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Economia

Il destino del parco buoi

I dati di bilancio presentati dalle maggiori società di gestione del risparmio, hanno segnato nel 2014 e nell’inizio del 2015 record importanti, segno che gli italiani hanno ripreso a risparmiare, ma allo stesso tempo è un segnale preoccupante, perché il risparmiatore medio, orfano prima dei BOT, e recentemente orfano dei BTP per via di rendimenti bassissimi raggiunti recentemente, potrebbe essere stato indotto ad investire nei fondi d’investimento (prevalentemente quelli obbligazionari ritenuti più “tranquilli”), attratto dagli ottimi rendimenti degli ultimi anni. Si, perché se il tasso d’interesse di un BTP o di un titolo obbligazionario scende, vuol dire che il suo prezzo sale. Situazione ottima per chi ha comprato questi titoli negli anni passati a prezzi più bassi, meno buona per gli ultimi arrivati che stanno comprando titoli a prezzi molto alti. Prezzi che lasciano poche possibilità di ulteriori rialzi, ma che aprono alte probabilità di rischio di oscillazioni anche negative premiate da rendimenti insignificanti.
Ai prezzi di giovedì 30 per esempio, il BTP scadenza agosto 2018 con cedola al 4,5%, aveva un prezzo di 113,70. Su un nominale di 10,000€, vendendolo oggi si incasserebbero 11.370€, mentre tenendolo fino a scadenza si incasserebbero nei 3 anni rimanenti 11.575€.
A queste condizioni comincia ad essere conveniente incassare subito il capitale e magari reinvestirlo su una polizza di rivalutazione del capitale, che a parità di bassi rendimenti mette al riparo dal rischio di oscillazione negativa del capitale investito.
Che sia una situazione di bolla finanziaria lo hanno affermato anche Bill Gross e Jeff Gunlach, due importantissimi gestori internazionali.
Ed infatti negli ultimi giorni sono iniziate le vendite che stanno colpendo Bund tedeschi, BTP italiani e Treasury americani. Chiaramente sui media nazionali si racconta per il popolo ignorante che lo spread BTP-Bund sta scendendo (dato apparentemente positivo). Ma in realtà il rendimento del Bund sta salendo più di quello del BTP. La sostanza rimane che i prezzi stanno scendendo, e i risparmiatori entrati negli ultimi mesi potrebbero subire perdite importanti anche su prodotti che pensavano tranquilli come i fondi obbligazionari.
Purtroppo il livello di educazione finanziaria del risparmiatore italiano è bassissimo, e per le banche è facile gioco approfittarne.
Colpa delle banche? Sicuramente, ma la responsabilità del risparmiatore che non ha ancora imparato nulla dalle esperienze degli anni passati rimane. Fondamentale a questo riguardo il rapporto personale con il consulente finanziario, con il quale condividere le scelte d’investimento. Ed ancora più importante la determinazione a cambiare istituto bancario o consulente, qualora questi alla prova dei fatti si dimostrino venditori e non veri consulenti.
La scusa del perdurare della crisi non può reggere, è oramai evidente che la crisi finanziaria è grave, le politiche delle banche centrali non stanno risolvendo alcun problema, stanno solo ingigantendo bolle finanziarie sempre più grandi. E il bravo consulente deve avere la capacità di analizzare questo stato di crisi, invece di tranquillizzare il cliente con illusorie speranze. I rischi finanziari non possono essere evitati da nessuno strumento, neanche dal rimanere liquidi sul conto corrente, prova ne sia l’indicazione recente del governatore Visco circa la necessità da parte degli istituti bancari di informare i clienti sulla possibilità di essere chiamati a partecipare al risanamento della banca in caso di crisi.
E’ nei momenti difficili che si vedono le differenze, ed il ruolo del consulente finanziario deve essere quello di guidare il cliente nella gestione dei rischi, lavoro che se ben fatto può essere gratificante per tutti.

Gianni Di Noia

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Società

 

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