatto causa alle associazioni di risparmiatori truffati con il sostegno incredibile di un sindacato nazionale di categoria. E’ una stupida guerra tra poveri che vede l’interesse di parte sopraffare l’interesse comune.
Dal punto di vista pratico e concreto una importante opportunità è offerta dallo sfruttamento delle nuove tecnologie. Il processo di sviluppo tecnologico apparentemente potrebbe sembrare che possa sminuire il ruolo dell’uomo nei processi lavorativi. Questo accadrà sicuramente se questo processo sarà subìto affidandosi solo ed esclusivamente al mercato, che essendo concorrenziale privilegerà alcuni rispetto ad altri. Se invece gestito attentamente, ruolo che deve essenzialmente svolto dalla politica, le nuove conoscenze potranno essere di grande aiuto alla soluzione dei problemi.
Ad esempio in campo informatico si è sviluppata la tecnologia della Blockchain. Cos’è? E’ un codice informatico inviolabile che tra i primi utilizzi ha visto la creazione di monete virtuali, che accettate da una comunità vasta di persone a livello mondiale cominciano a diffondersi come mezzi di scambio indiretto, monete, con le quali puoi acquistare e vendere beni on-line, oppure farli circolare in giro per il mondo all’interno della comunità di persone che la accetta come moneta di scambio. Al momento l’interesse maggior di queste monete tipo Bitcoin, Ethereum, Litecoin, ecc è puramente speculativo, ma parallelamente stanno nascendo circuiti di persone che si scambiano beni e servizi facendo circolare non soldi veri ma crediti. Un falegname fa un mobile ad un bar, lavoro che sarà pagato non in Euro, ma con un credito trasferibile. Il falegname infatti userà il suo credito per pagare il commercialista che a suo volta lo userà per pagare il catering per un evento dal bar di prima. Il debito del bar nei confronti del falegname è compensato dal credito che dovrebbe incassare dal commercialista. Stesso dicasi per il debito del commercialista nei confronti del bar compensato dal credito da incassare dal falegname.
Un circuito chiuso che presenta un primo vantaggio evidente. Il denaro non può essere incassato, ne risparmiato, quindi tutti i soggetti sono stimolati a spenderlo con la certezza che il denaro speso rimarrà nel circuito e quindi tornerà sotto forma di nuovo lavoro.
Circuiti simili stanno nascendo in tutto il mondo, in Italia il più famoso è il Sardex con molte altre monete locali affiliate. Perché la politica non dovrebbe studiare questi nuovi strumenti? Questa soluzione certamente aumenta la velocità di circolazione della moneta e quindi accellera i tempi con i quali i diversi partecipanti ricevono i benefici della creazione di moneta rispetto al sistema bancario. Tra l’altro una moneta complementare che andrebbe ad affiancare, ma non sostituire l’Euro, potrebbe essere emessa senza creazione di debito, e non è possibile contraffarla.
In realtà la politica se ne sta interessando, ne parlano da tempo i 5Stelle, ne sta parlando Berlusconi, ma la sensazione è che appunto se ne parli solamente. Il mercato sarà sempre più veloce, si rischia di lasciare la gestione di questi strumenti a soggetti che potrebbero non avere come fine un interesse comunitario.
Che dire, rileggere la storia, ridare la supremazia alla conoscenza rispetto alla scienza, tornare a rispondere ai bisogni degli ultimi, del prossimo più vicino oltre che al prossimo che viene da lontano. Concretamente. C’è uno spazio enorme da colmare che i cattolici sono chiamati a riempire, per dare una svolta decisa al cammino della nostra società. Partendo prima di tutto dal riscoprire il senso dll’urgenza. Ora e adesso.
Gianni Di Noia

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Strano essere vivente l’uomo. Dice di essere il più intelligente di tutti gli esemplari del mondo animale eppure sembra difettere della più semplice delle capacità intellettuali: imparare dall’esperienza vissuta. Ed uno dei campi dove questa virtù sembra essere meno applicata pare essere quello dell’economia. Dopo 10 anni di crisi gli esperti discutono ancora delle teorie più disparate che a quanto pare non hanno ancora dato risultati. Forse perché, continuo a ripeterlo, a gestire questa crisi sono gli stessi esperti che l’hanno provocata, sono le stesse idee che ci hanno portato a questa situazione. Non è un problema solo italiano, anche i francesi non sono da meno. Nella patria dell’illuminismo il buon Macron pare aver convinto la popolazione spiegando che la crisi è di difficile soluzione, le ricette da intraprendere sono complicate, ma ce la possiamo fare. Non ha ben specificato come, ma pare abbia convinto la maggioranza dei francesi, dopo non essere riuscito a convincere il povero Hollande, di cui era fino a poco tempo fa era Ministro dell’Economia.
Che crisi è questa dovremmo saperlo, una crisi provocata da un eccesso di liquidità creata dal sistema finanziario, più precisamente dalle banche, denaro creato con tanta facilità da potersi permettere di prestare soldi anche a chi non aveva i requisiti per potersi permettere la restituzione del debito. Un assurdo chiamato dagli americani “mutui sub-prime”, mutui sotto il livello primario di affidabilità. Un assurdo possibile dal fatto che la liquidità creata era talmente tanta da poter essere utilizzata per investire in questi mutui che nel frattempo erano stati trasformati in obbligazioni, in strumenti di investimento. In questo modo la banca che creava moneta e che la prestava vedeva il principale rischio (la mancata restituzione del prestito) trasferito a qualcun altro, in modo tale da poter continuare a creare moneta dal nulla.
Come è stato possibile tutto ciò? Semplice, grazie ad un alto livello di ignoranza finanziaria, o se preferite ad uno scarso livello di educazione finanziaria, fate un po’ voi, la sostanza non cambia. La cosa è stata certificata da una indagine a livello mondiale. Solo una persona su tre ha adeguata conoscenza dei concetti fondamentali di inflazione, diversificazione del rischio ed interesse composto. Cosa sono? Niente di più di ciò che caratterizza ogni azione economica della nostra vita, acquisto, risparmio e investimento che sia.
Ma se volete esercitarvi per conto vostro o con i vostri amici provate a rispondere a questa semplice domanda: “Chi e con quale criterio ha la capacità di emettere moneta?”
Il 90% delle persone (e la maggioranza di voi, statistica già verificata sul campo) risponderà che a creare moneta è la Banca Centrale per conto dello Stato, in un rapporto definito in base alle riserve d’oro. Forse oggi grazie all’informazione diffusa tramite internet qualcuno ha scoperto ciò che nelle scuole non viene insegnato, e cioè che non c’è più nessuna correlazione tra riserve d’oro e creazione di moneta. Figuriamoci non c’era neanche ai tempi della Lira quando sulle banconote c’era scritto “Pagabili a vista al portatore”, per trovare una vera convertibilità in oro forse bisogna arrivare ai poveri Borboni del Regno delle Due Sicilie, ma questa è un’altra storia.
Tornando ai giorni nostri quando sentiamo parlare di programmi di Quantitative Easing messi in atto dalle Banche Centrali significa che viene creato denaro dal niente ed immesso nel sistema economico mondiale. E non parliamo mica di piccole cifre, la BCE da mesi crea dal nulla ed immette nel sistema 80 miliardi di Euro al mese, lo stesso fa la Banca Centrale giapponese, quella americana ha smesso da poco tempo ma solo per poter essere pronta a ricominciare quando tornerà a servire farlo. Non parliamo poi della Banca Centrale Svizzera che per quanto più piccola di dimensioni in termini relativi è ancora più esposta.
Ma se tutti questi soldi vengono creati dalle banche centrali, perché l’economia è ancora così in difficoltà? Semplice, perché così funziona il sistema: la banca centrale crea moneta (non si stampa neanche più, basta qualche battito di tastiera), la immette sul sistema prestandola alle banche, o recentemente comprando i titoli finanziari in portafoglio delle banche commerciali, le quali a loro volta dopo aver lucrato speculativamente su questi titoli dovrebbero prestarli ad aziende o privati. Tutto questo in parte sta avvenendo, ma troppo poco, e non è neanche a causa dell’ingordigia delle banche che vogliono speculare a tutti i costi. E che siccome la moneta creata dalle banche è debito per i loro clienti (i soldi mica te li regalano…), ed oggi, dopo anni di questa giostra, la verità è che stati, aziende e privati sono troppo indebitati, quei pochi che hanno le condizioni per indebitarsi preferiscono stare tranquilli e risparmiare. E l’economia va avanti troppo lenta.
Quindi ricapitolando, un eccesso di liquidità ha causato la crisi, che è stata gestita creando ancora più liquidità, come dire che per non vedere più la perdita d’acqua dalla parete si è deciso di allagare la stanza.
Eppure la storia di cui parlavamo prima qualcosa avrebbe dovuto insegnarci. Lo dovremmo sapere noi italiani dei problemi che ebbero gli antichi Romani con le spese folli tra battaglie, guerre e bella vita, quando i soldi non bastarono più si provarono a grattare le monete d’oro e d’argento per fondere nuove monete con le limature, ma questo non evitò le crisi fino alla caduta dell’Impero.
Lo dovrebbero sapere gli spagnoli che dopo aver scoperto l’America ed importato quantità enormi d’oro e di pietre preziose, fallirono più volte.
Lo dovrebbero sapere i francesi che furono ubriacati dalla novità delle banconote create dal famigerato John Law ai tempi di Luigi XV, per sanare le casse vuote del regno, che dopo l’euforia iniziale portarono al disastro la banca del Regno.
Che cosa dovremmo sapere tutti? Che la moneta creata in eccesso genera inflazione, aumento dei prezzi e quindi perdita di potere di acquisto. Se avessi un reddito mensile di 1.000 € e da un giorno all’altro questo raddoppiasse a 2.000 € al mese, e se questo accadesse a tante persone contemporaneamente i negozianti scoprendolo comincerebbero presto a raddoppiare i prezzi delle cose che vendono. A quel punto non potrei più dire di essere più ricco. Tutto questo non sarebbe un problema se non fosse che la moneta è creata a debito, e prima poi l’insolvenza di qualche debitore fa cadere tutto il castello fragile di carta.
E se questa è storia dell’umanità, conosciuta, magari non da tutti, ma dagli esperti certamente sì, viene logico domandarsi dove ci porterà questa follia del denaro creato dal nulla all’infinito da parte delle banche centrali?
Non lo possiamo sapere, in realtà lo stiamo vedendo adesso, dopo dieci anni di crisi… da nessuna parte. M gli esperti pare siano loro.
Io da parte mia sono sempre più convinto che la scienza sia molto meno utile della conoscenza. La scienza è alla portata di pochi, la conoscenza invece è a portata di tutti.
E la conoscenza ci dice d’altra parte che se la creazione di moneta all’infinito ha portato solo problemi, non significa che per contrasto l’austerità porti a grandi risultati. Lo dovrebbero sapere proprio i tedeschi che dopo la prima guerra mondiale si videro imporre sacrifici talmente grandi per pagare i risarcimenti per la guerra persa che diversi politici ed economisti, primo fra tutti Keynes avevano previsto la futura ribellione del popolo tedesco. Lo dovrebbero sapere anche i francesi che furono i più decisi nell’imporre le sanzioni. E’ per questo che il nuovo asse Macron-Merkel spero non persegua con maggior vigore gli errori fin qui visti in Europa.
Ma quindi se la storia ci insegna che ne la creazione infinita di moneta, ne la austerità esagerata portano risultati cosa si deve sperare per uscire da questa crisi?
La sapienza della conoscenza dovrebbe portarci a rileggere al racconto biblico del Giubileo, dove dal libro del veniamo a sapere che al termine del 7° ciclo di 7 anni tutte le attività produttive dovevano fermarsi, i debiti non restituiti dovevano essere risolti con la restituzione del bene preso a debito, una sorta di reset generale che rimetteva in condizione il sistema di ripartire, a vantaggio di tutta la comunità, sia del debitore che anche del creditore.
Ai tempi di oggi sarebbe possibile tutto questo? Forse no, eppure lo aveva capito esattamente trent’anni fa Bettino Craxi, che in un documento approvato dall’assemblea generale dell’Onu aveva affermato che un piano coordinato di condono dei debiti sarebbe stato fondamentale per la sopravvivenza non solo dei paesi poveri, ma anche dei paesi ricchi.
Rimane il problema di oggi. Nel sistema globalizzato la quantità di moneta creata dal niente non sta generando inflazione perché in realtà serve per sostenere i mercati finanziari. L’interruzione dei flussi di liquidità porterebbe ad un calo enorme dei mercati finanziari, con una perdita di valore dei risparmi delle persone, degli attivi delle banche, una situazione difficile da immaginare che se affrontata come nel 2009 e cioè stampando moneta di fatto non risolverebbe il problema. La globalizzazione è un come un drogato dipendente dal metadone “moneta finanziaria”.
Se allora tocca convivere con questa liquidità bisogna allora interrogarsi su come questa possa essere distribuita in maniera più efficiente. Il circuito banca centrale - banca commerciale - aziende – privati non funziona. Occorre favorire la velocità di circolazione della moneta. Il primo impedimento alla circolazione della moneta è di fatto la burocrazia. Purtroppo alla burocrazia italica già nota si è aggiunta una burocrazia europea. L’allontanamento dei processi decisionali da un territorio come quello italiano ha spesso creato situazioni paradossali alle quali in nostro paese non ha saputo adeguarsi. E’ un problema evidentemente politico, una responsabilità affibbiata al sistema partito, sotto accusa in Italia come anche in Francia. Siamo sicuri che un modello sul tipo “uomo solo al comando” tipo Berlusconi , Renzi e ora Macron possa funzionare? Senza un partito alle spalle come potranno mediarsi le istanze provenienti dalla base popolare? Paradossalmente il Movimento 5 Stelle pur contando su una piattaforma informatica e su un leader carismatico di facciata con un controllo accentrato in poche persone, è potuto crescere grazie ai meet-up, incontri reali di persone, in luoghi fisici non virtuali. E’ una scommessa tutta da verificare questa del movimento fluido dietro al leader. Io credo che si debba tornare ad un contatto maggiore, ad una vicinanza con le persone. Gesù diceva date da bere agli assetati, oggi mi sembra di notare che una grossa fetta della società civile, non solo dei politici, non percepisca non tanto la gravità, quanto l’urgenza di risposta alla mancanza di capacità di rispondere al primo livello di quei bisogni essenziali vitali ben descritti da Maslow. Parlare di crisi in termini di numeri non può più essere una scusa per non affrontare i problemi di chi vive la disperazione. Occorre un nuovo patto sociale che metta in primo piano i bisogni degli ultimi. E il problema grave dei migranti non può sviare la risposta alle richieste di tutti quegli italiani che vedono nella Caritas l’unico sostegno. Compito delle istituzioni e della politica in primis, deve essere quello di trovare soluzioni, mediazioni, dialogo costruttivo. Appare un brutto segnale ad esempio la notizia che i dipendenti di Banca Etruria abbiano fatto causa alle associazioni di risparmiatori truffati con il sostegno incredibile di un sindacato nazionale di categoria. E’ una stupida guerra tra poveri che vede l’interesse di parte sopraffare l’interesse comune.
Dal punto di vista pratico e concreto una importante opportunità è offerta dallo sfruttamento delle nuove tecnologie. Il processo di sviluppo tecnologico apparentemente potrebbe sembrare che possa sminuire il ruolo dell’uomo nei processi lavorativi. Questo accadrà sicuramente se questo processo sarà subìto affidandosi solo ed esclusivamente al mercato, che essendo concorrenziale privilegerà alcuni rispetto ad altri. Se invece gestito attentamente, ruolo che deve essenzialmente svolto dalla politica, le nuove conoscenze possono essere di grande aiuto alla soluzione dei problemi.
Ad esempio in campo informatico si è sviluppata la tecnologia della Blockchain. Cos’è? E’ un codice informatico inviolabile che tra i primi utilizzi ha visto la creazione di monete virtuali, che accettate da una comunità vasta di persone a livello mondiale cominciano a diffondersi come mezzi di scambio indiretto, monete, con le quali puoi acquistare e vendere beni on-line, oppure farli circolare in giro per il mondo all’interno della comunità di persone che la accetta come moneta di scambio. Al momento l’interesse maggior di queste monete tipo Bitcoin, Ethereum, Litecoin, ecc è puramente speculativo, ma parallelamente stanno nascendo circuiti di persone che si scambiano beni e servizi facendo circolare non soldi veri ma crediti. Un falegname fa un mobile ad un bar, lavoro che sarà pagato non in Euro, ma con un credito trasferibile. Il falegname infatti userà il suo credito per pagare il commercialista che a suo volta lo userà per pagare il catering per un evento dal bar di prima. Il debito del bar nei confronti del falegname è compensato dal credito che dovrebbe incassare dal commercialista. Stesso dicasi per il debito del commercialista nei confronti del bar compensato dal credito da incassare dal falegname.
Un circuito chiuso che presenta un primo vantaggio evidente. Il denaro non può essere incassato, ne risparmiato, quindi tutti i soggetti sono stimolati a spenderlo con la certezza che il denaro speso rimarrà nel circuito e quindi tornerà sotto forma di nuovo lavoro.
Circuiti simili stanno nascendo in tutto il mondo, in Italia il più famoso è il Sardex con molte altre monete locali affiliate. Perché la politica non dovrebbe studiare questi nuovi strumenti? Questa soluzione certamente aumenta la velocità di circolazione della moneta e quindi accellera i tempi con i quali i diversi partecipanti ricevono i benefici della creazione di moneta rispetto al sistema bancario. Tra l’altro una moneta complementare che andrebbe ad affiancare, ma non sostituire l’Euro, potrebbe essere emessa senza creazione di debito, e non è possibile contraffarla.
In realtà la politica se ne sta interessando, ne parlano da tempo i 5Stelle, ne sta parlando Berlusconi, ma la sensazione è che appunto se ne parli solamente. Il mercato sarà sempre più veloce, si rischia di lasciare la gestione di questi strumenti a soggetti che potrebbero non avere come fine un interesse comunitario.
Che dire, rileggere la storia, ridare la supremazia alla conoscenza rispetto alla scienza, tornare a rispondere ai bisogni degli ultimi, del prossimo più vicino oltre che al prossimo che viene da lontano. Concretamente. C’è uno spazio enorme da colmare che i cattolici sono chiamati a riempire, per dare una svolta decisa al cammino della nostra società. Partendo prima di tutto dal riscoprire il senso dll’urgenza. Ora e adesso.
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